Han Nolan.
...
.
...
Danzando sull'abisso.
...
.
...

Titolo originale: DANCING ON THE EDGE.
Traduzione di: Maria Rosa Zannini.
2000. Salani Editore, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Un mistero avvolge la nascita di Milagros: una nascita miracolosa, segnata da eventi eccezionali, presagio di un destino speciale. La nonna Blanche predice da sempre questo destino, lo indaga nelle sue sedute spiritiche, lo profetizza nelle sue visioni di medium. Sin da piccola, Milagros vive in un mondo di candele e di incensi, di colori-guida e di amuleti, sempre in bilico tra la certezza di essere un prodigio e l'impossibilit di dimostrarlo. E poi un giorno, durante una seduta spiritica, suo padre svanisce, e il mondo buio, confortevole e portentoso di Milagros comincia a sgretolarsi...
La storia emozionante, intensa, coinvolgente di una ragazza che lotta contro il proprio destino miracoloso, contro il lato oscuro di se stessa, contro segni e presagi che la spingono verso un abisso dove la coscienza si annulla.
La storia di un'adolescenza forte e vulnerabile insieme, narrata con uno stile vigoroso che non d tregua al lettore e lo trascina, insieme a Milagros, in un mondo di luci e di ombre, dove sogni e visioni prevalgono sulla realt e ne sciolgono i tratti come candele di cera.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Han Nolan ha studiato danza all'Universit del North Carolina e si  specializzata all'Universit dell'Ohio. Vive con il marito e due figlie in Alabama.  l'unica autrice americana ad avere vinto per due anni di seguito il prestigioso National Book Award e con Danzando sull'abisso ha ottenuto anche l'ALA Best Book. Questo libro  stato tradotto in molti paesi.
...
.
...
Danzando sull'abisso.
...
.
...
PARTE PRIMA.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Blanche diceva che il mio angelo custode mi aveva proprio protetto bene quando sono nata. Forse era vero, ma avrei preferito che l'angelo avesse protetto un po' meno me e avesse dato anche un occhio alla mamma. In ogni caso non mi  mai piaciuto sentire come sono arrivata in questo mondo.
Non  naturale, uscire viva dal corpo di una donna morta.
Blanche diceva che era il miracolo pi grande che sia mai caduto dal cielo.
Per questo ti abbiamo chiamata Milagros mi disse per la milionesima volta quando avevo dieci anni, dopo avermi ripetuto tutta la storia. Lei e Dane, il mio pap, stavano sistemando il tavolino da gioco per la seduta spiritica di quella sera con zia Casey e zio Toole.
Ed  inutile che fai quel muso, capito? Che ti hanno estratta viva dal corpo straziato di tua mamma  stato un auspicio, un presagio di grandi cose a venire, non  cos, Dane?
Sfil la tabella Ouija dalla scatola e la pos sul tavolino.
Dane non le rispose, e da come studiava il pavimento, serrando le sopracciglia con concentrazione accanita, si capiva che era troppo preso dai propri pensieri per occuparsi di quello che dicevamo noi. Comunque Blanche non si arrese.
Un giorno diventer qualcuno disse, facendo di s con la testa, con lo chignon striato d'argento che le ballonzolava sul cocuzzolo. State a sentire, scoprir il suo talento speciale e...
C' nient'altro che devo fare, mamma? chiese Dane interrompendola. Non gli piaceva rubare tempo ai suoi pensieri impegnandosi in qualcosa. Anche a me piaceva pensare molto, e questo mi metteva nei guai con gli insegnanti
che mi accusavano di sognare a occhi aperti a scuola, perci
lo capivo. Anche Blanche lo capiva, il pi delle volte. Gli disse "ce la caveremo anche senza di te, torna gi in camera tua che pi tardi ti mando lei con un vassoio di t dolce e di sandwich".
Dane accese una sigaretta e soffi la prima boccata verso
il soffitto. Vidi i suoi occhi seguire la voluta di fumo, poi socchiudersi in due strette fessure; rimase cos per un minuto o due guardando il soffitto, perso di nuovo nei suoi pensieri.
Lo studiavo, quel corpo lungo lungo e le spalle curve in avanti come se lo avessero colpito al petto, e volevo fare qualcosa - ballare, o mostrargli di nuovo la pagella con tutte le mie A - qualcosa che lo tirasse su, che gli spianasse i solchi sul viso e desse un po' di luce al suo sguardo opaco.
Gli toccai la mano e lui trasal. Abbass gli occhi irritato, ma poi vedendo che ero solo io l'irritazione scomparve e sbatt gli occhi. Poi senza una parola si gir e ciabatt via con le pantofole che gli sbattevano contro i talloni e l'accappatoio che gli strascicava dietro come una coda.
Guardandolo avresti detto che il mio pap non aveva mai fatto un cavolo di niente, sempre con quella vestaglia e quelle ciabatte con i tacchi smangiati, ma lui era uno scrittore, un prodigio. Gli avevano pubblicato il primo romanzo quando aveva solo tredici anni, e Blanche diceva sempre che aveva fatto subito sensazione, il grande Dane McCloy!
Avevo una copia di quel libro nella mia libreria, e all'interno del libro, sotto il titolo, Dane aveva scritto: Per Milagros, con amore, Dane McCloy. Era la mia copia speciale, e avevo detto a Dane che mi era piaciuto un sacco anche se avevo letto solo l'ultima pagina. Era il primo libro che avevo che non finiva con "E vissero sempre insieme felici e contenti".
Scrisse il secondo libro a quindici anni e quello dopo a diciassette, lo stesso anno che spos mamma, che era incinta di me da quattro mesi. Blanche diceva sempre che il quattro  un numero sacro. Diceva che tutti i numeri sono importanti perch contengono tutte le cose del mondo naturale e
spirituale, ma a me non piaceva il numero quattro perch quattro mesi e mezzo dopo che la mamma aveva sposato Dane, fu investita da un'autoambulanza che correva sul luogo di un incidente. Si fermarono e misero la mamma su una barella e la tennero in vita finch raccolsero le vittime del vero incidente, ma quando finalmente spinsero la barella dentro all'ospedale lei era morta. Poi naturalmente veniva il pezzo in cui loro si accorgevano che la donna che avevano investito era gravida e non grassa e anche se, a quel punto, avrei dovuto essere morta anch'io, aprivano la pancia della mamma ed ecco che salto fuori io, piena di auspici e di presagi - un miracolo.
S, la storia l'avevo sentita un mucchio di volte, ma fu quella sera, sei anni fa, che mi rest impressa nella memoria.
Quella sera seppi che auspici e presagi potevano predire qualcosa di brutto oltre che qualcosa di bello.
Fu la sera della seduta con zia Casey e zio Toole. Per una volta potevo stare alzata e partecipare, chiss forse persino parlare con mamma se la zia Casey me lo avesse permesso.
Sissy, la mia mamma, era la sorella minore di zia Casey, e Dane diceva che quando quelle due si mettevano in contatto sulla tabella Ouija non c'era modo di infilarci una parola in mezzo, e io non stentavo a crederci perch zia Casey doveva sempre dire la sua su tutto.
Ero cos eccitata per la seduta che non riuscivo a staccarmi dalla tabella Ouija, e continuai a tormentare Blanche tutto il pomeriggio. Volevo che mi spiegasse ogni particolare in modo da sembrare un'esperta, cos zia Casey non mi avrebbe presa in giro. Blanche fu paziente con me per un po'. Mi spieg quell'aggeggio puntuto di legno con il chiodo che sporgeva in cima. Questo si chiama planchette disse.
Ora metti le punte delle dita su un lato in questo modo, e io le metto sull'altro. No, non cos forte. Leggere, leggere, come se le appoggiassi sullo zucchero filato. Bene. Ora stasera, se viene uno spirito, questa planchette comincer a muoversi. E tu non spingere, senti? Tieni le dita morbide, lasciale trasportare. Blanche spinse
verso di me la planchette e osserv le mie dita. Le tenevo a sfiorare appena il bordo di legno.
Bene. Ora la planchette andr verso l'alfabeto o verso le parole s o no, o buono o cattivo, o user i numeri. Vedi, pu girare per tutta la tabella.
E sar lo spirito che ci parla? chiesi. Sar la mamma che parla?
Proprio cos, bambina. Poi se ne and a caricare la lavatrice nell'interrato. Io rimasi al tavolino a giocare a Ouija con la mia Barbie, e pensai a tutte le domande che avrei fatto alla mamma, le stesse domande che le facevo ogni notte da sempre. Dove sei, mamma? le chiedevo sempre, stesa nel letto con gli occhi fissi nel buio, sentendo il suo silenzio.
Dov' il mondo degli spiriti?  come il paradiso? Sei felice?
Lo sai chi sono io? Lo sai come sono? Dicono che sono piccola per la mia et e troppo magra, e io mi sento piccola, mamma, come il pi piccolo seme, tanto lontana da te. Mi prendo buona cura di Dane. Lo sai? Sei fiera che mi occupi di Dane?
Alla fine Blanche mi disse che avevo giocherellato abbastanza con la tabella e che caricavo troppo la planchette di calore corporeo. Mi disse di lasciarla stare e di trovarmi qualcos'altro da fare per la prossima ora.
Infilai la cassetta di Dane Bob Dylan's Greatest Hits nel mio registratore e cantai e ballai su tutti i mobili del soggiorno.
Stavo oscillando sul bracciolo del divano nel tentativo di fare un arabesque, quando zia Casey entr ancheggiando nella stanza. Si ferm a met strada, mi guard con i suoi maligni occhi truccati e disse: Milagros, lo sa tua nonna che sei qui a distruggere i suoi mobili?
Certo che lo sa mentii. Un giorno sar un grande prodigio, e devo fare esercizio. Lo dice Blanche.
Feci un salto mortale dal bracciolo e atterrai a piedi uniti sul cuscino del divano. Spalancai le braccia e le feci l'inchino.
Huu huuu! fece lei. Non sei per niente un prodigio.
Non  ereditario.  uno scherzo di natura, in realt. Tuo padre
 uno scherzo di natura. Cercalo sul dizionario. Un prodigio  qualcosa di anormale o di mostruoso.
Saltai gi dal divano. Non ti sento dissi tappandomi le orecchie. Aveva sempre qualche cattiveria da dire su di me o su Dane, o su tutti e due. Le bruciava che lui fosse famoso, credo, un bambino prodigio, come se questo togliesse qualcosa a lei.
Mi bastava vedere lei e zio Toole risalire il vialetto per farmi raggrinzire lo stomaco: zia Casey, alta e magra e con le gambe rigide per i tacchi troppo alti, e zio Toole di una testa pi basso e con l'aria truce, sfidando chiunque a notare la differenza di altezza. E sapevo che nel migliore dei casi zia Casey mi avrebbe guardato per tutta la serata nel suo modo di sempre, come se le facessi male alla faccia, come se la urtassi.
Una volta ho detto a Blanche che non capivo perch piombavano l ogni momento come dei vicini di casa. C'erano ben due paesi tra noi e loro. Non erano pi nemmeno veri parenti. Casey  solo un'ex-cognata di Dane dissi, e poi aggiunsi:  vero, me l'ha detto Dane avendo captato che Blanche mi studiava, come se stesse decidendo che risposta darmi. Sembrava preoccupata, poi spaventata, la sua faccia rosea e guanciuta improvvisamente pallida, quasi grigia, e poi con una passata della mano davanti alla faccia la sua espressione cambi, le ritorn il colore, e sorrise e disse con la voce che suon piatta come se ripetesse la lezione: Da quando non c' pi Sissy, Casey non ha altra famiglia che noi. Se per me e per Dane  solo una parente acquisita,  sempre tua zia, quindi sii gentile con lei. Poi Blanche chiuse gli occhi e si mise a canticchiare a bocca chiusa, segno che la conversazione era terminata; era entrata in trance.
Volevo chiederle altro su zia Casey, e molto di pi sulla mamma. Volevo sempre chiederle di pi, ma lei non me lo permetteva. A Blanche non piaceva che facessi tante domande.
Diceva che sconvolgevano il suo equilibrio karmico,
e io sapevo che era vero perch, pur non sapendo che
cos'era l'equilibrio karmico, vedevo quanto la sconvolgevano le mie domande.
Cos mi sforzai di essere gentile con zia Casey, ma tutto quello che potevo fare era starle alla larga.
La sera della seduta spiritica, afferrai la mia Barbie dal tavolino da gioco e mi buttai sul pavimento. Cercai di far finta che zia Casey non fosse nella stanza. Poi dal registratore venne Just Like a Woman, e zia Casey alz il volume.
Adoro questa canzone disse, schiacciando la sigaretta sui mattoni e gettando il mozzicone spento nel caminetto.
Chiuse gli occhi e si appoggi con la schiena al muro e il suo bacino stretto sporgeva dai calzoni di lycra come grosse ossacce
di mucca. Per una volta aveva un'espressione distesa e felice, e da sotto il foulard sbucavano da tutte le parti fitti e grossi bigodini di gommapiuma rosa. Guardai lei e poi la mia Barbie con la sua faccia di plastica, vita sottile e busto rigonfio. Si assomigliavano. Mi gettai la Barbie dietro le spalle. Zio Toole stava entrando nella stanza e la bambola gli fin ai piedi.
Lo vedi, angelo, te l'ho detto che le donne mi cascavano ai piedi.
Mi vedi ridere, Toole Dawsey? Zia Casey si stacc dalla parete e appoggi le mani sui fianchi. Quei due o si accapigliavano o tubavano come colombi, e in un modo o nell'altro mi facevano venire l'orticaria. Saltai in piedi, pensando
"vado a cercare Dane", ma zio Toole allung le braccia pelose verso di me e mi tir su, facendomi volare sulla sua spalla. Non so perch ma quando mi vedeva doveva sempre afferrarmi e rivoltarmi a testa in gi. Era fastidioso perch lo faceva cos in fretta e mi maneggiava come una delle casse che sollevava e caricava tutto il giorno. E se anche non fosse stato fastidioso, non mi sarebbe comunque piaciuto perch lui mi faceva paura. Era tutto muscoloso e squadrato, con la voce aspra e ringhiosa e una cicatrice seghettata sulla fronte come se ci fosse passata una lunga scheggia di vetro.
Milagros, mi diventi cos pesante che rischio di lasciarti
andare disse, allentando appena la stretta alle mie caviglie.
Opsa! Opsal! Attenta. Mi cal fino a terra a testa in gi, mi moll e io feci una capriola e sgattaiolai lontano da lui.
Blanche entr col tintinnio dei bicchieri del t ghiacciato sul vassoio. Siete tutti pronti? chiese.
Zia Casey spense il mio registratore e si sedette al suo posto. Ci sedemmo anche noi e poi, c'era da aspettarselo, zio Toole mi indic. Ehi, cos' questa storia? Perch il beb non se ne va nel suo lettino? Siamo qui per una seduta spiritica o per una festa d'asilo? Gir intorno il suo sguardo bieco e sospettoso, come fa sempre quando crede che gli altri sappiano qualcosa che lui non sa e non gli dicano cosa.
Guardai Blanche e lei arricci il naso. Le sorrisi.
Dane lavora disse Blanche, e ci manca il quarto. E poi  ora di presentare a Milagros qualche suo antenato.
Voglio parlare alla mamma dissi io, tanto eccitata che stavo per farmi la pip addosso.
Zio Toole si inarc all'indietro e gonfi il petto. All'inferno
disse, scrollando la testa quadrata e lanciandomi un'occhiataccia.
Zia Casey stacc dalle labbra le due sigarette che aveva appena acceso e ne porse una a zio Toole. Non trattar male la bambina disse, soffiando il fumo sopra la mia testa.
Zio Toole guard il rossetto rosa sul filtro della sigaretta.
Rosa, il simbolo di tutto ci che  femminile, avrebbe detto Blanche. Tir una boccata e sbuff il fumo su di me con un lungo rutto basso.
Toole! dissero insieme Blanche e zia Casey.
All'inferno, cominciamo, eh? disse, raddrizzandosi sulla sedia e appoggiando le larghe mani pelose sulla tabella Ouija.
Blanche accese tre delle candele nel candeliere appeso sopra il tavolino e spense la luce.
Sedevamo tutti con le mani appoggiate al tavolo aspettando un segnale da Blanche. Lei aveva chiuso gli occhi e aspirava profondamente dal naso e lasciava uscire l'aria dalle labbra a forma di O. Le candele tremolavano sopra di
noi, gettando ombre danzanti per la stanza e sulle nostre facce. Guardavo le tre persone sedute con me e non mi parevano quelle di sempre. Il lungo naso di Blanche pareva pi lungo e di cera, la faccia flaccida era tutta bitorzoluta, e il grosso chignon in cima alla testa sembrava una grande formina di terra. Con quei bigodini in testa zia Casey sembrava un'extraterrestre e le lunghe righe di matita nera che andavano ben oltre agli angoli degli occhi le davano uno sguardo cattivo, gli occhi verdi da gatto mandavano lampi come segnali sinistri. E la cicatrice di zio Toole era rosso cupo come se il sangue gli pulsasse in quella carne morta, portandola in vita.
Blanche sussurr: Voglio che tutti vediate Sissy. Chiudete gli occhi e concentratevi. Vedetela. Vedetela.
Sentii zia Casey bisbigliare: S.
Vedetela. Sentitela vicina disse Blanche.
Chiusi gli occhi e pensai alla foto di mamma che Dane teneva sulla sua scrivania. Si dondolava su un enorme cancello di ferro e sorrideva alla macchina fotografica, ma a me pareva triste, con il sorriso delle labbra che non le arrivava agli occhi. Mi chiedevo se sapesse gi di morire giovane. Mi chiedevo se la gente sa, gi gi in fondo, quando deve morire.
Blanche si mise a canticchiare a bocca chiusa, e noi portammo le dita alla planchette.
Rimanemmo a ascoltare il suo basso ronzio per qualche minuto, poi vidi il corpo di Blanche fare uno scarto. Chi c'? chiese.
La planchette si mosse. Sentivo la pelle d'oca sulle braccia e mi formicolava il sedere. La planchette si mosse ancora, e a me parve che il legno guida mi vibrasse sotto i polpastrelli.
Sapevo che non ero io a farlo muovere. Guardai zio Toole. Aveva gli occhi chiusi. Anche zia Casey e Blanche.
La planchette smise di muoversi e aprirono gli occhi. Il chiodo indicava la lettera R.
Rasmus, sei tu? chiese Blanche.
Le dita si muovevano di nuovo, pi veloci. Il chiodo indic la parola s.
Vogliamo parlare con Sissy.  qui?
La planchette si allontan dal s e poi si avvicin di nuovo.
Mi mordevo le labbra. Volevo parlarle. Volevo parlare con mamma.
Sissy, c' qui la tua piccola. La tua bambina. La tua Milagros.
Mi sporsi di un centimetro sulla sedia e zia Casey e zio Toole mi zittirono.
La planchette riprese a muoversi, veloce, scorrevole, quasi fluttuando sul piano della tabella. Scivol verso la P, poi verso la R, e poi O-B-L-E-M-I.
Problemi di che tipo? chiese Blanche.
La planchette si mise un'altra volta in movimento, e sentivo che mi tremavano le dita. Mi ero fatta una ferita sul labbro e me la tormentavo mentre guardavo la planchette scivolare alla D, e poi A-N-E.
Problemi per Dane, pensai. Mi rilassai un poco. Lo dicevano sempre tutti. Ma Dane che problemi ha? chiedevano.
Dov' il suo prossimo libro? Quel romanzo che ha scritto nove anni fa non doveva far parte di una trilogia?
Dane ha avuto problemi a scrivere fin da quando la mamma  morta e sono nata io.
Che problemi, Sissy? chiese Blanche.
Guardai Blanche. Volevo parlare. Quando mi avrebbe lasciato parlare?
La planchette compose di nuovo Dane ma poi prosegu verso la A, la N, e, dopo una pausa, verso la D, la A, e poi la T e la O.
Andato? chiese Blanche. Dane andato?
La planchette si port lentamente al s.
Dane andato? sussurr zia Casey. Quando? Alz gli occhi su Blanche. Chiedi a Sissy quando.
La planchette si mosse ancora e form O-R-A.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Ci spintonammo per essere i primi a scendere la scala che portava alla stanza di Dane, gi nell'interrato. Eravamo cos agitati che nessuno pens di accendere una luce, e sentii zio Toole che picchiava col sedere gi per i gradini. Gridava Ohi! Ohi! a ogni botta, ma i suoi stivali da cowboy dovevano far presa nel nulla perch si ferm solo quando fu in fondo.
Poi nel corridoio inciampammo ancora l'uno nell'altro, tastando il muro di pietra per trovare la porta di Dane. Ci arrivai io per prima e la spalancai gridando: Dane! Dane, siamo qui!
Zio Toole mi afferr e mi tir indietro.
Sacramento disse.
Stavamo stretti in blocco, trafelati, abbagliati dalle fiammelle delle candele di Dane. Ce n'erano dappertutto, infilate nelle bottiglie - sugli scaffali, sulla scrivania, allineate sul davanzale della finestra e a ricoprire il pavimento come un tappeto fiammeggiante.
Che cos'? chiese zia Casey girandosi per guardare Blanche.
Le risposi io, bisbigliando con orgoglio. Le bottiglie di Dane. Gli piace infilare candele in tutte le sue bottiglie di vino vuote e poi le accendiamo, per le cerimonie.
Cerimonie di che? la voce di zia Casey era aspra.
Casey, lascia andare disse Blanche.
Ma Dane dov'? chiesi io entrando nella stanza. Zio Toole mi agguant per le spalle e mi tir indietro.
Qui no di sicuro disse.
Poi Blanche ci pass davanti, sfiorando le bottiglie con la tunica purpurea, facendoci trasalire tutti.
Zia Casey disse: Ges, Blanche, vuoi prender fuoco?
Sta' attenta a quella veste.
Blanche non la sent. Scivol tra le bottiglie, accostandosi alla scrivania di Dane. Poi si ferm e alz le braccia come faceva quando chiamava gli spiriti dei morti. Sapevamo che aveva visto qualcosa.
Venite a vedere disse. Come pu essere?
Avanzammo lentamente nella stanza, cercando quello che vedeva Blanche.
I suoi vestiti! Ci indic un mucchietto sul pavimento.
Che strano. Guardate come sono messi, come se lui ci fosse stato dentro fino a un secondo fa.
Era strano s. Eravamo tutti d'accordo. La divisa di Dane: la sua tuta di felpa, l'accappatoio, la biancheria, le ciabatte col tallone smangiato, erano per terra in mezzo alle candele, come se il suo corpo se ne fosse sfilato sciogliendosi e lasciando solo l'ammasso di vestiti.
Poi Blanche grid: Si  sciolto e io sentendola seppi che era vero.
Donna, sei fuori di testa disse zio Toole. La gente non si scioglie.
La strega del Mago di Oz s dissi io, immaginando Dane che urlava chiedendo aiuto e nessuno che lo sentiva. Mi tremavano le gambe.
Blanche si chin, prese due bottiglie, le alz sopra la testa e grid Dane! Dane!
Anch'io lo chiamai, ma zio Toole mi afferr di nuovo per le spalle e tent di trascinarmi fuori dalla stanza. Non  roba da vedere per una bambina di dieci anni.
Ma io voglio. Cosa c'? Cosa  successo? Perch si  sciolto? Mi divincolai da lui, con le spalle che mi dolevano per la pressione delle sue dita.
Non si  sciolto disse zio Toole. Lo vedi cos'hai fatto, Blanche?
Blanche non rispose. Era in ginocchio, circondata dalle bottiglie con le candele, e dondolava in tondo e si lamentava.
Zigzagai tra le bottiglie e raggiunsi Blanche sul pavimento,
mentre zio Toole bestemmiava dietro a noi e zia Casey gli gridava di star zitto.
Blanche e io restammo a dondolarci in ginocchio per molto tempo. Non so quando se ne andarono zia Casey e zio Toole perch dovevo concentrarmi per fare esattamente come Blanche. Aspettavo che Dane ricomparisse, perch mi pareva che era per questo che stavamo l sul pavimento con le braccia incrociate sul petto a gemere agli spiriti. Pensavo che Blanche cercasse di evocarlo, ma lui non torn. Le candele si consumarono e io mi sentii stanca. Mi arrampicai sul letto di Dane e mi addormentai, con la faccia sepolta nell'accappatoio del mio pap.
Agli abitanti del nostro paese non andava di sentire come Dane si era sciolto. Era come se fosse una minaccia, come se potessero evaporare da un momento all'altro anche loro
- per il sole, o una stanza riscaldata, o una cena a lume di candela. Blanche diceva che non valeva la pena cercare di spiegare che non tutti potevano scomparire in quel modo.
La nostra diversit li spaventa, bambina, per questo dobbiamo andar via mi disse il giorno che, tornando a casa da scuola, trovai lei e zia Casey che imballavano le cose del soggiorno.
Era vero quello che diceva, che facevamo paura alla gente.
Perfino la polizia e i giornalisti che sciamavano intorno alla casa e nel cortile ci evitavano. Pensavano che Blanche nascondesse la verit, proprio questo scrissero i giornali all'inizio: MADRE DI BAMBINO PRODIGIO SOSPETTATA DI RETICENZA.
Poi quando scoprirono che i vestiti e gli effetti personali di Dane erano ancora in casa, e che dovunque fosse, era nudo, ipotizzarono si trattasse di omicidio o di suicidio e fecero scandagliare lo stagno dietro la nostra casa.
Circa una settimana dopo la scomparsa, come la chiamavano, la nostra ipotesi che Dane si fosse sciolto arriv ai giornali e apparve un lungo articolo su Blanche che praticava la magia nera. La sera successiva, Blanche entr piano
piano in camera mia in piena notte, con la fionda in una mano e il sacchetto di biglie nell'altra.
Mi alzai a sedere. Cosa succede? chiesi.
Torna a dormire, piccola. Devo solo occuparmi di un paio di persone che non hanno niente di meglio da fare. Che dovrebbero pensare ai fatti loro.
Cosa? Mi misi in ginocchio e guardai fuori dalla finestra.
Vedevo qualcosa che si muoveva l fuori, delle ombre scure.
La tua finestra  il miglior posto per tentare qualche bel tiro.
Chi sono? chiesi. Cos' che fanno?
Sst, devo uscire sul tetto senza farmi vedere. Tieni, passami il sacchetto quando sono fuori.
Blanche mi porse le biglie e sollev la finestra senza far rumore. Fuori qualcuno accese una pila e io mi abbassai, pensando che ci avrebbero viste, ma Blanche si iss sulla finestra e usc sul tetto, con l'agilit di un gatto nero con le scarpe di velluto. Era sempre stata leggera sui piedi anche se era grossa, con movimenti attenti, pieni di grazia.
Adesso le vedevo bene le figure. Due reggevano le pile mentre altri tre spruzzavano qualcosa sul bordo del nostro prato.
Sono fantasmi? bisbigliai dalla finestra, ricordando che certi bambini a scuola avevano detto che la nostra casa ne era piena.
Blanche gir la testa verso di me e port il dito alla bocca.
Sst. E solo gente che non ha buone intenzioni. Mi fece segno di porgerle le biglie.
Le passai il sacchetto dalla finestra e trattenni il fiato.
Nessuno l'aveva ancora notata. Blanche scelse una biglia, la sistem nella fionda e mir. Seppi che avrebbe colpito il segno appena tese l'elastico. Dane diceva sempre che Blanche aveva una mira infallibile. Moll l'elastico e subito una delle figure l fuori, una donna, lanci un grido e si accasci.
Mi hanno sparato! Ges, Ray, mi hanno sparato, qui tra gli occhi ululava. Muoio! Muoio!
Gli altri lasciarono quello che stavano facendo e si chinarono sulla donna a terra.
Blanche prese di nuovo la mira e fece partire un'altra biglia.
Accidenti! fece la voce di un uomo. Si afferr la testa e cadde sulle ginocchia. Ci sparano! Mi hanno colpito alla nuca!
Un'altra voce disse: Non ho sentito niente.
E quella roba voodoo disse l'uomo colpito dalla seconda biglia. Ma adesso filiamo. La pallottola si sar piantata nel cervello, pu esplodere da un momento all'altro.
Trott via insieme agli altri, tenendosi basso, mentre caricavano la donna svenuta sul camion.
Blanche non disse nulla finch non scomparvero. Poi si alz in piedi sul tetto ed emise un ululato da lupo.
Io battei le mani davanti alla finestra, fiera di essere la nipote di una persona in gamba come la mia Blanche.
Il giorno dopo tornando a casa trovai Blanche e zia Casey che imballavano e mi dissero che dovevamo andar via dall'Alabama.
Ma non abbiamo vinto noi? chiesi io. Non sono scappati?
Guardai l'una e l'altra. Zia Casey aveva gli occhi rossi.
Mi chiesi perch avesse pianto.
Non era questione di vincere, zuccherino disse Blanche, che mi voltava le spalle. Si chin sul tavolino con le sue figurine di vetro e ne incart una. Semplicemente non volevo che invadessero la mia propriet. Ma adesso  ora di andarcene, con Dane che si  sciolto e tutta la gente cos eccitata.
Ma se Dane ritorna? Non ci trover qui. Potrebbe venire a cercarci e non ci troverebbe!
Blanche scosse la testa e si gir, ma ancora senza guardare me. Guardava zia Casey, che a testa bassa si fissava le unghie dei piedi pitturate di rosso, il colore dell'ira.
Non posso farti crescere qui. Hai bisogno di un ambiente amico. Tu sei speciale, zuccherino, non  cos? Finalmente
mi guard e disse: Non sei nata dal corpo di una donna morta?
Scossi la testa. Meglio che vada a metter via le mie cose
dissi, precipitandomi verso le scale con la testa girata perch non mi vedessero in faccia.
Casey ti porter degli scatoloni mi grid dietro Blanche.
Corsi in camera mia e chiusi la porta. Non volevo sentire le loro voci. Non volevo sentire la storia di mamma e della nascita miracolosa. Da quando Dane si era sciolto quella storia mi faceva paura, come se l'esser nata da una donna morta fosse in qualche modo collegato al suo sciogliersi.
Erano due cose dello stesso genere, per me. Se pensavo all'una o all'altra lo stomaco mi si stringeva. Mi faceva sentire tutta scombinata dentro, e c'era qualcosa in pi - nella mia nascita e nel suo sciogliersi - qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco. Sapevo solo che riguardava me.
Da come mi evitavano i bambini a scuola capii che sapevano e anche gli insegnanti che con le teste vicine bisbigliavano su di me, sapevano. C'era qualcosa di storto, di grosso su di me, e tutti sapevano cos'era, meno io. Volevo correre da Blanche e chiederle: Che cos'? Perch non mi vedi pi? Perch adesso stai sempre nella tua stanza, o fuori?
Perch non sei a casa quando torno da scuola? Cosa ho fatto?
Ma sapevo di non poter fare queste domande. Sapevo che avrei rotto l'equilibrio karmico. Invece, presi a indossare l'accappatoio di Dane, una morbida armatura protettiva, che mi avvolgeva nel suo caldo odore di sigarette, vino e vecchi libri ammuffiti - l'odore di Dane.
Sentii zia Casey sulle scale, che urtava con gli scatoloni contro il muro. Buss alla mia porta, e la feci entrare.
Ecco qua, Milagros disse tutta trafelata. Moll i cartoni a terra e si appoggi allo stipite della porta.
Presi un cartone. Grazie.
Non c' problema. E se ti aiutassi un po' con questa roba?
Ancheggi fino al mio cassettone e prese la mia Barbie.
Ci vorr poco, hai met di niente. Solo libri. Pass la
mano sul dorso dei libri della fila pi alta, come un camminatore solitario che faccia scorrere il bastone lungo uno steccato. Gett la Barbie nel cartone che stavo reggendo.
Accipicchia, non hai nemmeno un Ken. Cos' una Barbie senza un Ken? Huh? Cos' una Barbie tutta sola?
Portai il cartone sotto alla libreria. Ken non mi piace.
Non ha i capelli veri. Sono di plastica dipinta.
Zia Casey rise, e io vidi i suoi denti macchiati di rossetto.
Ma guarda un po' che libri. Te li avr scelti Dane, tutto questo Shakespeare - Amleto e Macbeth, Sogno di una notte di mezza estate. Mai sentito parlare di Nancy Drew?
Chi? chiesi io.
Zia Casey trascin un altro cartone sotto lo scaffale e cominci a tirar gi i miei libri e a stivarli negli scatoloni.
Scommetto che non ti va troppo bene a scuola, se leggi Shakespeare e ascolti quel dinosauro di Bob Dylan.
Dane adora Bob Dylan.
Sembra stitico disse zia Casey.
Riempimmo ciascuna i propri scatoloni senza pi parlare, e poi quando zia Casey mi porse dall'armadio la mia tunica viola, quella che mi aveva trovato Blanche per quando il colore della mia aura aveva bisogno di un ritocco, io dissi:
Non piaccio a nessuno in questa scuola. Sono contenta di andar via.
Zia Casey smise di passarmi i vestiti e si sedette a terra davanti a me. Tu sei speciale, tutto qui. Sei diversa. Scusa per quello che ho detto prima su Nancy Drew. Mi diede un buffetto sulla spalla, cosa che zia Casey non aveva mai fatto.
Perbacco, sono solo gelosi, scommetto.
Scossi la testa. Mi dicono le parolacce e mi buttano robe.
Dicono brutte cose di me e di Dane.
Zia Casey mi guard in faccia, con gli orli degli occhi ancora arrossati. Che tipo di cose, dolcezza?
Cose cattive. Che fa spavento quando va in citt, che pare ubriaco. Dicono che  matto. Parla da solo e non risponde mai se qualcuno gli chiede una cosa. E dicono che certe volte entra in un negozio, piglia su quello che gli serve
e l davanti a tutti se ne va senza pagare. Dicono che starebbe bene in prigione.
In prigione! Sciocchezze! Tu lo sai, tesoro, Dane  cos.
Si scorda di farsi la barba, la doccia, di lavarsi i denti.  sempre stato cos.
Adesso dicono che siamo tutti matti, e che ci sono i fantasmi che vivono insieme a noi.
I fantasmi? Chi ha mai sentito una scemenza simile?
Questa poi!
Mi danno anche a me del fantasma. Le dissi questa cosa, la peggiore di tutte, quella che mi angosciava di pi, perch cominciavo a crederci, a sentirmi un fantasma.
Zia Casey si rialz. Bene, tu non badarci. Sono contenta che ve ne andiate. Veramente. Vorrei solo venire con voi.
Non venite tu e zio Toole? raddrizzai le spalle e mi girai dall'altra parte. Non  che mi piacessero troppo, ma sapevo che non era bello perderli cos presto dopo aver perso Dane.
Hah! disse zia Casey, mettendosi di fronte a me. Tuo zio Toole pu benissimo rimanere qui, ma io forse verr.
Gli starebbe bene, a quel signor patta facile.
Avete litigato ancora?  per questo che hai pianto?
Studiai la sua faccia, cos magra e tirata, e vidi che, con tutto che era avvilita, era carina. Aveva la pelle liscia e i suoi occhi verdi parevano pi verdi, pi grandi.
Non dovevo piangere. Non per lui, quel... quel marpione!
Scodinzolar dietro a quella Delfinnia. Non ha niente di speciale, oltre al nome. Ma l'ho conciato bene, a Toole - gli ho rasato le sopracciglia e gli ho tagliato le ciglia. Era troppo ubriaco per accorgersi. Oggi  andato al lavoro con gli occhiali scuri da donna. Zia Casey rise, ma le venivano le lacrime agli occhi e la punta del naso era diventata rossa.
Si asciug gli occhi e scosse la testa. Certo, ho il mio negozio.
Difficile lasciare il mio salone, tutte le mie clienti.
And al mio cassettone e si guard allo specchio, dandosi qualche colpetto ai capelli e gonfiandoli in cima alla testa.
Li aveva tinti di nero. L'ultima volta che l'avevo vista, li aveva rossi. Cambiava il colore dei capelli come un'altra si
cambia le calze, e i suoi capelli erano diventati fragili e secchi e avevano troppa lacca.
No, non posso lasciare le mie clienti disse. Loro almeno hanno bisogno di me. Si rigir. Ma ehi, e se ti dessi un nuovo look prima che parti, eh? Gratis. Ti piacerebbe un bel taglio, per festeggiare la nuova Milagros in una nuova citt?
Mi strinsi nelle spalle. Va bene, perch no.
Zia Casey corse alla porta. Solo un minuto, ho.gli attrezzi nella borsa. Questo ci tirer su, non credi? Tu adesso pensa come li vuoi, torno tra un attimo.
Usc dalla stanza e io rimasi a fissare la porta, pensando a zia Casey e al suo salone di bellezza. Era la padrona e la direttrice, e in casa adattava parrucche per i malati di cancro.
Era l'unica cosa carina che aveva fatto prima di quel giorno in cui si era offerta di tagliarmi i capelli.
Mi avvicinai al cassettone e mi guardai lo smalto rosso che mi ero spennellata sulle unghie. Me le ero pitturate il giorno della seduta perch mamma non vedesse lo sporco che c'era sotto, ma lo smalto si era gi scrostato lasciando qualche piccola scaglia al centro di ogni unghia. Strinsi le mani a pugno per non vedere le unghie e feci un gran respirone.
Volevo guardarmi allo specchio, ma ultimamente, ogni volta che ci provavo, mi veniva una strana sensazione di nausea calda. Non riuscivo a guardarmi.
Una volta, prima che Dane si sciogliesse, succedeva che quando mi guardavo era una sorpresa, uno choc. Avevo passato tante ore a studiare la faccia di mamma nella foto sulla scrivania di Dane, che mi aspettavo di vedere lei che mi guardava dallo specchio. Mi aspettavo le sue lentiggini e i suoi occhi bruni a mandorla, ma i miei occhi erano tondi e azzurri, e la mia faccia lunga e bianca come la coccoina, neanche una lentiggine. Avevo lo sguardo pallido e vuoto di un'aliena. Ma ora quando mi guardavo allo specchio mi aspettavo una sorpresa diversa che mi faceva ancora pi paura. Perch ora mi aspettavo di non vedere pi nulla riflesso nello specchio.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Zia Casey mi tagli i capelli nel bagno.
Tu siediti l sul water mi disse. Sei cos alta che se stai in piedi non ci arrivo. E poi le mie cose migliori le faccio sul water.
Parli come zio Toole dissi, sedendomi sulla tavoletta con la faccia al muro.
Questo ti dice, non sposare un uomo se non ti piace come parla. Dunque, come li tagliamo i tuoi capelli? Con la frangia? Ti piace la frangia?
Li voglio come Dane.
Zia Casey si sporse per guardarmi in faccia. Quello  un taglio da uomo, tesoro.
Lo so. Lasciai cadere la testa guardandomi la pancia.
Dane portava i capelli corti, quasi rapati. Diceva che diventava isterico a sentire i capelli sul collo o che gli cadevano sulla fronte o sulle orecchie. Ultimamente, facevano diventare isterica anche me. Li sentivo sempre sulle spalle o che mi facevano il solletico alla guancia. Mi ritrovavo a tirarli a scuola mentre lavoravo o pensavo o mentre cercavo di addormentarmi di sera. Non volevo sentirmeli pi. Non volevo sapere che c'erano.
Li vorrei lo stesso, per piacere dissi, torcendo il collo per guardarla.
Zia Casey sospir e si raddrizz. Mi inumid i capelli, me li ravvi, e cominci a tagliarli.
Guardati qua, con quel suo vecchio accappatoio frusto
disse, raddrizzandomi la testa. Blanche dice che te lo metti ogni giorno, da quando si  sciolto. Dice che lo porti anche a scuola. Terribile come ti manca Dane, eh?
Mi strinsi nelle spalle e giocherellai con la cintura dell'accappatoio.
 il mio pap dissi, sperando che zia Casey, da dietro, non capisse quanto mi mancava veramente. Ci voleva solo che mi prendesse in giro.
Prima che Dane si sciogliesse, ogni giorno dopo la scuola stavo con lui nella sua stanza. La chiamava "La Caverna", ed era lunga e stretta con le pareti di pietra. Per illuminarla utilizzava le candele nelle bottiglie, che tremolavano e gettavano ombre sulle pareti e cos anche nel nostro silenzio e nella nostra immobilit qualcosa si muoveva, qualcosa succedeva.
Gran parte del suo tempo Dane lo passava seduto alla scrivania, fissando il computer, e battendo ogni tanto qualche parola sulla tastiera, o leggendo. Io sedevo sul suo letto con i compiti sulle ginocchia, e me la prendevo comoda con ogni materia per avere la scusa di restare con lui.
Alle volte diceva: Ascolta questo, si alzava e, camminando su e gi, mi leggeva una parte della storia che stava scrivendo, con le fiamme delle candele che si piegavano e si agitavano al respiro del suo passaggio. Non capivo mai quello che mi leggeva, e ogni tanto non parevano nemmeno parole quelle che leggeva, solo suoni. Per ascoltavo, guardandolo passeggiare da un capo all'altro della stanza, sei passi in ogni direzione, sei, il numero della creazione, e mi sentivo piena, felice e completa.
Ora, se mai scendevo nella caverna, mi sentivo persa - seduta da sola sul suo letto, tendendo l'orecchio, aspettando, chiedendo al pavimento, ai muri, alle bottiglie con le candele di farlo tornare. Non sapevo come riportarlo indietro.
Non sapevo nemmeno cosa pensare del suo svanire. Dovevo piangere? Blanche non piangeva. Lui non era morto e cos non avevamo fatto il funerale. Non potevamo nemmeno andarlo a cercare. Dove la cerchi una persona sciolta?
Pensai alle candele, e a quando il lavoro gli riusciva veramente bene o aveva appena spedito un manoscritto al suo editore e allora mi invitava nella caverna per la cerimonia dell'accensione delle candele. Piazzavamo tutte le bottiglie
sul pavimento della stanza in disegni tutti diversi. Poi accendevamo le candele e ci sedevamo sul letto a guardarle, e Dane mi descriveva la grande, grande celebrazione che avremmo fatto quando avrebbe venduto il suo nuovo libro.
E io vedevo tutto. Attraverso le fiammelle delle candele, vedevo la magia che scintillava nella stanza e speziava l'aria, quella magia che ti fa credere ai miracoli.
Zia Casey mi tagli i capelli proprio come quelli di Dane, giurando che Blanche ci avrebbe ammazzate tutte e due, ma a Blanche piacquero. Disse che i capelli corti facevano molto moderno e chic.
Avremmo dovuto tagliarteli cos gi da molto tempo
mi disse mentre correvamo in macchina verso la casa di nonno Opal subito fuori Atlanta in Georgia. Ti fanno diversa.
Dicono al mondo: "Attenti, arriva Milagros McCloy."
Era lo stesso col tuo pap. Aveva quel che di speciale. Lo so dal giorno che  nato, ma tuo nonno non ci credeva, neanche un poco. Diceva: "Dane ha bisogno di imparare un mestiere, ha bisogno di imparare a lavorare con le mani e di lavorare sodo". Blanche faceva una voce burbera da uomo, imitando nonno Opal. Blanche aveva divorziato da lui a causa di Dane.
Se non era per me, tuo pap avrebbe lavorato in una segheria o in un posto del genere. Ma quella cara signora Lundy ci ha prestato la sua casetta sulla spiaggia. Proprio sull'acqua, era. Sai, l'ho aiutata a contattare suo fratello morto, Albert. C' gente che sa dimostrare la sua gratitudine.
Ho comperato a Dane una macchina per scrivere, gli facevo sandwich di tonno e pomodoro e badavo che nessuno lo disturbasse perch potesse scrivere, scrivere e scrivere.
Ma mi ha mai ringraziato?
Guardai Blanche. Stringeva il volante e faceva smorfie come se stesse conversando con qualcuno nella sua testa.
Mi figuravo che stesse ripetendo la discussione che aveva avuto con Dane pochi giorni prima che si sciogliesse. Ogni volta che Dane si agitava perch il lavoro non gli veniva bene,
i due finivano per litigare furiosamente. Capivo sempre quando stava per succedere. Prima, passavano diversi giorni senza che Dane avesse niente da leggermi, poi cominciava a prendersela col computer, e infine mi diceva di "filar via" perch aveva bisogno di restare solo. Odiavo che mi dicesse di andarmene perch sapevo che se avessi fatto le mosse giuste, se l'avessi sviato dai suoi crucci, sarebbe tornato a scrivere, e lui e Blanche non avrebbero finito col dirsi parole cattive che ferivano, parole che mi facevano paura.
Certe volte riuscivo a fargli leggere la sua storia preferita di uno che si chiama Kafka. Non mi ricordavo mai il titolo e allora gli dicevo: Leggimi quella storia dell'uomo che si  trasformato in scarafaggio. Se riuscivo a farmela leggere, tornava subito a pensare alla storia che stava scrivendo e io potevo rimanere gi nella caverna e lui non litigava con Blanche.
Nella loro ultima baruffa, Dane accus Blanche di avergli rovinato la vita, cosa che diceva ogni volta che litigavano.
Poi disse che era Opal che avrebbe dovuto educarmi.
Disse che se fossi rimasta con Opal sarei riuscita normale, e che Blanche non era fatta per educare i bambini e che non lo era mai stata.
Capii dalla piega in gi della bocca di Blanche che lui l'aveva colpita al cuore. Non era riuscita nemmeno a pensare una buona risposta. Solo dopo che Dane fu uscito dalla stanza disse: Ho pur fatto qualcosa di buono, signor Prodigio.
Blanche lasci l'autostrada per una via di ristoranti fastfood, e procedemmo lentamente, fermandoci ogni minuto per il rosso.
Appoggiai la testa al finestrino e cercai di dimenticarmi di Dane. Pensai a zia Casey che, ferma davanti alla casa quella mattina, piangeva e ci salutava con la mano. Non mi aspettavo che reagisse cos alla nostra partenza, e vedendola ebbi la penosa sensazione che sapesse qualcosa che io ignoravo. Mascara e eye-liner le scorrevano sulle guance perch era allergica a tutti i prodotti indelebili, e stava l, in una pozzanghera di colori colati dalla sua faccia, a
sventolare un fazzoletto di carta e a dire che sarebbe venuta a
trovarci appena poteva. Agitai anch'io la mano e mi sprofondai nel sedile con solo gli occhi che arrivavano al vetro. La guardai che si asciugava gli occhi e poi sventolava ancora il fazzoletto. Poi Blanche svolt via dal viale e zia Casey spar.
Mi sentii strana, prima a vederla davanti alla porta che salutava, e l'attimo dopo, a vedere invece i cespugli che correvano lungo il confine del nostro terreno. Mi chiesi se era ancora l, o se era scomparsa. Forse le persone esistono solo finch le vedi, solo finch le puoi evocare col pensiero. Forse io esistevo solo quando qualcuno mi guardava, o quando pensava a me. Dov'ero il resto del tempo? Chi ero io? Fissai i grumi sporchi di cicca appiccicati alle dita. Pizzicavo la gomma masticata e mi chiedevo, cosa succede a una persona se nessuno pensa pi a lei?
S, gli ho dedicato la mia vita. Ho fatto di lui quello che  oggi disse Blanche, irrompendo di nuovo nei miei pensieri.
La guardai e vidi che aveva gli occhi lucidi e sbatteva le palpebre.
Adesso che Dane si  sciolto, Blanche dissi, dove credi che sia?
Blanche si pieg in avanti, schiacciando il vasto petto sul volante, e stacc un fazzoletto di carta dal portacenere. Si soffi il naso e gett il fazzoletto sul pavimento del furgone.
Dane  dove dev'essere, zuccherino. La storia  tutta qui, immaginarsi dove dovresti essere e chi dovresti essere e poi partire e farlo.
S, ma scioglierci dove ci porta? In che posto?
Oh, in un altro posto, in un altro tempo disse Blanche, giocherellando con la mano destra con la sfera di cristallo che portava al collo. Vorrei poterti dire di pi, ma  cos che funziona.  una cosa vaga, uno dei misteri della vita che gli specialisti e gli spiritualisti e altri isti cercano sempre di risolvere.
Ah dissi io, voltandomi di nuovo verso il finestrino. Vidi della gente che rideva e agitava le mani nella macchina vicina e affondai nel sedile. Ogni volta che partivamo col nostro furgone la gente ci osservava o strombazzava o ci indicava e salutava qualcosa. Il furgone di Blanche era tutto da vedere. L'esterno era dipinto di viola scuro, naturalmente il colore pi spirituale, e aveva pitturati sopra sfere di cristallo, tabelle Ouija e tarocchi e mani e stelle e un grande occhio egizio e le parole apri la mente e viaggia oltre l'universo!
Svoltammo nel vialetto d'accesso di nonno Opal, e io mi tirai su dritta, mordicchiandomi il labbro inferiore. Non pensavo che andare a stare col nonno Opal fosse una grande idea. Avevo sentito zio Toole dire che solo una matta come Blanche poteva pensare di tornare a vivere col suo ex-
marito dopo quindici anni. Zia Casey aveva obiettato che non sarebbero vissuti come marito e moglie. Che vuoi, non si piacciono nemmeno aveva detto. Non si sono mai parlati fino a poco fa, quando gli ha detto che aveva bisogno di stare nella sua casa finch si rimetteva in piedi. Ma dove altro poteva andare? Avevano la casa in affitto, e il padrone ha detto a Blanche che aveva letto l'articolo sul giornale e che non poteva pi affittare la sua casa a una persona come lei. Comunque si tratta solo di un accomodamento. Sottoline la parola come se intendesse dire sconvolgimento.
Io sapevo solo che non avrei voluto essere l. Il nome di nonno Opal saltava sempre fuori nelle liti di Dane e di Blanche, e il mio pure, e non suonavano bene insieme, il mio nome e il suo - collegati quando nemmeno ci conoscevamo.
Le loro parole rabbiose mi spaventavano sempre, e ora avevo la sensazione che Blanche avesse in mente di lasciarmi l sola con lui e andarsene via.
Blanche scese dalla macchina e disse: Se aspetti che Opal esca a darci il benvenuto, puoi star seduta l per sempre.
Su, vieni, per ora lasciamo dentro i bagagli e prendiamo solo le nostre borse.
Eravamo a casa di nonno Opal da una settimana intera e non l'avevo ancora visto. Poi una notte sentii che si alzava
per andare in bagno e scesi dal letto e aspettai sulla porta che lui ripassasse. Sentii tirare lo sciacquone e l'acqua scendere nel lavandino e il cuore si mise a correre. Poi la porta si apr e lui mi balz davanti come uno scimmione che salta gi da un albero e mi grid B! Io strillai e gli sbattei la porta sulla faccia pelosa.
Non ebbi pi occasione di parlargli per circa una settimana fino al giorno in cui Blanche mi lasci in casa per andare a cercare un vero lavoro. Da quando Dane si era sciolto non aveva pi toccato la tabella Ouija, e da quando abitavamo da nonno Opal non si era pi messa in contatto con nessuno spirito dei morti. Venni a sapere pi tardi che questo era l'accordo tra lei e nonno Opal. Lei non avrebbe fatto entrare in casa i suoi hocus-pocus, e lui avrebbe badato agli affari suoi e non ci sarebbe venuto tra i piedi. Blanche non voleva che tentasse di fare di me un falegname come aveva provato a fare con Dane.
Il giorno che Blanche and a cercarsi un lavoro, io andai in esplorazione, frugando nei cassetti di cucina per trovare la chiave della porta della cantina. Era l che avevamo ammucchiato tutte le cose di Dane. Pensavo che forse avrei potuto sistemarmi una stanza l sotto, come la vecchia stanza di Dane, e accendere le candele nelle bottiglie e pensare a lui, ricordarlo. Di gi quando chiudevo gli occhi e mi sforzavo di richiamare una sua immagine nella testa, non ci riuscivo.
Non riuscivo pi a vederlo e non riuscivo a sentire la sua voce. Pensavo che tornare nella sua stanza mi avrebbe aiutata.
Finalmente trovai la chiave e mi emozionai tanto che la schiaffai nella toppa, spalancai la porta e entrai con tale slancio che mancai il primo scalino e rotolai gi dagli altri.
Atterrai con la testa e le spalle sull'ultimo gradino e con il resto del corpo sul pavimento. Si accese una luce e sentii la voce di nonno Opal che gridava dall'alto.
Cosa ci fai tu qui?
Mi sedetti e mi sentivo il collo storto. Mi usciva sangue dal gomito sinistro.
Sono caduta dissi, guardando il sangue.
Bene, non far tragedie.
Non ho detto niente. Mi arrabattai ad alzarmi. La caviglia sinistra me la sentivo come il collo, storta e dolente.
Hai urlato da su fin gi disse lui.
No che non ho urlato.
Ma s.
Ma no.
Mi dai del bugiardo, nena? Su, sali e fatti dare un'occhiata.
Mi arrampicai per la scala, appoggiando con cautela il piede sinistro. Nonno Opal arretr nella stanza grande e mi squadr.
Diceva che eri una bambina.
Sono una bambina feci io.
No che non lo sei.
S che lo sono.
Ma no.
Ma s.
Poi mi gir intorno, lentamente, come se stesse esaminando una scultura in un museo.
Sei una baby punk, eh? Perch hai i capelli tagliuzzati in quella maniera? Sollev tra due dita la cintura dell'accappatoio che mi pendeva dagli occhielli sui fianchi e disse:
Per forza che sei caduta. Perch ti trascini in questo vecchio accappatoio?
Blanche dice che sono speciale dissi, ricorrendo alla stessa difesa che usavo a scuola quando mi attaccavano e non mi veniva in mente niente di meglio.
Nonno Opal avvicin la faccia alla mia e disse: Non crederle, ninetta. Non credere a niente di quello che dice Blanche.
Si raddrizz. Perbacco, sei comune come una mosca.
Scroll la testa. Che cos'hai di tanto speciale?
Sono nata dal corpo di una donna morta dissi, col mento in aria, sfidandolo a dire che non era una cosa speciale.
Ma no.
Ma s. Mia mamma l'ha investita e uccisa un'ambulanza
che correva sul luogo di un incidente. Era morta quando l'hanno tagliata e mi hanno tirata fuori.
Impossibile disse lui, scuotendo la testa scarmigliata.
Non  impossibile. Spostai il peso sulla caviglia buona.
Ma s.
Ma no.
Nena, se tua madre era morta quando sei nata, allora non sei mai nata. Pi semplice di cos.
Come lo disse, seppi che era vero.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Le parole di nonno Opal mi ronzavano in testa tutto il tempo, esercitando la loro magia su di me come gli incantamenti di Blanche. Le sentivo persino dormendo, nei miei sogni.
Se tua madre era morta quando sei nata, allora non sei mai nata. Mi svegliavo dal sogno e rabbrividivo e sudavo contemporaneamente.
Guardavo Blanche dall'altra parte della stanza e vedevo il suo petto che si alzava e si abbassava, e aspettavo che il cuore smettesse di galoppare. Provavo a scacciare quelle parole che nei sogni erano oscure e minacciose, via, fuori dalla mia testa.
A volte vedevo Blanche sussultare nel sonno o schioccare le labbra o girarsi borbottando qualcosa e capivo che stava sognando. Mi sollevavo sul gomito e la studiavo, le strisce di luce e d'ombra che le solcavano il corpo la trasformavano in un essere diverso. Era calva e le mancava il mento.
Le vedevo solo il naso e la bocca. La fronte, illuminata dalla luce della strada che filtrava dalle persiane, pareva sempre bianca e altissima. Da l dietro venivano i sogni. L'aveva detto lei. Le avevo chiesto dei sogni una mattina che si stava truccando. Le avevo chiesto: I sogni sono veri? Sono vita vera?
Lei mi aveva risposto: I sogni ci inviano messaggi. Lo capisci, piccola?
No avevo risposto.
Si gir per guardarmi in faccia, un occhio con le ciglia false e l'altro che pareva calvo, cieco. Be' vedi,  cos. Le cose girano durante il giorno e succede un po' di questo e un po'
di quello. Poi si va a dormire e la nostra mente scava in tutto
quello che ci  successo, ripescando anche cose vecchie accadute tanto tempo fa, e le mescola tutte in un sogno.
Torn allo specchio e, con la bocca spalancata, applic l'altra striscia di ciglia alla palpebra calva. Il rito del trucco poteva occupare l'intera mattina. Le serviva a nascondere certe cose, l'et, le ciglia mancanti, le sopracciglia mal disegnate e le labbra sottili, mentre a zia Casey serviva per rafforzare quello che c'era gi. Era questa, decisi, la differenza principale tra le due, e quel giorno diedi la preferenza all'aspetto pi esotico e sgargiante di Blanche. Termin di applicarsi le ciglia e torn ai sogni.
Ora, se pensi ai tuoi sogni e te li rivedi da cima a fondo, vieni a scoprire che ti danno delle risposte. Ti dicono la verit su quello che sta avvenendo.
E i sogni brutti? chiesi. Cosa significano?
Oh, i brutti sogni sono avvertimenti, oppure sono le paure che hai. O certe volte - mi guard nello specchio -
certe volte sono un segno di pazzia.
Di pazzia? Come i matti?
Blanche annu e port la matita per gli occhi a un sopracciglio.
La sola cura che conosco  di appendere bucce secche d'arancia sopra il letto e dormire con cinque chiodi di garofano sotto il cuscino.
Ma come si fa ad appendere le bucce d'arancia sopra il letto?
Blanche mi diede le istruzioni e io le seguii attentamente.
Tagliai un'arancia in otto triangoli, mangiai l'interno, e passai un filo in cima a tutti i triangoli. Poi legai le bucce d'arancia a un appendino, avvitai un gancio che avevo trovato in un cassetto in cucina alla trave sopra il mio letto, e vi appesi le bucce d'arancia dondolanti. Feci scivolare i chiodi di garofano sotto il cuscino e andai a dormire. Sognai che venivo inseguita da un'ombra, che voleva travolgermi. Quando mi svegliai, ero zuppa di sudore. Mi ricordai dell'ombra e capii che era la mia. Ero io, non nata, la verit su chi ero veramente, una bambina non nata finita accidentalmente fuori posto - un errore. Era questo che sapevo: non ero reale, e
questo pensiero mi spavent tanto che avrei voluto saltar gi dal letto e scappare in qualche posto. Avrei voluto scappar via dai miei stessi pensieri neri. Scivolai fuori dal letto e corsi alla scala della cantina. Guardai gi nell'oscurit e mi dissi:  da qui che sono caduta.  qui che mi sono fatta delle vere botte e un vero taglio sul gomito. Nonno Opal  venuto a vedere. Mi ha sentito cadere ed  venuto a vedere se mi ero fatta male. Le ombre non si fanno i lividi. Poi mi ricordai di quello che aveva detto nonno Opal della mamma.
Se tua mamma era morta quando sei nata, allora non sei mai nata. Cambiai la frase, la cambiai proprio dentro la testa, e cos nonno Opal mi aveva detto: Benvenuta a casa mia, signorina, felice di averti qui.
Da allora in poi fu cos che mi ricordai la caduta, e non ebbi pi gli incubi.
Per mi chiedevo perch, dopo un'accoglienza cos cordiale, nonno Opal se ne stesse nascosto nella sua stanza.
Abitavamo con lui da pi di tre mesi e l'avevo visto raramente, non gli avevo quasi parlato, e desideravo vederlo.
C'era qualcosa in lui che mi ricordava Dane. Pensavo che avrei potuto ricordarmi meglio di lui, tener stretta la sua memoria, se avessi rivisto nonno Opal.
Blanche diceva che non perdevo niente a non vederlo. Ti farebbe rincretinire diceva, con quella mania che ha di andare sempre a cercare qualcosa in un libro. Leggere tutto il tempo ti tappa il cervello e finisci col pensare sempre allo stesso modo, e quel modo non  mai il tuo. Mi capisci, zucchero?
Ti impedisce di percepire e di intuire le cose. Se vuoi sapere qualcosa, non vai a cercarlo in un libro. Lanci fuori la tua domanda, l fuori nell'universo, e poi aspetti, e sta' sicura che l'informazione ti arriva. Ricordatene bene, piccola.
Stai molto meglio senza le attenzioni di quel vecchio.
Io per lo cercavo sempre, sperando di vedere in lui qualche segno di Dane, chiedendomi come sarebbe andato il nostro prossimo incontro.
Un giorno il pullman della scuola si ferm davanti alla nostra casa e io scesi come al solito, ma quella volta il nonno
era fuori a coltivare il suo orto. Un grande acero lo nascondeva a me e agli altri bambini sul pullman. Mentre scendevo gli scalini, qualche bambino sporse la testa dal finestrino e si mise a gridare contro di me.
Ehi, tu, scommetto che sei nuda sotto quella vestaglia.
Dai, che cos'hai l sotto? Dai, sonnambula, facci vedere.
Nonno Opal trott intorno all'albero con una paletta in mano e la agit contro i bambini che pendevano dai finestrini.
Il pullman roll via e i bambini continuarono a gridare:
Facci vedere! Facci vedere!
Nonno Opal mi guard. Lo fanno ogni giorno?
Scrollai le spalle e guardai da un'altra parte.
Ehi! Nonno Opal gett a terra la paletta. Mai visto un vecchio che cammina sulle mani?
Mi girai verso di lui e guardai la sua faccia rocciosa. Aveva i capelli bianchi e lunghi, come i capelli di un angelo, solo che gli stavano ritti in testa come se tutto il suo tempo lo passasse a testa in gi.
No dissi. Non ho mai visto un vecchio che cammina sulle mani.
Be' allora guarda qua.
Nonno Opal appoggi le mani sull'erba, scalci con le gambe finch stettero per aria con le ginocchia piegate, e si mise a camminare sulle mani. Cammin come un'anatra mutante intorno al tronco dell'acero, poi torn ondeggiando fino a me, rimise i piedi per terra e si alz. Aveva la faccia rossa e una grossa vena gli sporgeva sulla fronte.
Che ne dici? Sogghign, e notai che aveva la stessa bocca di Dane - labbra piccole e sottili con un'ombra di timidezza.
Aveva anche i suoi occhi - la forma e il colore erano esattamente uguali - solo che gli occhi di nonno Opal si increspavano agli angoli quando sorrideva e gli occhi di Dane erano piatti, vacui. Non avevo mai visto Dane fare un vero sorriso.
Ehi, ninetta, non ci credevi che sapevo camminare sulle
mani, neh? disse nonno Opal, puntando il dito su di me. Il suo sorriso si allarg, rivelando i suoi denti scuri.
Non  vero.
S che  vero.
Non  vero, e in ogni caso lo so fare anch'io.
Non sai.
Ma s. Lo faccio sempre.
Ma no.
Ma s. Guarda.
Mollai lo zaino sull'erba, mi strinsi la cintura dell'accappatoio e mi misi a gambe all'aria.
Vedi?
Non stai camminando.
Feci il giro dell'acero ma poi, invece di mettere i piedi a terra in avanti, feci il ponte all'indietro e mi alzai.
Benone, guarda qua! Sei una affarino agile. Vai a ginnastica?
Scossi la testa. Non voglio andare a ginnastica. Voglio imparare a ballare.
E impara allora. Chi ti impedisce?
Voglio dire imparare veramente, con vere lezioni e tutto.
E fallo!
Blanche dice che ballare  una perdita di tempo.
Forse non sa quanto sei brava, neh?
A questo non ci avevo mai pensato, ma ci pensai quel giorno, l sotto il sole nel prato del nonno. Pensai che la danza poteva essere il mio talento speciale, quel talento che Blanche diceva sempre che avrebbe scoperto, il mio prodigio.
Ma come poteva scoprirlo se non mi guardava mai mentre ballavo, se non mi lasciava mai prendere le lezioni?
Blanche si arrabbierebbe se andassi a lezione dissi, rimuginando ancora in testa il mio nuovo pensiero.
Tu credi? disse nonno Opal, e si chin scostandosi da me e scrutandomi come se mi vedesse per la prima volta.
Forse.
Forse che no. Ma tu pensi davvero di saperci fare?
Sicuro! Se andassi a lezione ballerei meglio di come faccio ginnastica.
Tu credi?
S, credo dissi io.
Abbiamo delle scuole di danza, qui. Nonno Opal raccatt la sua paletta e torn nell'orto. Io lo seguii e rimasi in piedi dietro a lui mentre scavava nella terra. Il suo modo di lasciar penzolare la testa
con il collo che sembrava super-lungo mi ricord Dane quando sedeva alla scrivania con la testa bassa su un libro, e mi venne voglia di toccarlo, di chiudere gli occhi e di toccare il suo collo caldo di sole, e ricordare Dane.
Be' allora che ne pensi di andare a lezione qui? Nonno Opal irruppe nei miei pensieri.
Mah, non so. Blanche non sar contenta se le chiedo una cosa simile.
Huuey! Nonno Opal strapp un angolo di un pacchetto di semi e se ne vers una certa quantit nella mano sporca di terra. Prima la tenne a coppa, ma poi la mano cominci a tremare e dovette ripiegare le dita nodose per proteggere i semi. Domani tu e io andiamo a cercare una scuola di danza. Ballare ti piace, neh? Mi sbirci tra le ragnatele di capelli che gli svolazzavano davanti alla faccia.
Da morire!
Allora benone disse facendo s con la testa. Benone, lo troveremo un posto.
Ero cos felice all'idea delle lezioni, che danzai tutt'intorno al giardino mentre nonno Opal, chino a terra, piantava i suoi semi uno a uno. Mi immaginavo una ballerina famosa, un prodigio a tredici anni come Dane. Mi immaginavo Blanche tanto ma tanto orgogliosa di me che mi portava al mare e mi nutriva di sandwich di tonno e pomodoro, e mi guardava danzare, danzare, danzare. E ci sarebbe stato anche Dane. Sapevo che ci sarebbe stato anche lui per vedere sua figlia, quel grande prodigio, che si esibiva. Forse era questo che aspettava. Forse sarebbe tornato quando fossi diventata vera, un prodigio.
Vidi che nonno Opal mi osservava, e gli feci il mio miglior arabesque, flettendo il tronco gi basso fino a sentire l'odore della terra.
Un folletto, sei disse annuendo. Poi torn ai suoi semi e io continuai a danzare, proprio come un folletto.
Il pomeriggio dopo nonno Opal mi annunci che aveva fatto un giro e aveva trovato una scuola di danza a non pi di mezzo miglio da casa. Non  neanche cara disse, correndo via mentre mi sforzavo di tenergli dietro. Nonno Opal andava dappertutto a piedi o in bici. Non aveva una macchina. Non si fidava. Miglior modo per andare nei posti  con il proprio motore mi disse. Quelle macchine, quei treni e aeroplani ti si rivoltano contro, perfino i cavalli ti fanno un brutto scherzo. Nossignore, io vado a piedi o sulla vecchia Beth quando voglio. Cos andammo a piedi, perch io la bicicletta non l'avevo.
La scuola di danza era in una chiesa. Era nella grande stanza quadrata dove si riuniva la comunit. Le sedie pieghevoli erano state ammucchiate su un lato, e in fondo c'era un lungo tavolo con una grande caffettiera nel mezzo. Mi piaceva pensare a tutta la gente vestita col miglior abito della domenica, sorridente anche se non ti conosceva, e che offriva il caff e i succhi di frutta e i biscotti. Ero andata in chiesa un paio di volte, ai tempi in cui Blanche ascoltava ancora quello che le dicevano le persone, e le dicevano che avevo bisogno di religione. Ma smettemmo di andarci, perch Blanche disse che c'era sotto molto di pi di quanto il pastore lasciasse filtrare. Disse che era come il governo, quando non ammette che ci sono alieni vaganti sulla terra.
Quel pastore tiene nascoste troppe cose dentro quelle maniche larghe,  questo che penso disse. Non fa vedere le sue carte.
Cos ci andammo solo quelle due volte, ma mi ricordavo sempre quel simpatico pastore e tutte le facce sorridenti e il profumo di caff e di legno lucidato.
La maestra di danza si chiamava Susan. Disse a nonno
Opal e a me di prenderci una sedia e guardare la lezione, e di decidere dopo se iscrivermi o no.
Solo a vedere tutte le bambine in fila con le loro calzamaglie colorate e le graziose scarpette rosa - rosa molto femminile
- mi veniva voglia di saltar su dalla sedia e unirmi a loro, anche se non conoscevo ancora nessun passo. Susan batt le mani e le bambine fecero silenzio. Mostr un pli e un grand pli, con le punte dei piedi in fuori e i talloni uniti e piegando le ginocchia. Quando fece il grand pli - piegando profondamente le ginocchia - curv un braccio davanti a s come un nastro da capelli preso nella brezza.
Tutto quello che faceva Susan, avrei voluto farlo anch'io.
Lanciava la gamba in aria e le andava pi su della testa. Faceva lunghi balzi, sprizzando in alto con le gambe in spaccata come pu fare la mia Barbie, e quasi non la si sentiva quando atterrava. Il resto della classe pareva un branco di elefanti che pestava la terra dietro di lei, ma io sapevo che sarei stata come Susan. Sarei stata morbida e leggera, e avrei saltato e volteggiato proprio come lei. Morivo dalla voglia.
Guardai nonno Opal per vedere se piaceva anche a lui.
Alla fine della lezione Susan ci chiam per spiegarci come funzionava la scuola, gli orari e quanto costava. Da vicino vedevo che non si truccava e non si radeva sotto le braccia, e per parlarci si sedette sul pavimento di linoleum a gambe aperte e coi piedi che facevano punte in su punte in gi, punte in su punte in gi.
Nonno Opal mi iscrisse per quattro pomeriggi alla settimana: due lezioni di danza classica, una di danza moderna e una di improvvisazione.
Susan disse che forse avrei dovuto provare una lezione alla volta per vedere se mi piacevano, ma nonno Opal ridacchi e disse: Oh non c' da preoccuparsi, le piacer eccome
e aveva ragione. Presto sarei diventata un vero prodigio, e Dane sarebbe tornato e noi due saremmo andati a vivere al mare.
Tornando a casa volevo saltellare e sgambettare sul marciapiede, ma il nonno andava di gran carriera, con le mani
sprofondate nelle tasche e la testa lontana chiss dove. Provai a parlargli, per dirgli che non si sarebbe pentito, per dirgli come sarei stata brava, ma lui si ferm secco e mi afferr la mano. Ehi disse. Non c' nessuna lezione di danza.
Huu? Rimasi a bocca aperta.
Capito? Per quanto ne sa Blanche, non c' nessuna lezione di danza.
Ah, va bene dissi facendo s con la testa, non proprio sicura di aver capito, ma decisa a non farmi scappare le lezioni di danza.
Allora d'accordo. Riprese a camminare, pi svelto, tenendomi ancora la mano, trascinandomi dietro a s sul marciapiede.
Ci diremo che non c' nessuna lezione di danza, cos non ci capiter di parlarne per sbaglio. Mi strinse di pi la mano. Tu andrai ogni giorno l in quella chiesa, e io penser che sei di sopra a fare i compiti. Sei solo di sopra a fare i compiti ripet, facendo s a se stesso.
Ed  cos che and. La mia danza non esisteva. Andavo in chiesa ogni giorno. Facevo spaccate e salti e volteggi, ascoltavo la voce di Susan che ci correggeva sopra la musica, e poi la dimenticavo, perch non esisteva. Mentre camminavo verso casa, sapevo che una gomma gigantesca mi seguiva, cancellando la lezione di danza, riducendola in polvere e spazzandola via, lasciandosi dietro un marciapiede vuoto, un passato vuoto. Pi in l, presi a tornare a casa ogni pomeriggio correndo, col terrore che la gomma mi raggiungesse e cancellasse anche me.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Blanche mostr sollievo quando le dissi che non potevo aiutarla gi nel negozio di articoli da regalo se non il venerd e il sabato. Non mi chiese nemmeno perch. Da quando ci eravamo trasferite da Opal era sempre cos, stava per conto suo, si alzava tardi, lavorava a lungo nel negozio. Si scord persino del mio undicesimo compleanno.
Sapevo che faceva cos perch mi dava la colpa dello scioglimento di Dane. Per questo non poteva pi guardarmi o preoccuparsi di me. Aveva scoperto la verit, come avevo fatto io. Sapeva che ero uno sbaglio, assolutamente niente di speciale, neppure reale, e che Dane si era sciolto per la vergogna.
Nella nostra vecchia casa, quando le cose erano buone e giuste e Dane viveva ancora con noi, Blanche si alzava presto, mi preparava la colazione, e insieme giravamo in punta di piedi per non svegliare Dane, e c'era sempre qualcosa di buffo che ci faceva scoppiare a ridere ma non potevamo per via di Dane. Adesso che non c'era pi motivo per star zitte, non c'era pi niente di buffo, e Blanche si alzava solo dopo che ero uscita per andare a scuola. Se volevo vederla, dovevo andare gi al negozio.
Lavorava sul retro, in una piccola stanza annebbiata d'incenso.
La proprietaria, signora Hewlett, era vedova, e quando scopr che Blanche sapeva contattare i morti, la ingaggi immediatamente. La prima volta che Blanche contatt Harold, il marito morto della signora Hewlett, la donna pianse per giorni e giorni. Era tutto cos vero la sentii dire un giorno a qualcuno nel negozio. Era qui, l'ho visto.
E mi ha parlato, mi ha parlato di cose che sapeva solo lui.
Ed era felice. Questo avevo bisogno di sapere, che  felice.
Aveva avuto una morte cos pietosa, sa.
Poi, quando il signor Hewlett, tramite Blanche, diede a sua moglie un buon suggerimento per abbellire il negozio e le annunci che avrebbe avuto un gran successo, la signora Hewlett sistem Blanche in un posto tutto suo nel retro. In un baleno, la voce si sparse e Blanche si trov in un gran daffare, teneva sedute, contattava i cari estinti, leggeva i tarocchi e le foglie del t, ma non adoper mai pi la tabella Ouija.
All'inizio io andavo nel negozio e mi mettevo nell'angolo pi buio e lontano, nascosta dai suoi clienti, e guardavo Blanche e basta. Lei si infilava in una delle sue lunghe tuniche colorate, verde per acquisire conoscenza dell'aldil, bianca per le cerimonie del luned - il giorno della luna - celeste per l'amore, viola per la domenica. Poi danzava intorno al tavolo con movimenti circolari - sempre circolari per tener lontano il male - e salmodiava i suoi incantamenti all'uno o pi ansiosi clienti seduti al tavolo a occhi chiusi e con le mani appoggiate a palmi in su. Poi si sedeva e accendeva le candele, e lentamente, con movimenti circolari e ondulatori del busto, entrava in trance, accogliendo nel suo corpo gli spiriti. La sua voce cambiava. Certe volte lei era Rasmus, il suo spirito guida, altre volte era il caro estinto. Io osservavo la sua pelle diventare gialla e gli occhi sporgere lentamente in fuori prima di spalancarsi e concentrarsi su una faccia invisibile.
Pi in l, quando Blanche si abitu ad avermi nel negozio, diventai la sua assistente. Non mi chiese di aiutarla, fui io che un giorno mi offrii di portarle il caff e lei mi lasci fare. Ero cos contenta di avere l'occasione di rendermi utile che mi feci in quattro, aiutandola a far le pulizie la sera, correndo alla tavola calda in fondo alla strada a prenderle il pranzo, e portandole lo sgabello tra un cliente e l'altro perch tenesse alti i piedi gonfi.
Mi figuravo che fosse proprio contenta di me, perch dopo un po' lasci che l'aiutassi a prepararsi per le sue cerimonie.
Sceglievo gli ingredienti per l'incenso, scegliendo tra rosa, cedro, aloe, cannella, sandalo, canfora, ambra, giglio, benzoino, zafferano - aveva un'infinit di flaconi e fialette, e ogni combinazione di erbe, fiori, spezie e olii aveva un significato speciale, era indicata per una cerimonia particolare.
Le imparai tutte.
Sceglievo la tunica adatta dall'armadio di Blanche e l'aiutavo a infilarla, portavo messaggi alla signora Hewlett nel locale davanti del negozio e accompagnavo i clienti ai loro posti nel retro.
Un giorno la signora Hewlett mi disse che forse sarei diventata anch'io una medium come mia nonna, e io pensai che forse era vero. Forse era quella la mia dote speciale.
Forse se facevo un buon lavoro Blanche se ne sarebbe accorta e avrebbe dichiarato che ero una medium prodigio!
Allora mi avrebbe perdonato di aver fatto sciogliere Dane e mi avrebbe voluto di nuovo, e Dane sarebbe tornato e tutto sarebbe andato di nuovo a posto.
Un giorno, dopo mesi che l'aiutavo in negozio, mi offrii di fare le danze per allontanare il male mentre lei si concentrava sull'andare oltre e raggiungere i cari estinti.
Blanche scosse la testa. No, le danze le faccio io.
Ma io lo so fare protestai. Posso aiutarti. Posso danzare per te cos non ti stanchi le gambe. Guarda.
Poi, prima che riuscisse a dirmi niente, mi misi a danzare intorno al tavolo. Feci ondeggiare le braccia alte sopra la testa e volteggiai intorno al tavolo, due volte, due che rappresenta la comunione umana. Feci fluttuare le braccia in basso e poi di nuovo in alto. Mi chinai sopra il tavolo, disegnando un cerchio basso col busto. Mi sentivo una grande ballerina.
Mi pareva che una gran folla si fosse radunata nel negozio;
tutti i bambini della scuola che mi prendevano in giro per l'accappatoio di Dane e che mi schiaffavano manate di terra sulle orecchie erano l a guardarmi. Mi seguivano con gli occhi sgranati, sbalorditi dalla mia bellezza e dalla mia bravura.
Rifeci il giro in direzione opposta, ondeggiando con grazia le braccia sopra la testa. Qualcuno fendeva la folla dei
bambini. Un uomo. Un uomo si tendeva per vedermi sopra le teste del mio pubblico. Dane! Era Dane! Era venuto a vedere il mio grande spettacolo.
Milagros! Ti ho detto di smetterla! Blanche mi afferr un braccio al volo e me lo strinse tra le mani, abbassandomelo lungo il fianco.
Le danze le faccio io disse. E comunque, sei ridicola.
D'ora in poi farai bene a sederti l su quel cuscino e a star fuori dai piedi! Blanche punt il dito sul grande cuscino di pelle di tigre posato a terra vicino a un ventaglio di penne di cigno. Vai.
Mi ritrassi. Non capivo cosa avevo fatto, quale spirito maligno avevo evocato con la mia danza. Mi sedetti sul cuscino e chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare lontano, lasciandomi dietro il fruscio della tunica di Blanche, il tintinnio delle boccette di incenso e i mormorii di Rasmus. Andai in un luogo speciale, un luogo nuovo, sicuro. L c'erano prati verdi e fiori selvatici, fate e gnomi e castelli lontani che sbucavano tra riccioli di nuvole rosa e bianche. Una coltre di farfalle mi sorvol per salutarmi. Poi si abbassarono e si posarono sulle mie spalle dandomi calore e sicurezza. Niente parole, niente palle di terra, niente insegnanti, niente bambini - nessuno poteva raggiungermi laggi, tranne Dane.
Parlavo con Dane nel mio nuovo posto speciale.
Gli dissi che lui era il primo che mi aveva veramente visto ballare, e lui disse che la mia danza era bellissima. Gli raccontai dei saggi di danza a cui non potevo mai partecipare perch nessuno sapeva che prendevo lezioni. Disse che capiva, e la coperta di farfalle mi avvolse come un abbraccio.
Gli dissi della gigantesca gomma che strisciava sulla strada dietro a me cancellando le mie lezioni, e dei bambini che ridevano di me perch non mi ricordavo i passi da un giorno all'altro.
A Dane dispiaceva molto, e gli gnomi e le fate fecero s con la testa; dispiaceva anche a loro.
Non fa niente li tranquillizzai, scuotendo via la coperta
di farfalle. Mi metto in fondo alla stanza e divento invisibile, come faccio a scuola. Sono quasi sempre invisibile.
Dane disse che conosceva bene l'essere invisibili, e io gli chiesi quando tornava. Quando l'avrei rivisto?
Presto disse. Torner presto. E sentii la mia voce che diceva forte: Presto. Presto.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Nessuno parlava mai di Dane. Non ne parlava Blanche. N nonno Opal. Quando provavo a ricordare qualcosa di lui, Blanche entrava in trance e nonno Opal diceva soltanto
Huuehi! Ma ogni volta che Blanche e nonno Opal si trovavano insieme, litigavano, e litigavano per Dane. Lo sapevo, anche se non veniva mai nominato. A volte Blanche e il nonno si dirigevano verso il bagno nello stesso momento, vedevano l'altro che arrivava e scattavano per arrivare primi alla porta. Vinceva sempre nonno Opal, perch era magro e agile mentre Blanche era pesante e comunque non le piaceva muoversi in fretta. Sconvolgeva il suo equilibrio karmico. Nonno Opal le sbatteva la porta in faccia e sbottava in una risata da folle, e
Blanche restava nel corridoio, salmodiandogli uno dei suoi incantesimi.
Ebbero altre scaramucce. Blanche disse che il divano arancione di nonno Opal doveva volar via perch emanava un'aura cattiva rimasta da quando ci si sedeva lui. Lo trascinammo fuori sul marciapiede e lei ci piazz sopra un grande cartello con su scritto gratis, e il giorno dopo era sparito.
A nonno Opal venne un colpo e mezzo, e si vendic gettando nelle immondizie tutti i cibi macrobiotici appena comperati da Blanche. Non voglio in casa tutto questo mangime yin-yan le disse, mentre il carro delle immondizie si allontanava sulla strada. D fuori una cattiva aureola per tutta la casa.
Si dice aura disse Blanche. A-U-R-A.
Be' una piccola aura  un'aureola sbott nonno Opal, piccato che Blanche l'avesse colto in fallo.
Cos andavano le cose. Cercavano di stare alla larga l'uno
dall'altro, ma quando non ci riuscivano era guerra, e anche se nessuno faceva il nome di Dane, sapevo non so come che litigavano per lui, perch ogni volta che litigavano, c'era Dane. Lo sentivo. Blanche e nonno Opal si affrontavano e bisticciavano, e Dane era l'aria tra loro due, l'aria torrida e rabbiosa che usciva dalle loro bocche mentre parlavano. E
quando la smettevano e se ne andavano ciascuno per la propria strada, i vapori di Dane indugiavano, e io rimanevo l e chiudevo gli occhi, aspettando che mi parlasse, che mi dicesse che sarebbe tornato presto, ma il presto sembrava allontanarsi sempre pi. E si allontanava anche la mia speranza di diventare un prodigio di qualche tipo, e ogni giorno sentivo il bisogno di Dane pi del giorno prima. Sentivo il bisogno di sedermi con lui nella caverna rischiarata dalle candele e di sentirlo leggere per me con la sua voce calda, e sentirmi al sicuro, calda e appagata, perch niente sembrava pi sicuro. La paura mi avvolgeva come un'ombra, in agguato.
Voleva entrare. Voleva impadronirsi di tutta me stessa. In certi momenti sentivo quella cosa scura incombere, punzecchiarmi, cercare il punto dove entrare, e mi veniva il cuore in gola e il sudore alle mani. E poi pensavo,  questo schifo di paura che cerca di prendermi. Si nascondeva dappertutto, aspettando che io lasciassi perdere Dane, lasciassi perdere di riaverlo, per potermi entrare dentro, e allora Dane non sarebbe mai pi riuscito a tornare da me. Io questo lo sapevo, e cercavo di aggrapparmi a qualsiasi cosa che mi desse sicurezza, che tenesse lontana la paura: cose semplici, buone, come il lavoro di nonno Opal. Lui consegnava i giornali in tutte le case del quartiere, e di mattina presto lo vedevo dalla finestra della mia stanza pedalare gi per il vialetto sulla sua bicicletta, con la sacca dei giornali di traverso sulla schiena e i lunghi capelli bianchi che gli svolazzavano dietro la testa come un'ala.
Ho detto a nonno Opal che non c'era un lavoro pi divertente che consegnare i giornali in bicicletta - dopo danzare, naturalmente, ma io la danza non l'ho nominata.
Nonno Opal ha detto che mi avrebbe procurato una bici
e allora avrei potuto andare con lui nel suo giro. Non una bicicletta nuova, per. Mi ha detto che ne avrebbe trovato una vecchia e tartassata in qualche vendita di beneficenza.
Era bravo a riparare le bici. La ripari, la pitturi e poi  tua
mi disse. Te la curi, ci metti il grasso ogni tanto, le dai un nome e ci corri sopra dove vuoi. Diventa la tua migliore amica, quella bicicletta.  un rapporto speciale.
Morivo dalla voglia di averla, di possedere qualcosa di speciale, ma nonno Opal diceva che doveva essere quella giusta. Deve costare quattro soldi disse, e deve avere personalit. Non preoccuparti, ho l'occhio buono per le bici.
E intanto, puoi imparare ad andarci sulla vecchia Beth.
Ci allenavamo nel tardo pomeriggio, dopo le lezioni di danza e prima che Blanche tornasse a casa. Non era facile.
La vecchia Beth era di nonno Opal, e non voleva essere usata da nessun altro che dal nonno. Anche abbassando il sedile al massimo dovevo pedalare con le punte dei piedi e nonno Opal mi sosteneva per il fondo del sellino. Non vedevo l'ora di avere una bici tutta mia.
Abitavamo da nonno Opal da pi di un anno - io ne avevo gi quasi dodici - quando una mattina entr nella nostra stanza da letto e mi scosse, svegliandomi. Vidi la sacca dei giornali che gli pendeva vuota dal collo come un sacco per l'avena.
Si port il dito alle labbra. Ssh. Poi mi disse di vestirmi alla svelta. Usc e io mi misi la roba del giorno prima, senza preoccuparmi di non far rumore per non svegliare Blanche.
Da quando stavamo da nonno Opal, niente svegliava Blanche prima delle nove o le dieci.
Entrai in cucina, ma nonno Opal non c'era. Entrai nella stanza grande, non era nemmeno l. Poi lo scorsi dalla finestra, che faceva uscire la bici dal garage. Corsi fuori e lo chiamai.
Be', perch tutto 'sto tempo?
Non ci ho messo tanto.
Come no. Ora, entra in quel garage e dimmi cosa vedi.
Capii immediatamente cosa avrei trovato, e avevo ragione:
la mia bicicletta. Vidi la sua sagoma scura appoggiata alla lavatrice, che aspettava me. Non era lucida come una bici rimessa a nuovo perch nonno Opal diceva che dovevo fare tutte le riparazioni e le verniciature da me, perch cos sarebbe diventata speciale e veramente mia.
L' una vecchia bici da corsa inglese disse nonno Opal entrando nel garage e accendendo la luce. E guarda qua -
addit una decalcomania sulla sbarra subito sotto il sellino.
Lo vedi cosa dice? Nottingham, England. E vedi qui Robin Hood? Robin Hood era di Nottingham. Non hai letto di Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri?
Feci cenno di s. Avevo fatto una ricerca a scuola e la maestra aveva letto il mio tema alla classe. Tutti dissero che una buona met me lo ero inventato perch avevano visto il film alla tele e non c'era tutto quello che io raccontavo. Anche quando ci davano da leggere un libro, io non lo capivo mai allo stesso modo del resto della classe. Gli insegnanti trovavano spesso "molto inquietanti" le mie reazioni alla lettura dei libri.
Passai il dito sulla decalcomania. Grazie, nonno Opal
dissi.  la pi bella bicicletta del mondo.
Vedi, qua davanti c' avvitata questa targhetta che dice made by the Raleigh Company. Uehi,  una bici da corsa inglese che hai, ninetta. Comperata proprio da una signora inglese, pure, originaria di Cambridge. Pensa un po', questa bici ha fatto tutto il viaggio dall'Inghilterra fin qui quando la donna  arrivata nel lontano '64.
Oh,  vecchia dissi io.
La pittura  ancora buona, vuole solo qualche ritocco e una lucidata. E ho delle gomme nuove cos impari a montarle, e ti faccio vedere come si aggiustano i freni, non vanno per niente, e ha tre velocit, ma neanche loro funzionano.
Ma guardala - cos semplice.  snella, questo . Proprio come te - neanche un grammo di grasso. La faccia di nonno Opal brillava di gioia, come se fosse la sua prima bicicletta invece della mia.
Afferrai il manubrio con una mano e accarezzai il sellino screpolato con l'altra.  perfetta dissi.
Fu dura trovare il tempo per riparare la mia bicicletta, tra la danza e la scuola e aiutare Blanche. Una volta non la toccavo da una settimana, nonno Opal mi svegli alle tre del mattino e ci lavorammo a quell'ora.
Speravo che Blanche non ci avrebbe scoperti a lavorare nel garage cos presto, anche se sapevo che era impossibile, e nonno Opal disse che era un'enorme stupidata. Come pensa che tu viva, d'aria? Devi mangiare, no? Le tue cose devono esser lavate, no? tutte quelle calzamaglie e quelle felpe sudate, e poi stai crescendo. Hai bisogno di nuovi vestiti.
Come pensa che vadano avanti le cose? Per magia? Lei non le fa queste magie. E non dovrei far niente neanch'io perch il giorno che a lei salter in mente che stai per diventare un prodigio di non so cosa, chi s' visto s' visto!
Distolsi gli occhi, sentendomi in colpa per desiderare di diventare un prodigio, ma poi pensai che se nonno Opal avesse capito, se avesse saputo come lo sapevo io che quella era la nostra sola possibilit per riavere Dane con noi, allora l'avrebbe desiderato anche lui.
Guardai di nuovo nonno Opal che frugava tra le sue chiavi inglesi. Poi urt la sua cassetta degli attrezzi e quelli franarono a terra.
Blanche della malora! disse girandosi da tutte le parti a guardare il disastro.
Capii che a nonno Opal bastava pensare a Blanche per sentirsi montare il sangue alla testa. Era come se continuasse a combattere una vecchia battaglia dentro di s, cercando di strappar via tutta la rabbia per la centesima volta, sperando che magari quella fosse veramente l'ultima.
Io dico che dovremo continuare a far finta che non ci conosciamo disse, chinandosi per aiutarmi a raccogliere gli attrezzi, con voce ormai calma. Anche se vivi sotto il mio stesso tetto giorno e notte. Faremo finta e non le diremo
niente. Finch non le diciamo niente non le mettiamo l'idea in testa e lei sta tranquilla.
Finalmente la sera prima di compiere dodici anni terminai di aggiustare la mia bici. Volevo salirci subito, ma nonno Opal disse che era troppo buio e troppo tardi e che era meglio che andassi a letto prima che Blanche tornasse a casa e le venisse un attacco isterico.
Non volevo andare a letto. Non volevo addormentarmi e svegliarmi per un altro compleanno, per sentire una volta di pi l'intera storia della mia nascita, piena di prodigi e di portenti. Era pi facile stare con nonno Opal e dimenticare.
Pareva che capisse sempre quando pensavo troppo forte alle cose, quando ero spaventata. Mi si avvicinava da dietro e diceva: Su, nena, andiamo a prenderci una fetta di anguria
o andiamo a togliere le erbacce nell'orto. Mi strappava sempre ai miei pensieri.
Nonno Opal mi compr un casco per il mio compleanno.
Me lo diede in segreto la mattina dopo, svegliandomi presto e portandomi fuori nel garage buio. Accese la luce centrale e cant Tanti auguri a te! Mi mise in testa il lucido casco azzurro, dello stesso colore della mia bici, e disse: Ecco qua, tu e Etain siete pronte a correre.
Avevo chiamato Etain la mia bici da una donna di un vecchio racconto irlandese che avevo appena letto. Era stata trasformata in farfalla da un'altra donna gelosa della sua bellezza, e poi una tempesta magica la risucchi fuori dal palazzo in cui viveva. Dopo sette anni giunse in un castello fatato dove si nutr del dolce nettare dei fiori e am un uomo di nome Angus. Poi la donna cattiva scopr dove abitava Etain e le mand un'altra tempesta che la soffi fuori dal castello e dentro il bicchiere di una donna che prima la inghiott e poi la partor. Quando Etain crebbe, spos il Grande Re d'Irlanda.
Etain e io eravamo perfette insieme. Stavo per salirci quando nonno Opal parl, senza guardare me ma di fianco a me.
Non sarebbe pi facile senza quel vecchio accappatoio che porti? Adesso hai dodici anni, sei grande.
Mi guardai la vecchia vestaglia di Dane a quadri neri e gialli. Blanche diceva che erano i colori peggiori da portare dopo il nero e rosso e il solo nero - i colori del male. Credo che Dane l'abbia presa per questo, per far dispetto a Blanche.
Si era sbiadita e consumata in quei due anni e vi avevo versato sopra di tutto - succo di pompelmo, salsa di pomodoro, cioccolata - e aveva odore d'incenso. Anche quando nonno Opal la tirava fuori dall'asciugabiancheria aveva questo odore d'incenso, ma nonno Opal non disse mai niente, o forse non l'aveva notato.
Alle lezioni di danza, Susan diceva che doveva vedere il mio corpo. Diceva che doveva controllare che avessi le ginocchia in linea con i piedi nel pli e che non spostassi un'anca nel grand battement. Da Susan, mi legavo solo il cordone intorno alla vita. Diceva che avevo l'aria spiritosa.
Il resto della classe diceva che avevo l'aria cretina.
Guardai nonno Opal. Aspettava, studiando i barattoli di pittura sul ripiano di destra.
Terr solo la cintura, va bene?
Nonno Opal mi sorrise e annu. Buono, buono disse.
Adesso vediamo come vai sulla vecchia cavallina qua sul viale.
Senza pensare, mi tolsi la vestaglia. Mi stavo legando il cordone intorno alla vita quando nonno Opal mi afferr per un braccio.
Che cos'hai qua?
Cosa?
Mi prese l'altra mano tra le sue e mi esamin le braccia e le gambe. Ero in calzoncini e maniche corte. A danza portavo sempre la calzamaglia e le maniche lunghe. Nascondevano i lividi.
Dove ti sei fatta tutta questa roba? Mi guard pi da vicino, e la sua voce era strana, come se facesse fatica a uscirgli dalla gola.
Sei tutta pesta. Guardati, sei tutta pesta!
Mi guardai i lividi sulle gambe. Alzai di nuovo gli occhi su nonno Opal che era diventato bianco come i suoi capelli.
Anche le labbra erano pallide. Sentii che anch'io diventavo di un colore innaturale, e che lo stomaco si contraeva e strizzava la milza.
Parlai. Bisbigliai, con la testa china sul manubrio. Non volevo dirlo perch  di quel posto che tu sai.
Come? Non so che posto. Non so niente di questa storia.
Danza dissi. Corso di improvvisazione. Facciamo tutto quel rotolare per terra. Inventiamo le danze e esprimiamo noi stesse.
Adesso ero io che guardavo in disparte, qualsiasi cosa meno la faccia di nonno Opal. Voleva vedere sempre i miei occhi quando mi chiedeva qualcosa, ma avevo paura che capisse la verit. Susan me ne aveva parlato proprio quella settimana. Non sapeva dei lividi, ma vedeva come mi sbattevo in giro per la classe, mi buttavo per terra, rimbalzavo contro i muri quando la musica impazziva. Adoravo quelle lezioni, quella sensazione selvaggia. Roteavo, roteavo, volavo da un capo all'altro della stanza, e nulla importava, nulla esisteva se non il turbine e l'estasi della danza e della musica. E quando la danza finiva, avevo i lividi a ricordarmi che per un breve istante mi ero sentita reale - ero stata una persona reale, intera.
Non sapevo che ci fosse niente di male finch Susan mi chiam fuori della stanza. Mi pos le mani sulle spalle. Disse che ammirava le mie danze espressive, ma temeva che potessi farmi male.
Stai lontana dai muri, d'accordo? mi disse. E fai meno cadute e recuperi. Non abbiamo voglia che ti rompi una gamba, vero?
No signora dissi, ma sapevo cosa voleva dire realmente.
Voleva dire che ero "molto inquietante".
Le dissi che sarei stata pi attenta, e mi fece tornare in classe.
Le sopracciglia di nonno Opal si alzarono fino in cima alla
fronte. Questi te li fai a scuola di danza? Non sei poi tanto brava se ti conci cos. Guardami, nena. Le altre bambine si pestano tutte a questo modo?
Non lo guardai. Pensavo alle mie compagne con le loro tutine colorate e gli scaldamuscoli fantasia, i graziosi nastri tra i capelli, l'ombra di trucco.
Certe sono meglio e certe sono peggio. Io sono nel mezzo, direi. Non alzai gli occhi. Non potevo. Stavo aggrappata al manubrio, stringendolo tanto forte che pensavo mi si sciogliesse tra le mani. Mi tremavano le gambe. Volevo sedermi, respirare. Mancava l'aria nel garage.
E guardami! La voce di nonno Opal era aspra.
Alzai la testa e incontrai i suoi occhi, e mi sentii soffocare.
I capelli di nonno Opal erano ritti come se una corrente elettrica gli corresse nella testa. Gli tremavano le mani e le appoggi sul manubrio, cos vicino alle mie che ne sentivo il calore.
Vedi di non farti pi di questi lividi, capito? Fai quel che devi per non averne pi, mi hai sentito bene?
Feci s con la testa che continu a andare su e gi. La voce era una specie di rantolo. S. S, comunque abbiamo smesso con quella musica scatenata. Adesso facciamo altre cose.
Spero proprio o non so cosa combino! ringhi. Poi sbatt le palpebre e vidi i suoi occhi cos bagnati, cos pieni d'acqua, e ebbi la visione di tutta quell'acqua che sgorgava dai suoi occhi come due gigantesche cascate e si rovesciava su di me travolgendomi, portandomi via lontano.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Non sapevo se nonno Opal avesse detto a Blanche dei miei lividi o no, ma quella sera Blanche mi richiam dalla cantina del nonno dove stavo seduta sul letto di Dane, vagolando nel mio mondo fatato, alla ricerca di Dane. Saltai su quando mi chiam perch non volevo che scendesse lei e vedesse cosa avevo fatto con le cose di Dane.
Mi precipitai su per le scale, e trovai Blanche con una pila di abiti nuovi. Me li scaric sulle braccia e mi disse che emanavo un'aura verde e dovevo smetterla di portare l'accappatoio di Dane. Agit le mani sopra la mia testa, come se lo sentisse, quell'alone di luce verde.
Il verde  raramente buono, tesoro disse. Generalmente significa che ti metti al posto di qualcuno, lasciando che si impossessi di te. A volte significa perfino inganno!
Mi afferr per le spalle. E adesso togliti quel vecchio accappatoio puzzolente di Dane e indossa i nuovi vestiti spirituali che ti ho comperato per il tuo compleanno. Vedi se ti fanno qualcosa. I nostri anni di lutto sono finiti. Mi lasci e sollev le braccia sopra la testa, con la faccia rivolta al soffitto.
Chiuse gli occhi e si mise a canticchiare a bocca chiusa.
Apr la bocca, sempre canticchiando, e poi con uno schiocco improvviso delle labbra, tacque. Aspettai diversi minuti che parlasse. Poi, con voce forte e tesa, disse: Soffiano i venti del cambiamento. Le sue braccia ondeggiavano nell'aria.
Le stelle si stanno riallineando. Devi tenerti pronta.
Grandi cose stanno per accadere a noi tutti! Apr gli occhi e mi afferr la testa tra le mani. Sei verde da troppo tempo.
Da ora in poi ti metterai ogni giorno i tuoi abiti spirituali, capito? Vestiti solo di viola, e medita sui temi pi elevati
finch avrai un'aura purpurea come la mia. Il viola significa possedere poteri psichici e spirituali. Adesso vai a cambiarti e portami questa vecchia vestaglia quando hai finito. Poi si gir e scivol via.
Ci misi il mio tempo a cambiarmi. Slegai il cordone dell'accappatoio e lo feci scorrere su e gi tra le mani, tastando la stoffa frusta che mi scivolava tra le dita. Poi lo posai sul mio letto e mi tolsi l'accappatoio. Era come strapparmi strati di pelle. Ogni volta che me lo toglievo, ero sicura di essere diventata invisibile, come se fosse quello a dare forma e sostanza al mio corpo. Senza quello non ero nulla. Tagliai via un pezzo di cintura e lo cacciai nella tasca dei calzoncini.
Il resto lo legai intorno all'accappatoio e, dopo essermi vestita di viola, la consegnai a Blanche. Non guardai dove lo metteva. Uscii da Etain. Pedalammo su e gi, su e gi per il vialetto.
Portavo le camicie purpuree con le maniche lunghe e i calzoni lunghi, aspettando nell'appiccicosa dolce calura di un'estate della Georgia, che mi sparissero i lividi. E osservavo i venti del cambiamento che spazzavano la casa di nonno Opal, rimescolando le nostre vite.
Piccole cose all'inizio. Blanche cominci ad alzarsi pi presto la mattina per passare un po' di tempo con me prima di andare al negozio. Nonno Opal coltivava i suoi pomodori e i suoi cetrioli e li spartiva con Blanche senza mugugnare per i suoi cibi, e tutti e due parlavano davanti a me come se si piacessero. Mi immaginavo che un giorno si sarebbero risposati e saremmo vissuti tutti insieme felici, com'era quell'estate, felice, lenta e dolce.
Cominciai a sostituire nonno Opal nel suo giro dei giornali, spendendo come volevo i soldi che guadagnavo. Comperai una bella serie illustrata delle favole dei Grimm e di Andersen e quello che avanzava lo spesi per delle cose per Etain, uno specchietto retrovisore e dei nuovi catarifrangenti.
Dane mi mancava ancora e lo cercavo ancora, ma per la prima volta nella mia vita sentivo una dolcezza, una quiete
nello scorrere di ogni giornata. I timori neri che mi opprimevano erano sfumati nel grigio; l'ombra si teneva a distanza.
Una sera, verso la fine di quell'estate, noi tre sedevamo sulla veranda mangiando sandwich al pomodoro e bevendo birra di radici. L'aria era insolitamente fresca e asciutta, e ci dondolavamo nelle nostre poltrone con la faccia alzata per cogliere la brezza. C'era un senso di appagamento in quella brezza, che passava dall'uno all'altro di noi. Era la prima volta che stavamo seduti insieme nello stesso posto. Era la prima volta che Blanche e nonno Opal erano tranquilli, ma tutto questo non dur; i venti del cambiamento mutarono direzione.
Il tuo furgone mi copre la vista! esclam nonno Opal.
Tutte quelle stelle dipinte mentre potrei vedere le vere. Si raddrizz sul dondolo per vedere oltre il furgone. Ho studiato le stelle e voglio vederle, e tu va' a spostare quel dannato furgone dove non lo vedo!
Blanche continu a dondolarsi col naso per aria. L'hai dipinto tu, non ti ricordi? Io sposto il furgone quando tu ripari il pavimento della veranda.  cos ripido che ci vuole la cintura di sicurezza per non volare nel giardino dei vicini. E
sei falegname.  imbarazzante.
Nonno Opal salt su dal dondolo e entr in casa sbattendo la porta. Blanche si dondol pi forte. Finalmente un po' di pace qua intorno.
Ma nonno Opal torn. Si avvicin furtivo a Blanche da dietro con una corda e prima che potesse dire "crepa" l'aveva legata alla sedia a dondolo.
Ehi, cosa pensi di fare? fece Blanche contorcendosi e armeggiando con la corda.
Cintura di sicurezza per te fece lui.
Non  una cintura di sicurezza!
Ma s. Spingeva la sedia avanti e indietro, tenendola per i pomelli dello schienale. Vedi, cos non voli via, giusto?
Slegami!
Ma volevi una cintura di sicurezza.
E ti dico che questa non  una cintura di sicurezza.
Cosa ti aspettavi? ridacchi nonno Opal, lanciandomi un'occhiata. Fatta su ordinazione, con stelle e sfere di cristallo e tarocchi dipinti sopra?
S disse Blanche, riuscendo finalmente a girare la corda in modo da poterla slegare. E un'altra con dipinto sopra un culo di cavallo per te!
E fu cos che nacque il nuovo mestiere di nonno Opal.
Decorava cinture di sicurezza. Fece un volantino e lo infilammo in ogni giornale che consegnavo. Ne appese uno al Piggly Wiggly, e Blanche ne espose uno nella vetrina del negozio di articoli da regalo e uno nel pub di Ansel. Io ne appiccicai uno sulla pompa di benzina e un altro nella bacheca della chiesa dove andavo a lezione di danza. Susan, la mia maestra, fu la prima cliente di nonno Opal. Le copi una statua di Degas che c'era in uno dei suoi libri. Era una ballerina, con le punte dei piedi leggermente rivolte in fuori e il tut lungo e una lunga treccia che le pendeva sulla schiena, legata in cima con un vero nastro. Nonno Opal la disegn di fianco. La ragazza aveva un'aria sognante e lontana, cos nonno Opal ci dipinse sopra le parole "danzare - sognare". Susan ne fu cos contenta che la mostr a tutti, perfino ai bambini del mio corso.
Avevo sperato che vedendola volessero farmi da partner quando facevamo le combinazioni. Volevo che si accorgessero che ero cambiata, che avevo un vero lavoro - consegnavo i giornali - e avevo delle persone che si occupavano di me, una che mi preparava la prima colazione e lavorava in un negozio di articoli da regalo, e una che mi faceva la cena e dipingeva cinture di sicurezza. Mi comperai perfino un paio di graziosi scaldamuscoli purpurei e mi lasciavo crescere i capelli per potermeli legare coi nastri come le altre ragazzine del corso.
Mi sentivo orgogliosa e importante, ma i miei compagni non cambiarono atteggiamento. A loro piaceva la cintura di sicurezza, non la nipote del pittore della cintura di sicurezza.
Dopo il successo di quella di Susan, altre persone chiesero
a nonno Opal di decorare la loro cintura di sicurezza. Lasciavano l'auto sul nostro vialetto d'accesso, e lui ci stava seduto dentro tutto il giorno bevendo litri di t dolce e dipingeva ogni cintura in modo speciale. Dipingeva racchette da tennis e mazze da golf e palloni da football e palle da baseball.
Dipingeva fiori e paesaggi marini e slogan. I pi popolari erano gli slogan sportivi e quelli religiosi, tipo dio esiste o il signore  il mio copilota. C'erano quelli comici e quelli poetici, oppure c'era solo il nome di una persona decorato in maniera davvero originale.
Appena potevo, mi sedevo sul vialetto e lo guardavo dipingere.
Ormai era l'unica occasione per passare un po' di tempo con lui. Una volta stava dipingendo una barca a vela con la scritta sarebbe meglio navigare, e mi disse: Non ti pare un mistero?
Cosa? gli chiesi.
Come siamo. La gente, voglio dire. Dobbiamo sempre coprirci di slogan e di pubblicit. Perbacco, non siamo che tabelloni ambulanti.
Ma se la gente non lo volesse, ti mancherebbe il lavoro di dipingere cinture di sicurezza.
Nonno Opal annu e si asciug il sudore dalla fronte con uno straccio che estrasse dalla tasca dietro. Sicuro, ma  strano che la gente ne sia orgogliosa, vero? Ieri ho dipinto dei dollari d'oro, tanti piccoli $ su tutte quattro le cinture.
Mi  andata tutta la giornata.  la loro identit - la fuoriserie, gli adesivi sui paraurti, le ruote grosse - come se avessero paura di perderla se non la sfoggiano tutto il santo giorno.
La loro identit? Spostai il peso da un piede all'altro.
Nonno Opal? Se dovessi dipingere una cintura di sicurezza per me, che cosa ci metteresti?
Nonno Opal si ferm col pennello puntato sulla vela della barca. Ninetta, se dovessi dipingere una cintura di sicurezza per te, be', non ci metterei proprio niente. Tu non sei un tabellone. Nossignore, la lascerei vuota.
Lui disse cos, e io seppi che aveva ragione.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
I venti del cambiamento non avevano avuto effetto solo su nonno Opal. Nel tardo autunno, Blanche entr in un gruppo chiamato "Gli Altri Regni", un insieme di medium, chiaroveggenti e channeler che si riunivano una volta al mese e organizzavano conferenze dove la gente imparava a conoscere l'occulto. Finalmente Blanche aveva degli amici che la chiamavano e venivano a casa anche dopo la prima volta, che la invitavano a cena o a stare insieme. Domandai a Blanche degli amici, dato che nessuno di noi ne aveva mai avuto uno. Disse che le sole persone che aveva avuto occasione di conoscere erano i suoi clienti e loro non potevano diventare amici perch questo avrebbe distrutto il mistero su di lei. Devono credere che io sia diversa spieg. Che non mangio o dormo o vado in bagno come la gente normale.
Non vogliono vedermi passeggiare in jeans mentre lecco un gelato. Una cos non sarebbe mai capace di mettersi in contatto con il mondo degli spiriti. Capisci? Devono credere che sia possibile. Devono crederlo, o non funziona.
Capii. Il mistero teneva lontana la gente anche da me, oppure l'attirava, con le loro palle di terra e le loro uova e tutto quello che potevano lanciarmi addosso.
Ora che Blanche era entrata negli "Altri Regni", era molto pi aperta e ciarliera su quello che faceva. Mi raccont dei piani astrali e dei piani mentali e come un aspetto nebuloso del corpo astrale significhi uno sviluppo imperfetto, e un aspetto ovoidale uno sviluppo molto pi perfetto. Disse che nonno Opal e io avevamo dei corpi astrali nebulosi e lei ne aveva uno ovoidale. Disse che doveva esserci una ragione per cui ero nebulosa. Che doveva avere a che fare con la
maniera in cui ero venuta al mondo. Cercai la parola nebuloso sul dizionario. Voleva dire nebbioso, indistinto. Chiusi gli occhi dopo aver cercato la parola e seppi che quello che diceva Blanche era vero. Mi sentivo nebulosa.
Nonno Opal sapeva del gruppo degli "Altri Regni", e ricord a Blanche il loro patto. Blanche disse che non faceva niente in casa sua. Non l'aveva riempita di candele e di incensi, e se lui ignorava le sue faccende lei avrebbe ignorato le sue. Questo lo disse guardandomi con intenzione. Nonno Opal borbott e imprec e Blanche disse: Va l, hai solo paura. Sei come tutti gli altri. Lo sai cosa vuol dire occulto?
Vuol dire al di l della comprensione comune. E allora, perch la gente ha tanta paura di saperne di pi?
Perch molta di quella roba  meglio non saperla disse nonno Opal.  pericoloso entrare in quelle storie, e tu faresti meglio a lasciarne fuori Milagros.
Non dirmi questo! sbott Blanche.
Appena sentivo queste parole, sapevo che in quattro e quattr'otto saremmo stati nel furgone diretti in Alabama da zio Toole e zia Casey. Ogni volta che nonno Opal suggeriva qualcosa a Blanche sulla mia educazione, Blanche gliene diceva quattro, andava in camera, tirava gi la nostra valigia dall'armadio e mi ordinava di cominciare a fare i bagagli.
Tentavo di perder tempo per dare a Blanche la possibilit di cambiare idea, ma lei si irritava sempre con me e mi spingeva da parte. Io restavo sulla porta, sapendo che si aspettava che restassi a guardarla, ma quando pensavo che non mi vedesse, torcevo il collo e davo una sbirciata al corridoio, col cuore che mi batteva forte contro le costole, sperando che nonno Opal fosse l e dicesse qualche parola magica che convincesse Blanche a restare. Ma nonno Opal aveva una vena cocciuta forte come quella di Blanche, e appena lei dichiarava la sua decisione di partire, lui inforcava la vecchia Beth e l'ultima cosa che vedevo di lui era la sua schiena.
Non eravamo in strada da un'ora che a Blanche veniva in mente un motivo per cui dovevamo assolutamente tornare,
ma io avevo sempre paura che un giorno sarebbe rimasta a corto di scuse e avremmo continuato a correre, allontanandoci sempre pi dal mio dolce nonno Opal.
Una volta, fermandosi sul bordo della strada e voltandosi verso di me, mi disse:  di Dane, la casa dove vive. Gliel'ha comperata Dane. Tuo nonno non ha pi diritto di noi ad abitarci. Anzi, ne abbiamo pi noi veramente. Dane l'ho allevato io. Se non fosse per me, non avrebbe mai avuto i soldi per togliere il vecchio dal suo appartamento e comperargli una casa. Forza, torniamo. Poi gir la macchina e via di nuovo da nonno Opal.
Fu cos che seppi che Dane aveva comperato la casa al nonno, e mi figurai che se quella casa apparteneva veramente a Dane, allora Dane sarebbe venuto l quando tornava, e non nella nostra vecchia casa in affitto. Sarebbe tornato l da noi, ero sicura. Poi, qualche giorno dopo venne a trovarci zia Casey, come faceva ogni due mesi o gi di l, e mi dimostr che avevo ragione. Andai subito al punto e le chiesi se la casa era di Dane, lei annu e disse che lui e nonno Opal erano molto attaccati.
S, posso dire che Dane voleva bene al suo pap disse, appiccicando la cicca sotto la sedia e accendendosi una sigaretta.
Diceva che il talento artistico gli veniva da lui, non da Blanche, come insinua sempre lei. Io so che i prodigi vengono solo da Dio. Non  ereditario,  uno scherzo di natura.
Ma a Dane piaceva dire che l'aveva preso da tuo nonno.
Zia Casey rise e il fumo le usc dalla bocca. A Blanche secca molto, te lo posso dire. Annu. S, davvero, Dane voleva bene al suo pap. Si dondol per un pezzo, e io mi dondolavo con lei, l fuori sulla veranda sciancata del nonno, masticando il pezzo di gomma che mi aveva dato e ripensando a quello che aveva detto. Se essere un prodigio veniva da Dio, come potevo diventarlo? Non mi restava molto tempo. Presto avrei compiuto tredici anni, l'et di Dane quando era uscito il suo primo libro. Cosa ne sarebbe stato di me se non fossi diventata una grande ballerina, o non
avessi mai sviluppato poteri soprannaturali come Blanche?
Allora Dane non sarebbe mai ritornato, anche se la casa apparteneva a lui.
Un altro pensiero mi colp. Forse sarei scomparsa. Forse al mio tredicesimo compleanno mi sarei sciolta e basta. Sedevo ruminando la mia gomma e pensando a questo, quando zia Casey disse: Ti ricordi tanto tempo fa quando Dane  sparito?
Smisi di dondolarmi. Nessuno aveva nominato Dane da quando si era sciolto, e che lei lo tirasse fuori in quel momento come se mi leggesse nella testa mi diede uno strano senso di vertigine, e dovetti risucchiare una grossa boccata d'aria e ributtarla fuori prima di poter parlare.
Vuoi dire quando si  sciolto?
S, diciamo. Be', io pensavo che di sicuro era scappato qui. Pensavo che fosse scappato via per stare col suo pap.
Ma non l'ha fatto, vero? chiesi guardandomi alle spalle, sperando contro ogni speranza di vederlo dietro a me, sorridente, e che lui e zia Casey avessero tramato questa grossa sorpresa per me. Ma la veranda era vuota. Mi rigirai.
Non  qui. Ci siamo noi. Solo io e Blanche siamo venute a stare da nonno Opal.
S, ci ho pensato molto. Perch Blanche  andata a vivere col suo ex-marito dopo tutte le baruffe e i tira e molla che avevan fatto per Dane, e dopo che lo aveva lasciato? E sai cosa ho concluso?
Cosa?
Zia Casey tir una lunga boccata dalla sigaretta e soffi il fumo dal naso. Lo guardammo volteggiare sempre pi su e dissolversi lentamente nell'aria come un corpo astrale.
Penso che lo stia aspettando. Zia Casey tir un'altra boccata e annu. Scommetto che crede che Dane torni, e che verr qui.
Disse cos, e io seppi che era vero.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Aspettare. Era questo che stavamo facendo. Stavamo tutti aspettando Dane. Ecco perch nessuno osava pronunciare il suo nome. Conteneva troppa speranza, troppe aspettative.
Per questo Blanche si era sepolta nel retro del negozio di articoli da regalo fino a quando conobbe gli amici degli
"Altri Regni". Perfino nonno Opal era rimasto chiuso in camera tutto il giorno, in attesa di sentire i passi di Dane sulla veranda. Lo aspettava anche lui. Ma poi, quando nonno Opal aveva scoperto tutti quei lividi su di me, tutto cambi.
I lividi erano un segnale di qualcosa. Non capivo cosa, ma sapevo che tutti i cambiamenti avevano a che fare con i lividi.
Io li stavo come spingendo via, via da Dane e da me, ma i lividi non li potevo pi evitare.
Passavo gran parte delle mie giornate da sola da quando nonno Opal decorava le cinture di sicurezza e Blanche era entrata negli "Altri Regni". Al pomeriggio scendevo in cantina e mi sedevo sul letto di Dane, circondata dalle bottiglie con le candele che avevo scovato in uno scatolone, e leggevo le storie o partivo per il mondo magico e parlavo con Dane.
Ogni volta dopo che ero andata a trovarlo e gli avevo fatto le mie domande - Perch ti sei sciolto? Dove sei?
Quando torni? - avevo bisogno di sfogarmi e ballare. Salivo di sopra e spingevo tutti i mobili contro i muri per fare spazio.
Mettevo su della musica, prima i vecchi album di Patsy Cline di nonno Opal per cominciare lentamente, muovendo solo le mani, facendo delle figure. A volte mi esercitavo a sciogliermi alla musica lenta, mi allenavo nel caso un giorno toccasse a me. Non avevo paura come pensavo. Mi muovevo lenta, con scioltezza, sentivo il corpo
afflosciarsi, un segmento alla volta, cominciando dalla testa e gi
gi fino alle gambe, gi a terra dove giacevo immobile, una pozza sciolta, gli occhi chiusi, sentendo il ritmo della musica battere contro il corpo. Mi figuravo di filtrare nel pavimento e poi pi profondamente, nella terra, ancora pi gi, sotto la terra, al di l della terra. Io sapevo solo del mondo degli spiriti e degli spiriti guida di Blanche, tutte persone morte passate nel mondo dell'etere. Ma Dane non era morto, quindi non era con gli spiriti. Cos'altro c'era al di l della terra?
Quando i miei pensieri diventavano troppo inquietanti -
molto inquietanti - saltavo su dal pavimento e mettevo una cassetta di Bob Dylan di Dane, o una di quelle classiche cos sconvolgenti, e mi buttavo in una delle mie danze scalmanate.
Ballavo, mi scuotevo e cacciavo i pensieri fuori da me.
Ballavo finch sentivo l'estasi, finch sentivo i lividi.
Quando il cuore mi martellava nelle orecchie, quando ogni osso e ogni muscolo doleva in modo insopportabile, mi fermavo. Spegnevo la musica, andavo nella mia stanza e piombavo sul letto, respirando forte, ascoltando il cuore pulsarmi nelle orecchie.
Certe volte accendevo il vecchio televisore in bianco e nero. Era ancora rotto. Lo accendevo e spegnevo, lo schermo lampeggiava di luci, ma quando lo spegnevo, la luce si restringeva diventando sempre pi piccola finch non era che un punto nel centro dello schermo. Lo guardavo affascinata, mi avvicinavo per vedere dentro alla luce, per vedere Dane, prima che si spegnesse.
Nonno Opal mi sorprese una volta mentre fissavo la lucina
e mi chiese: Cos' che fai qui? Ti ho sentito accendere e spegnere quell'aggeggio almeno cento volte. Credi che si aggiusti?
Scattai via dall'apparecchio. Mi piace vedere la luce che si spegne.
Di che luce parli? Nonno Opal avanz nella stanza pulendosi le mani sporche di colore con uno straccio e ficcandoselo di nuovo in tasca.
Guarda. Accesi il televisore per pochi secondi, poi lo
spensi. Lo feci tre volte e poi subito altre due in modo che contassero per cinque, perch Blanche diceva che le brutte cose accadono sempre tre a tre. I numeri e altre superstizioni erano diventati molto importanti per me. Le regole di Blanche sui numeri e i colori mi davano sicurezza, mi facevano temere meno il vuoto e il buio di cui avevo scoperto l'esistenza al di l della terra. A volte se non c'era nessuno in giro mi pareva di scivolare in quel luogo vuoto, in quel nulla. Sentivo che stava accadendo, e mi guardavo intorno cercando qualcosa a cui aggrapparmi, ma ormai non c'era pi niente.
Nonno Opal avvicin la testa alla TV come avevo fatto io. Guard di traverso lo schermo e scosse la testa. Be', com' che ti piace? Non mi ricordavo che il vecchio bianco e nero faceva sempre questo scherzo. Ho una tele a colori nella mia stanza.
Annuii. E funziona.
Nonno Opal indic l'apparecchio. Fallo ancora. Dai, fammi vedere come si accende e si spegne.
Ripetei l'operazione sette volte. I numeri dispari sono buoni, perfino i tre certe volte, ma non ero sicura di quando i tre erano buoni e quando erano cattivi. Blanche diceva che nei numeri dispari c'era qualcosa di divino. Mi piacevano i numeri cinque e sette - erano sicuri, senza lati cattivi.
Sai cosa mi fa venire in mente? chiese nonno Opal venendo via dalla tele.
No, cosa?
Mi sorrise e gli brillarono gli occhi come se vi danzassero minuscole scaglie di luce. Anche i suoi capelli da angelo, ancora carichi di elettricit dalla tele, pareva danzassero.
Gli andai dietro, curiosa di vedere cosa aveva. Si ferm davanti alla sua porta e io trattenni il fiato. Era pi di due anni che vivevamo insieme e non avevo mai visto la sua stanza. Apr la porta solo a met e ci infilammo nell'apertura di fianco. Quando fui dentro, lasciai uscire il fiato e mi guardai intorno. La vita intera di nonno Opal era ammassata nelle crepe e nelle fessure di quel piccolo spazio. Aveva
un lettino come i nostri e una vecchia poltrona imbottita con l'imbottitura che scoppiava dai braccioli. La poltrona era di fronte al televisore, che stava su una scansia fatta probabilmente dal nonno. Conteneva di tutto. I suoi libri, una vecchia ruota di bicicletta, un sacco di attrezzature per la radio che, diceva, lo sincronizzavano a programmi e comunicazioni da tutto il mondo, una pila di giornali ingialliti, un po' di cose per dipingere, attrezzi da falegname e roba per riparare le bici. Lungo un muro, una piramide di lattine vuote di Coca arrivava fino al soffitto, e ce n'era un'altra incominciata di fianco alla poltrona della tele. Ero cos sbalordita da tutti i suoi fili e arnesi e libri che mi ero dimenticata perch eravamo venuti.
Ora vediamo disse nonno Opal, sfiorando con le dita le file di libri. Aveva libri d'arte e di biciclette, libri scientifici e fai da te e la raccolta completa dell'Encyclopaedia Britannica.
Nello scaffale pi basso stavano i libri sulla scrittura.
Eri scrittore anche tu? gli chiesi, chinandomi e toccando uno dei libri.
Nonno Opal mi schiaff via la mano. Quelli non toccarli.
Saltai indietro. Ma lo eri?
Naa, mi interessava solo vedere come funziona. Sono un autodidatta, veh. Tir fuori un libro e l'apr. Ecco cosa volevo mostrarti. Questo capitolo qua  sui buchi neri. Mi guard. Mai sentito parlare?
No.
Aah! Immaginavo. Sai che cos' una stella, no?
Sicuro dissi. Quelle luci nel cielo.
Sono fatte di gas, sapevi?
Annuii. L'ho imparato a scuola. Idrogeno, quasi tutto.
Lo sai che le stelle possono restare senza carburante?
Come un'auto, vuoi dire?
Pi o meno. La stella diventa rovente e d via tanto di quel gas che lo consuma tutto, e poi indovina cosa?
Scrollai le spalle e tentai di sbirciare sopra la sua spalla
per vedere il libro. Lo allontan. Te lo dico io disse.
Punt il dito sulla pagina e continu.
Vedi, capita che la stella, quando ha perso tutto il carburante, comincia a raffreddarsi e si restringe, come la luce sul tuo televisore, e poi quando si  ristretta abbastanza, la gravit preme sulla stella. Alz gli occhi dal libro.  qui che diventa interessante. La gravit preme tanto sulla stella che la luce, invece di uscire nell'universo dove possiamo vederla, si gira in dentro, come rivoltare un calzino. Vedi, se rivolti quel calzino e tutta la luce che era fuori adesso  dentro, be', allora hai un buco nero, perch senza la luce non puoi vederlo, e la luce non riesce a scappare fuori dal buco.  invisibile.
Proprio come guardare la televisione quando  spenta. Ora immagina tutti quei buchi neri su nel cielo. E lo sai cosa pensano gli scienziati dei buchi neri?
Scossi la testa.
Pensano che se uno potesse entrarci e sopravvivere a tutta quella gravit che gli preme sopra potrebbe viaggiare indietro nel tempo! Cosa ne dici?
Indietro nel tempo? Dove c' scritto? Gli afferrai un braccio e tirai il libro verso di me, per vedere le parole. Dillo di nuovo. Dimmi di questo tornare indietro nel tempo.
Il nonno indic le parole. Vedi, lo spazio e il tempo si ripiegano su se stessi nel buco nero, cos se ci passi in mezzo torni indietro nel tempo. Dicono che nessuno l'ha mai fatto nella realt. Tutta quella gravit che preme da tutte le parti farebbe a pezzi il nostro corpo prima di andar lontano.
E se ci finisse qualcosa di sciolto?
Di sciolto! Come un altro pianeta? Come un gelato?
Nonno Opal scosse la testa. Non lo so, non ho idea.
Studiai la faccia di nonno Opal. Stava tentando di dirmi qualcosa? Di passarmi un messaggio segreto? Mi stava dicendo, senza veramente dirmelo, che Dane aveva viaggiato indietro nel tempo? Lo stava dicendo in modo che Blanche non potesse scoprirlo? Era questo che stavamo aspettando?
Dane si era sciolto in un buco nero?
Nonno Opal arricci il naso. Poi guard la mia mano ancora avvinghiata al suo braccio. Mi buchi il braccio con le tue unghie, ninetta. Si liber e il libro cadde a terra.
Guardai la copertina. Buchi neri lessi.
Gi. Nonno Opal si chin a raccogliere il libro. E parlano di tunnel l nei buchi neri e dicono che se riesci a passare in un tunnel di tarlo potresti uscir fuori in un universo differente. Non  straordinario tutto questo?
Tunnel? dissi, fissando il libro, cercando di pensare, di far quadrare le cose.
Il nonno parlava del viaggio nel tempo, fingendo di non rivelare il messaggio segreto, e io sapevo di dovermene andare.
Il mio cervello galoppava. Dovevo stare sola e pensare, con calma, con attenzione. Pensare allo sciogliersi e ai buchi neri.
Scusami, nonno, devo andare in bagno dissi uscendo all'indietro e lasciandolo a bocca aperta a met di una frase.
Corsi in bagno e mi chiusi dentro a chiave. Entrai nella vasca, tirai la tenda della doccia e mi sedetti a pensare.
E se Dane si fosse sciolto per tornare indietro nel tempo?
Era possibile, no? Se lo aveva fatto, stava probabilmente tornando al momento prima che la mamma venisse investita dall'ambulanza. Per stare bene attento che non andasse in citt a farsi vedere dal dottore proprio quel giorno. L'avrebbe trattenuta a casa, le avrebbe letto le poesie o quel racconto di Kafka sull'uomo che era diventato uno scarafaggio che a lui piaceva tanto. S! Sta leggendo, e lei ascolta a met dondolandosi sulla sedia, con le mani appoggiate sulla pancia, su di me, e pensando a come sar - Dane, e lei, e io, il nuovo beb, in una casetta sul mare. Pensa a me che cresco, che gioco al sole sulla sabbia, che corro con gli altri bambini e bambine, che vado a scuola e ho amici e maestri che mi capiscono. E siamo felici. Dane scrive altri libri, la mamma mi fa i sandwich col tonno e il pomodoro e mi compra i vestiti - rossi, gialli, verdi, arancione, non viola. Non abbiamo bisogno del viola. S, Dane si  sciolto. L'ha fatto per me! E proprio come aveva detto zia Casey, come Dane
stesso mi aveva sussurrato, ritorner, e ritorner con la mamma. E verr qui!  per questo che aspettiamo,  per questo che nessuno pu mormorare il suo nome. Ha un'importante missione e noi non osiamo disturbare l'atmosfera.
Dane e la mamma, i veri venti del cambiamento sono loro!
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Facevo nuove danze. Non spostavo pi i mobili nella stanza grande, vi danzavo sopra. Le torri gemelle di National Geographics
che si ergevano solitarie da quando Blanche aveva buttato fuori il vecchio divano arancione crollarono e io danzavo sopra anche a quelli. Creavo nuove danze per Dane e per la mamma, belle storie sulla nostra nuova vita, di come sarebbe stata. Danzavo ogni volta che potevo, vivendo il sogno dentro di me, vivendolo cos intensamente da parermi pi reale del mondo intorno, pi meraviglioso.
Blanche per poco non mi sorprese a danzare il mio sogno un giorno che entr in casa con il suo nuovo amico, Eugene Wadell. Ero appena saltata da una parte del divano componibile all'altra quando vidi Eugene Wadell che apriva la porta d'ingresso e s'inchinava per lasciar passare Blanche.
Saltai gi dal divano e mi sedetti in mezzo ai National Geographics,
ne presi uno aprendolo come se stessi leggendo da chiss quanto.
Blanche entr nella stanza con gli occhi sorridenti sul signor Eugene Wadell, e ci mise qualche secondo per accorgersi di me.
Misericordia, che disastro! disse vedendomi. Milagros, che cos' che fai?
Alzai la rivista. Sto passando tutti questi National Geographics.
Che ridicola idea. Lanci un'occhiata a Eugene Wadell per ricevere conferma e poi torn a me.
La tua aura dal verde  passata al giallo-arancione. Lo sapevi? disse, e io sapevo che lo diceva per fare un po' di scena.
Significa che pensi troppo a te stessa.  tipico alla tua et, suppongo. Si rivolse al signor Wadell. Compie tredici anni tra due settimane, e cresce come l'erba matta.
Lui annu e apr la bocca come se stesse dicendo Ah, ma non gli usc nessun suono.
Blanche torn a me. Tu continua sempre a vestirti di viola, va bene? Poi calpestando le riviste and in camera nostra, lasciandomi a tu per tu con il buffo signor Wadell.
Stava in piedi davanti a me, e faceva s s con la testa e pareva un birillo da bowling sul punto di cadere. Aveva i capelli pi lunghi da un lato che dall'altro, e questo lo faceva sembrare sbilenco, come se camminando zoppicasse.
Giusto disse. Vestiti di viola. Ti aiuter a prendere contatto col mondo degli spiriti. Spense la cassetta di Mozart di Dane e annu pi volte nel silenzio imbarazzato che aveva creato.
Mi sforzavo di non fissare il suo pancione, e come ballonzolava a ogni piccolo movimento. Affondai la testa nella rivista che avevo sulle ginocchia e finsi di leggere della foresta pluviale.
Pochi minuti dopo Blanche torn con un boa purpureo drappeggiato sulle spalle e un altro paio di scarpe, di quelle coi tacchi alti.
Tir il signor Wadell per la manica e i due se ne andarono, lasciandomi ancora seduta tra le riviste ad ascoltare il clic clic dei tacchi alti di Blanche e il pat pat delle suole di gomma del signor Wadell che scendevano dalla veranda.
Rimuginai su di lei e sul signor Wadell. Uscivano spesso insieme. Si erano conosciuti a una conferenza degli "Altri Regni" e all'inizio lei diceva che non le piaceva perch continuava a starle dietro e a fissarla. Poi salt fuori che avevano lo stesso spirito guida, Rasmus. Blanche disse che non sapeva che fosse possibile avere la stessa guida, ma il signor Wadell le assicur di s.
Zia Casey mi disse che non era da Blanche prendere una cotta per un articolo del genere e che lui doveva avere qualche buona qualit nascosta.
Personalmente penso che sia un grossissimo stronzo
disse. Non sorride mai e ghigna, hai notato? Ghigna come se fosse il Grande Lupo Cattivo venuto a divorare la Nonna e il suo Piccolo Cappuccetto Rosso.
Cercai di parlare con nonno Opal del nuovo amico di Blanche, ma lui era troppo occupato con la sua nuova amica, la signorina Emmaline Wilson, per darci molta importanza.
Emmaline era una cantante di gospel con una voce cos piena e forte che sarebbe riuscita a far crollare le torri di National Geographics senza muovere altro che la bocca.
Anche parlando aveva la voce forte. Era meglio ascoltarla da un'altra stanza che stare dov'era lei.
Spesso trascinava il dondolo del nonno dalla veranda alla macchina dove lui lavorava, e gli urlava mentre il nonno dipingeva.
La sentivo perfettamente da dentro la casa con tutte le finestre chiuse. A nonno Opal non dava fastidio come parlava. Diceva che stava diventando duro d'orecchi.
Sia la signorina Emmaline Wilson che il signor Eugene Wadell erano stati invitati a cena per il mio tredicesimo compleanno, e per una volta non vedevo l'ora che arrivasse la festa, nonostante quei temuti ospiti, perch sapevo che Dane e la mamma sarebbero tornati a casa. Lo sapevo dal momento che mi ero svegliata. Lo sentivo nell'aria.
Tutto era silenzioso quel giorno, nessun movimento sugli alberi, nessun uccello che volava o cantava, nessuno scoiattolo che si arrampicava sui rami. Blanche diceva sempre che quando gli animali non escono dai nidi e dalle tane e lasciano a terra le noci e le bacche che hanno raccolto, quando nemmeno l'aria si muove,  il presagio di un cataclisma, e quel giorno, l'inizio del mio quattordicesimo anno, ogni cosa, ogni creatura attendeva col fiato sospeso la grande venuta di Dane e della mamma.
Blanche aveva fissato la mia festa per le quattro del pomeriggio, cos passai la mattinata a tagliarmi i capelli, per farli assomigliare di nuovo a quelli di Dane. Non usavo lo specchio, mi tastavo solo con le mani, afferravo una ciocca per volta e la spuntavo finch mi pareva andasse bene. Poi
inforcai Etain e gironzolai nei dintorni, individuando noci abbandonate e intimando a ogni singola foglia di non tremare, ondeggiare o cadere. Sentivo un formicolio che mi vagava per la schiena, un bruciore alle dita, e scrutavo nel cielo che si oscurava i segni della loro venuta. Ero sicura che Dane e la mamma sarebbero arrivati quel giorno.
Alle dieci avevo finito di cercare segni premonitori e di girare nei dintorni e mancavano ancora tante ore alla festa.
Provai a mettermi tranquilla al tavolo della stanza grande con il mio quaderno e un piccolo fascio di giornali e riviste.
Erano giornali speciali. In ognuno si raccontava un miracolo.
Era il mio nuovo hobby. Facevo collezione di storie di miracoli. Le ritagliavo dai giornali e dalle riviste e le incollavo sul mio quaderno speciale.
Zia Casey diceva che le collezionavo per collegarmi col mio passato, con la storia della mia nascita. Questo era il nuovo hobby di zia Casey, analizzare la gente. Frequentava i corsi di psicologia all'universit per avere qualcosa da fare la sera quando zio Toole era occupato in non si sa cosa e, come diceva Blanche, era diventata immediatamente un'esperta di tutto.
A Blanche non andava gi. Specialmente dopo che zia Casey le aveva spiegato che se portava sempre quelle tuniche lunghe era per nascondere tutte le delusioni della sua vita. Mi era sembrato sensato finch Blanche mi port a una delle conferenze degli "Altri Regni" e l quasi tutti giravano con le tuniche lunghe.
Avevo in mente di parlarne a zia Casey per sentire cosa ne diceva, ma non capitava pi tanto spesso da noi.
Al mio compleanno ci venne, per. E anche zio Toole, giusto nel momento in cui stavo ritagliando l'articolo intitolato INTERVENTO MIRACOLOSO - MADRE E FIGLI SALVI. Li sentii parlare fuori, o meglio sentii Emmaline Wilson che diceva com'era felice di conoscerli e che aveva conosciuto nonno Opal per via del suo lavoro con le cinture di sicurezza.
Guardai fuori dalla finestra e vidi che si avvicinavano alla casa, cos chiusi l'articolo nel mio quaderno e mi alzai.
Milagros! Che diavolo  successo ai tuoi capelli? chiese zia Casey appena mi vide. Aprii la bocca per parlare, ma lei continu senza darmi il tempo di dir niente.
Come si pu mettere un po' d'ordine in questa sterpaglia, non c' che da raparti a zero. Se avessi dei capelli folti e ricci non si noterebbe tanto, ma con quegli spinaci. Perch non mi hai aspettato?
Zio Toole chiuse la porta dietro a s e guard dalla finestra sopra la spalla. Poi si volt verso di noi e disse: Opal ha una negra l con lui.
Zia Casey spost il peso sicch un osso del bacino venne a sporgere sotto i calzoni di lycra, batt la mano sull'anca e disse: Non scherziamo.
Zio Toole le diede una pacca sul sedere. Non far tanto la furba. Credi sempre di sapere tutto. Corri in giro come una bambinetta, neanche fossi pi piccola di Milagros.
Io corro in giro! Dici che io corro in giro? Be' lascia che ti dica, Toole Dawsey...
Zia Casey non fin mai di dire quello che voleva dirgli perch entrarono nonno Opal e Emmaline Wilson, e il nonno disse che aveva appena sentito annunciare un tornado alla radio. Guardai fuori dalla finestra. Un'aura tra il verde e il grigio avvolgeva la nostra zona. Dane e la mamma stavano arrivando!
Il nonno apriva una finestra dopo l'altra. Milagros disse,
vai a aprire le finestre in camera vostra.
Prima che potessi farlo, Blanche e Eugene Wadell si precipitarono in casa. Sta arrivando un ciclone, dobbiamo scendere in cantina disse Blanche. Presto, non perdete tempo con le finestre!
Scattammo tutti insieme, con zio Toole che si tuffava in mezzo a noi per arrivare alla scala per primo. E ci arriv, capitombolando gi sul sedere e gridando di nuovo Ohi! Ohi!, con gli stivali da cowboy che
vangavano nel nulla, esattamente come la sera che Dane era scomparso. E questa non fu l'unica coincidenza.
La cantina di nonno Opal era di una sola grande stanza, ma mi aveva detto che potevo sistemarne una parte come pi mi piaceva. Uno deve avere un posto che sente suo
disse quando gli avevo chiesto se potevo. Blanche non ne sapeva niente. Nessuno ne sapeva niente. Neppure nonno Opal, veramente. Non aveva mai visto cosa vi avevo fatto e in ogni caso non gli avrebbe fatto impressione: non aveva mai visto la stanza di Dane, la sua caverna. Era questo che c'era l sotto, la stanza di Dane, uguale a come l'aveva lasciata.
Era stato facile. Avevamo dovuto ammassare l sotto i suoi mobili e le casse con la sua roba. Io avevo solo tirato fuori qualcosa e l'avevo sistemata. La scrivania l'avevo spinta sotto la finestra e ci avevo messo sopra la foto della mamma sul cancello. Avevo incastrato il letto nell'angolo in modo che Dane non cadesse quando si girava sul fianco destro.
Cadeva sempre dal letto quando si girava sul destro.
Cambiavo le lenzuola ogni settimana e mettevo sul cuscino il pezzo di cintura che avevo conservato. Avevo sistemato le librerie in modo che formassero le pareti della mia stanza e sopra vi avevo allineato tutti i suoi libri, Joyce e Sartre e Kafka - tutti i suoi preferiti. Sugli ultimi scaffali e sulla scrivania e tutt'intorno alla stanza avevo messo le bottiglie con le candele, e negli ultimi tempi scendevo in cantina, ne accendevo alcune e facevo l le mie nuove danze. Danzavo con l'ombra sul muro. L'ombra di Dane. E lo ringraziavo per essersi sciolto, per aver cercato di salvarmi.
Ecco la stanza, proprio come la notte che Dane era scomparso, solo che le candele non erano accese, e io pensai che queste coincidenze dovevano essere per forza la prova che Dane stava tornando a casa! Lui e mamma si sarebbero fatti vedere da un momento all'altro. Li vedevo, lui e mamma, ancora particelle atomiche dissolte nell'aria che roteavano insieme nel ciclone. E vedevo il ciclone abbassarsi e lasciarli andare, e loro di nuovo interi. E nello stesso istante, nell'istante preciso che i loro piedi toccavano terra, anch'io sarei
diventata intera, non pi nebulosa o vuota o inconsistente, ma reale. Era un piano perfetto. Volevo accendere le candele e issarmi sul letto di Dane e aspettare. Volevo chiudere gli occhi e sentirli arrivare, sentire l'atmosfera cambiare intorno a me, invece tutti erano l, e tutti avevano qualcosa da dire sulla mia stanza.
Blanche quasi svenne quando la vide, si appoggi di schianto a un muro e si port il dorso della mano alla fronte e esclam: Mio Dio! Mio Dio!
Zia Casey dichiar che era un santuario a Dane e che adoravo un uomo che non avevo mai veramente conosciuto.
Disse che avevo bisogno di una buona ramanzina e che se Blanche non lo faceva presto avrebbe provveduto lei.
Zio Toole disse che era macabro, e Eugene Wadell si piazz in mezzo alle candele e proclam che gli stavano inviando misteriose vibrazioni. Zia Casey gli disse di star zitto e di togliersi di l, e nonno Opal volle sapere cosa diavolo stesse succedendo. Poi il signor Wadell si chin e sollev una candela e io lanciai uno strillo perch non volevo che quell'uomo toccasse niente che era di Dane. Emmaline stacc un acuto nella stessa chiave del mio strillo e lo mantenne finch chiudemmo tutti la bocca. Poi attacc a cantare una canzone che si chiama Amazing Grace. La sua voce si impossessava di una parola e la faceva scorrere su quindici note diverse prima di passare a un'altra e inseguire anche quella su e gi per la scala. Tutta la stanza era carica della sua voce ad alto voltaggio. Mi faceva rizzare i capelli in testa e le bottiglie con le candele oscillavano. L'ascoltavamo tutti impietriti ai nostri posti senza poter staccare gli occhi da lei, io meno di tutti.
Quando fu alla fine del verso ricominci tutto da capo con le stesse parole: Amazing Grace, how sweet the sound, that saved a wretch like me. I once was lost but now I'm found, was blind but now I see. (Sorprendente Grazia, com' dolce il suono che ha salvato uno sciagurato come me. Un tempo ero perduto ma ora sono ritrovato, ero cieco ma ora ci vedo.)
Ascoltavo intensamente, e alla quinta volta cantavo insieme a lei nella mia testa, come se le parole fossero fin dall'inizio scaturite da l. Esistevo solo io e quella voce - quella voce ricca, bellissima che cantava le mie parole, le parole scaturite da dentro di me. Emmaline si era trovata a sentirle e le stava traducendo.
Alla settima ripetizione mi sentivo cos emozionata che scesi dal letto, scivolai tra le bottiglie e oltre le librerie fino allo spazio libero, e danzai. E per la prima volta capii quello che Susan mi aveva sempre detto. Diceva che dovevo sentire la musica, sentire il ritmo dentro di me, parlarlo col mio corpo. Quella notte lo feci. Quella notte mi ricordai ogni lezione, ogni combinazione, erano tutte l, tutte le lezioni che avevo cancellato tornarono in me. Tutto era l nel mio cervello, nel mio corpo. Era un miracolo! E quando mi fermai, quando Emmaline Wilson si ferm, compresi che insieme avevamo fatto qualcosa di speciale.
Attesi che Blanche dicesse qualcosa. Attesi che saltasse su e dicesse: Guardate il mio prodigio! Abbiamo un altro prodigio in famiglia! Dane sta certamente tornando, e quando sar qui andremo insieme al mare e affitteremo una casetta, e le faremo i sandwich con tonno e pomodoro e la lasceremo danzare, danzare, danzare!
Blanche apr e chiuse la bocca diverse volte prima che le uscisse qualcosa e infine disse: Quando - dove - come ha imparato? Cosa succedeva alle mie spalle, Opal? Eh?
Non sapevo dove guardare. Nonno Opal stava a testa bassa e si grattava la pittura secca dalle mani, e capii che zia Casey sapeva tutto perch dimostr un improvviso interesse per la foto della mamma. Zio Toole torceva gli occhi in quel suo modo che voleva dire tutti-sanno-qualcosa-tranne-
me, anche se ero sicura che sapeva anche lui ma probabilmente l'aveva dimenticato.
Opal, come hai potuto?
Nonno Opal alz la testa e parl con rabbia e con i capelli che gli danzavano furiosi sulla testa. Blanche, non puoi fare cos. Lei ha diritto di seguire i suoi...
No! No, non sono i suoi, e tu lo sai. L'hai fatto per dispetto.
Per vendicarti di me.
Ascoltami un po'. Nonno Opal punt l'indice tremolante su Blanche. Questa bambina ha il diritto di...
Decido io che diritto ha. Decido io! Blanche sbatteva le braccia su e gi come se stesse affogando nell'acqua.
Tu? Se tu non sai nemmeno se  qui.
Sapevi che non volevo che ballasse. Lo sapevi! Come hai potuto farmi questo? Blanche si rivolse a zia Casey. Ci puoi credere? Alle nostre spalle?
Zia Casey alz gli occhi dalla foto di mamma e poi lanci un'occhiata a Opal e poi a zio Toole e si ferm infine su Blanche. Lascia perdere, Blanche disse. Ormai  fatta, lascia perdere.
Poi, come i cavoli a merenda, si intromise zio Toole, indicando Emmaline: Vogliamo tutti far come che non sia nera?
Il vecchio Opal va in giro con una nera con almeno vent'anni di meno e noi tutti qua a far finta...
Vuoi chiudere quella boccaccia? disse zia Casey, sbattendo gi la foto di mamma. E poi chi sei tu per parlare?
Sei sempre appiccicato a qualche bambola e nessuna ha pi di diciott'anni. Perbacco, dovrei farti arrestare, questo dovrei!
Blanche ci mise di nuovo il becco, accusando zia Casey di sapere delle lezioni e strillando a nonno Opal di ricordarsi dei loro patti e la signorina Emmaline disse quattro sonore parole a zio Toole sicch parlavano tutti insieme e nessuno sentiva niente. Come potevano tornare mamma e Dane con tutta quella confusione?
Basta! strillai. State tutti zitti. State disturbando le vibrazioni.
Loro stanno tornando e io non riesco a sentire.
Smettetela!
Tacquero tutti ma non per causa mia. La luce si era spenta.
Zio Toole accese l'accendino e poi qualche candela nelle bottiglie. Ne prendemmo una ciascuno e ci radunammo al centro della stanza. Fuori era quasi nero e il vento fischiava dalle fessure della finestrella sopra la scrivania di Dane. Poi
il rumore si fece pi forte e la signorina Emmaline riprese a cantare, gareggiando col tonante frastuono all'esterno, e quando tutta la casa si scosse dalle fondamenta, io non capii se era il ciclone che si abbatteva su di noi o la sorprendente grazia.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Il frastuono del ciclone che sradicava la casa di nonno Opal dalle fondamenta e ne scagliava i brandelli al di l della strada ci lasci sordi e tramortiti. Emmaline Wilson mi aveva spinto a terra, e quando il ciclone ci colp, lei era stesa su di me e mi avvolgeva stretta con le braccia. Avrei voluto che non mi lasciasse mai. Era un'esperienza nuova essere tenuta cos, come immaginavo mi avrebbe tenuta la mamma se fosse vissuta, se fosse stata l in quel momento. Capii subito che Dane e mamma non ce l'avevano fatta. Capii che qualcosa non aveva funzionato nel toccare terra. Avevo voglia di dar la colpa a qualcuno e pensai a zio Toole, ma lui era raggomitolato sul pavimento in una palla cos compatta che pensammo ci sarebbe voluto un arnese da falegname per districarlo.
Zia Casey prov a farlo alzare o almeno parlare, ma lui rimase l fisso per un pezzo senza nemmeno guardarla. Noi altri ci spolverammo e esaminammo i nostri corpi e la cantina per vedere i danni.
L'acqua sgorgava dai tubi scoppiati e scorreva sul pavimento verso zio Toole. Zia Casey gli grid di alzarsi se non voleva annegare. Zio Toole sollev la testa e disse: Tutto bene. Tutto bene, sono vivo.
Ma certo, ma certo, baby disse Emmaline con una voce dolce e acuta che non pareva la sua. Poi l'abbass e disse:
Il Signore ha salvato la tua anima depravata perch hai ancora tanto ma tanto da imparare. Sono i buoni che muoiono giovani, non quelli come te.
Ci aspettavamo tutti che zio Toole si mettesse a inveire contro di lei e a dirle parolacce che non avrei dovuto sentire,
ma invece no. Piangeva e scuoteva la testa e un pezzo alla volta il suo corpo si distese. Si alz, con le lacrime che gli scorrevano ancora gi per le guance, e la cicatrice pallida e lucida di sudore sulla fronte. Con le braccia grosse e muscolose tese davanti a s cammin verso zia Casey, rigido come una mummia. Ci tirammo tutti indietro, tutti meno zia Casey.
Lei rimase ferma e lasci che lui si buttasse su di lei e la scongiurasse di perdonargli tutte le pene che le aveva causato.
Ti giuro, pupa, ti ripagher di tutto.
Zia Casey, barcollando sotto il peso delle sue braccia, indic il cielo. Non ti pare che in questo momento abbiamo problemi pi grossi di cui preoccuparci? Su, fatti forza e aiuta Opal a uscire. Ma dico, proprio il momento giusto per una conversione. Zia Casey se lo lev di dosso, ma vidi che intravedeva qualche speranza di mutamento.
La scala che portava di sopra era sprofondata per lo strappo della casa che veniva risucchiata via. Le librerie di Dane erano crollate frantumando gran parte delle bottiglie.
Nonno Opal si era aperto a calci la strada tra le macerie ed era all'altro capo della stanza che spostava insieme a Eugene Wadell un pezzo di qualcosa che bloccava l'uscita dalla cantina al cortile dietro. Blanche li incoraggiava. Finalmente sgombrarono un passaggio per raggiungere la porta.
Nonno Opal l'apr e ci buttammo fuori, felici di trovare che il mondo c'era ancora. Sollevai la faccia verso la pioggia e vidi il sole che cercava di affacciarsi in mezzo alle nuvole d'argento.
Nonno Opal indic il suo garage. Ohi, guardate un po',  ancora in piedi! Il ciclone l'ha saltato.
Barcollammo su per la salita dietro la casa di nonno Opal fino a davanti il garage. L'auto di Emmaline Wilson, su cui nonno Opal stava lavorando quando il ciclone s'era abbattuto, il pickup di zio Toole e il furgone di Blanche erano ancora in fila sul vialetto. Blanche disse che ringraziava il cielo di non aver parcheggiato il furgone davanti alla veranda, per una volta. Eugene Wadell disse che era perch guidava lui. Era lui che aveva salvato il furgone. Ci guard tutti,
aspettandosi credo che cadessimo sulle ginocchia a ringraziarlo.
Blanche gli prese la mano e sorrise, ma noi altri seguimmo nonno Opal in strada per vedere quali altri danni aveva subito il quartiere.
La casa di nonno Opal era stata colpita pi di tutte, ma travetti e tegole erano volati tutt'intorno, danneggiando i tetti dei vicini e fracassando finestre. Il grosso della casa era finito sul prato oltre la strada, e fu l che si diresse nonno Opal. Noi gli trottammo dietro.
Salt sul cumulo che era stata la sua casa e si mise a frugare tra la roba, tirando su libri e attrezzi e mettendoli da parte. Altra gente usc dalle case e si avvicin, e poich nonno Opal non diceva niente, nessun altro disse niente. Salirono in cima al mucchio e tirarono fuori tutto quello che potevano.
Quando ne avevano una bracciata, la portavano oltre la strada e la depositavano nel garage di nonno Opal.
Lavorammo tutti in quello strano silenzio per quasi un'ora, scavando e trasportando e mettendo gi, e tornando a scavare. Era come se stessimo ancora aspettando il temporale, ancora tesi, col fiato sospeso. Poi nonno Opal salt su e grid: Trovati, per la miseria!
Alzammo tutti la faccia dai nostri scavi per vedere cosa sollevava sopra la testa. Parevano tre scatole schiacciate di carta da ufficio tenute insieme con lo spago.
Poi Blanche disse: I suoi manoscritti! I manoscritti originali.
Com' che li hai?
Me li ha dati lui, ecco come disse nonno Opal. Salt gi dal cumulo della sua casa e marci verso il garage, tenendo stretti tra le braccia i manoscritti di Dane. Poi si lasci cadere in una delle sedie a dondolo che qualcuno aveva portato l ed ebbe un attacco di cuore.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Dovetti viaggiare nel furgone insieme a Blanche e a Eugene Wadell. Eravamo i primi dietro l'ambulanza. Poi venivano zia Casey e zio Toole, e dietro a loro Emmaline Wilson.
Blanche non parl nel furgone. Sedeva vicino al signor Wadell che guidava, e fissava fuori. Non la vidi sbattere le palpebre nemmeno una volta. Il signor Wadell le disse che sarebbe andato tutto bene e io mi chiesi come lo sapesse.
Nonno Opal era arrivato alla camera di rianimazione un buon quarto d'ora prima di noi, e un'infermiera ci disse che
lo stavano gi vedendo i dottori. Aspettammo nella sala d'attesa affollata. Blanche era al banco a compilare moduli,
il signor Wadell aveva contato chi voleva da bere e stava infilando monete nella macchinetta, e zia Casey e zio Toole erano in piedi in un angolo molto vicini e si parlavano teneramente.
Io stavo alla finestra e guardavo tutte le macchine nel parcheggio. Cercavo di mantenere la testa fissa sulle macchine, sulla donna con i
fiori che si affannava verso l'ospedale. Guardavo un uomo calvo che si allontanava dall'edificio come se avesse portato anche lui dei fiori a una persona che amava e si sentisse perso adesso che non li aveva pi. Mi sforzai di pensare a loro, di chiedermi come fossero, ma la mente tornava sempre sui miei guai. Cos'era successo?
Perch Dane e mamma non erano tornati? Perch nonno Opal aveva avuto un attacco di cuore? Io cos'avevo fatto?
Sarebbe morto? Dove sarebbe andato se moriva?
Avrebbe visto mamma? Cosa avevo fatto di male?
Forse era la mia volont. Forse la mia volont non era abbastanza forte. O forse era come mi aveva detto Blanche una volta tanto tempo fa quando mi aveva sorpreso con la
sua tabella Ouija. Me l'aveva strappata via e mi aveva detto di non ficcarmi nelle sue faccende e di non chiamare i morti senza sapere quello che facevo. E poi nascose la tabella Ouija. Era questo che avevo fatto? Avevo chiamato i morti e rovinato qualcosa?
Forse avevo voluto talmente tanto che Dane e mamma tornassero che li avevo spinti a tentare di venire prima che fossero pronti. Forse la mia volont era abbastanza forte da evocare il ciclone ma non abbastanza forte da far tornare Dane e mamma interi. O forse era stata la mia danza. Quella danza aveva fatto irritare tutti, aveva agitato nonno Opal, aveva disordinato le cose. Non avrei dovuto ballare; avevo confuso le cose, avevo confuso Dane e la mamma.
Sentii Emmaline Wilson dietro di me. Perch non vieni a sederti qui accanto, angelo? Mi voltai. Era seduta su un divano e batteva con il palmo della mano sul sedile vicino.
Esitai. Forse era stata lei stringendomi a s laggi in quella cantina, bloccandomi in modo che Dane e la mamma non erano nemmeno riusciti a vedermi. Forse ero stata io con il fatto che amavo la sua voce e sentirmi protetta da lei, che amavo la pressione del suo corpo sul mio.
Andr tutto bene disse, come il signor Wadell.
Cosa avrei fatto senza nonno Opal?
Non preoccuparti, si rimetter disse Emmaline, come se avessi fatto la domanda ad alta voce. Quell'uomo fa ogni giorno miglia e miglia in bicicletta. Caspita, la mia casa  a pi di cinque miglia dalla sua, e lui pedala andata e ritorno e ha ancora l'energia di fare la ruota. Si rimetter, vedrai.
Dobbiamo solo lasciar passare questo brutto momento, tutto qua.
Sollevai la testa, colpita. Lo diceva sempre Dane dissi.
Dane?
Annuii. Dane diceva: "Devo solo lasciar passare questo brutto momento. Solo aspettare che passi, e tutto torner a posto".
Emmaline Wilson batt di nuovo il palmo della mano sul sedile accanto a s.  cos, angelo. Aspetteremo insieme
che passi questo brutto momento. Vieni a sederti qui vicino a me.
Mi sedetti e lasciai che mi prendesse una mano tra le sue.
Non sapevo quanto fosse fredda la mia finch non me la prese e me la massaggi. Non sapevo che mi dolessero le giunture.
Facevo finta che non me la tenesse. Facevo finta di non esserci. Era questo che avrei dovuto fare nella cantina.
Avrei dovuto ignorare tutto tranne il temporale. Tutti avremmo dovuto. Non ci eravamo concentrati. La risposta era questa. Dovevo aspettare che Dane mi desse un segno che stare con Emmaline era la cosa giusta. Ma forse era un segno dire che dovevamo solo lasciar passare questo brutto momento. Chiss.
Mi ricordai di quando sentivo Dane passeggiare nella caverna parlando tra s. Sentivo che stracciava i suoi fogli, quelli che aveva appena scritto. Una volta perfino mi sembr di sentirlo piangere.
Mi spostai pi vicina a Emmaline e lei mi appoggi il braccio sulle spalle. Sentivo il suo profumo dolce, come di gigli.
Chiusi gli occhi e feci finta che fosse la mamma ad abbracciarmi.
Probabilmente andava bene se pensavo che era la mamma. Se le cose avessero funzionato, se io mi fossi comportata bene, sarebbe stata lei a tenermi in quel modo, e Dane starebbe misurando il pavimento dell'ospedale aspettando notizie del suo pap e dicendo che dovevamo solo lasciar passare quel brutto momento. Mamma e Dane, Dane e mamma, dov'erano? Cosa ne sar di nonno Opal? E di me?
Eugene Wadell arriv con le nostre bevande e ce le distribu.
Credo che se potessimo riunirci in cerchio e concentrarci sul cuore e sulla circolazione del signor McCloy - voglio dire, se potessimo visualizzare la guarigione... La voce del signor Wadell si affievol e lui cerc Blanche con gli occhi.
Come a dire pregare disse Emmaline.
Uh. Il signor Wadell stacc la linguetta della sua lattina di Sprite e ne bevve un sorso.
Blanche gli si avvicin da dietro. No disse.  pi come una seduta spiritica, quando si visualizza la persona che si cerca di contattare, solo che questa volta contatteremo il cuore di Opal e gli diremo di riprendere a battere. Guard il signor Wadell. Ma non credo che Opal vorrebbe...
Emmaline si alz, tirandomi su insieme a lei. Mia cara, se non sta battendo, vuol dire che  morto.
Zia Casey e zio Toole la sentirono e si precipitarono verso di noi.  morto? dissero insieme, cercando la risposta su tutte le nostre facce.
Rispose il dottore. Ci aveva raggiunto alle spalle e aveva l'aria stanca e grigiastra come se fosse in servizio da giorni e giorni. Parlava come se sospirasse. Il signor McCloy sta bene.
Sia lodato il Signore disse Emmaline.
Il dottore parl con lei come se l non ci fossero che loro due.
 stato un attacco leggero, ma naturalmente lo teniamo qui alcuni giorni in osservazione. Se vuole vederlo passi alle informazioni e le daranno il numero della sua stanza. Poi le fece l'inchino e se ne and.
Nonno Opal era sveglio quando entrammo nella sua stanza. Aveva un'endovena infilata nella mano e un tubo di ossigeno nel naso. Era pallido, e anche i capelli parevano malati, appiattiti sul cranio e sulla faccia, ma gli occhi erano aperti e vigili.
Bene, bene, bene disse, sollevando un poco la mano libera dal letto.
Corsi al suo fianco. Volevo arrivarci prima degli altri senza che mi spingessero da parte. Volevo vederlo. Blanche era dall'altro lato e non diceva niente.
Gli toccai il braccio, e lui mi prese la mano. La sua mano era fredda come la mia, e tremava; tremavano sempre le sue mani. Mi aveva detto una volta che era perch beveva troppa Coca, ma Blanche aveva detto che aveva problemi nervosi.
Era per questo che aveva avuto l'attacco di cuore?
Milagros. Aveva la voce rauca. Si tolse il tubo di ossigeno dal naso e toss, poi se lo rimise.
Mi dispiace dissi.
Ehi! Va tutto bene, no?
Mi strinsi nelle spalle.
Ma certo. Tu non c'entri per niente. Guard gli altri:
Quanto mi tocca restare in questo lazzaretto?
Solo qualche giorno, credo disse Emmaline. Blanche rimase zitta e esamin l'ago conficcato nella mano del nonno.
E dopo? Avete pensato dove andremo a abitare tutti?
Ne avete parlato?
Noi torniamo a casa in mattinata disse zio Toole, stringendo col braccio le spalle di zia Casey. Una volta che siamo sicuri che stai bene e tutto.
Opal, puoi stare da me per un po' disse Emmaline. Zio Toole lasci partire un fischio. Lei lo ignor. Anche Milagros e Blanche.
Milagros non va a stare n con te n con lui disse Blanche, riscuotendosi e allontanandosi dal letto. Tutte queste manovre con le lezioni di danza dietro alle mie spalle. No, andremo a stare dalla signora Hewlett, cos sar comoda per le riunioni degli "Altri Regni". E se non ha posto in casa sua, staremo nel negozio. Blanche si gir per cercare il signor Wadell. Era vicino alla porta e finiva di bere la sua Sprite, guardando nel corridoio.
Poi nonno Opal mi disse: Ninetta, fai una corsa e vammi a prendere una Coca, ho la bocca secca come il deserto.
Alzai la lattina chiusa di Coca che tenevo nell'altra mano.
Puoi bere la mia dissi.
Naa, voglio una di quelle. Accenn con gli occhi verso la porta e la lattina di Sprite del signor Wadell. Va' a prendermi una di quelle.
Girai gli occhi su tutti gli altri, poi di nuovo sul nonno.
Ma ti lasceranno...
Non m'importa quello che lasciano o non lasciano. Portami una di quelle dannate Sprite!
Blanche mi diede i soldi e io le diedi la mia Coca e corsi
fuori dalla stanza. Sapevo che quando tornavo sarebbe stato gi tutto deciso. Temevo che io e Blanche saremmo finite ad abitare con Eugene Wadell, e avevo il segreto sospetto che lui vivesse con una mamma novantenne che l'aiutava ancora a vestirsi ogni mattina. Portava sempre i pantaloni legati sopra la pancia ballonzolante, e la camicia aveva l'aria di essere stata ben incalzata dentro dalla sua mamma prima di uscire. Oltre a questo, non mi fidavo di lui. Vero che pareva che nonno Opal stesse bene, ma non ero sicura che Wadell sapesse predire il futuro. Zia Casey aveva detto una volta che il contatto e le vibrazioni mistiche che lui diceva di provare erano delle balle colossali, e io ero d'accordo.
Diceva che Wadell ronzava intorno a Blanche solo per carpirle i suoi segreti. Crede che nasconda un mare di trucchi e vuole scovarli disse. Aspetta che scopra che lei fa sul serio.
Allora nonno Opal aveva detto: No, aspetta che Blanche scopra che lui  tutto una montatura, e vedremo volare le polveri.
Infilai le monete nella macchinetta e premetti il bottone della Sprite. Tornando indietro, mi figuravo come sarebbe stato vivere tutto il tempo con Emmaline. Vedevo che la sua casa era linda come uno specchio e con tutti i mobili bene imbottiti di piuma. La sentivo cantare in cucina, mentre invitanti sughi e salsine bollicchiavano e danzavano allegramente nelle pentole.
C'era un grande silenzio quando rientrai nella stanza.
Tutti si voltarono a guardarmi. Passai tra loro e posai la lattina sul tavolino da notte del nonno. Lui la guard come se fosse arsenico. Quando mi girai, zia Casey mi tese le braccia.
Si era appena passata una mano fresca di rossetto scarlatto, scarlatto come fuoco e rabbia, e mi sorrideva con un ambiguo sorriso, un sorriso finto, distorto, che mi spavent.
Mi ritrassi da lei.
Allora disse con una voce stridula e strana, cosa ne pensi di venire a stare con tua zia Casey? Non sarebbe una pacchia? Una vera vacanza?
Zia Casey continuava a sorridere e zio Toole le and vicino, avvolgendole di nuovo le spalle col braccio, come se fosse appiccicato con la colla.
Tu, io e Blanche? chiesi.
Blanche e nonno Opal si scambiarono un'occhiata, e io seppi che andavo da sola. Feci s con la testa. Avevo capito.
Sapevano che era tutta colpa mia.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Salutai nonno Opal il pomeriggio del giorno dopo. Era seduto nel letto dell'ospedale con un'aria molto pi normale senza il tubo che gli usciva dal naso. Emmaline era su una sedia vicino a lui.
Ehi, ninetta disse. Non sono contagioso, vieni pi vicino che ti veda.
Mi avvicinai piano piano e mi appoggiai al letto, toccando la coperta vicino alla sua mano.
Hai Etain con te?
Scossi la testa. Non sapevo che potevo prenderla.
Certo che puoi. Credevi che ci andassi io? Ora fai fermare Casey e Toole davanti al garage e te la porti via, capito?
S signore dissi.
Emmaline si alz e mi picchiett la spalla. Verrai a trovarci, vero?
S signora dissi io.
Nonno Opal batt la mano sulla sbarra del letto. Ehi, non  per sempre. Appena  pronta la mia nuova casa staremo di nuovo insieme come prima.
Blanche disse quasi la stessa cosa quando ci salutammo.
Era nel garage di nonno Opal a prendere le sue mercanzie.
Sar solo per qualche settimana disse. Giusto per sistemare le cose. Ecco il numero della signora Hewlett nel caso ti serva qualcosa, e hai gi il numero del negozio, no?
S.
Mi raccomando, vieni a trovarmi spesso e vestiti di viola.
Ti mander dei soldi, e tu vai a comprarti qualcosa di nuovo. Qui c' una sommetta extra per il tuo compleanno.
Il mio regalo - tutta quella roba - si  rovinato. Agit la
mano verso i nostri beni accatastati in mucchi umidi nel garage.
Girai la testa e scrutai nei mucchi, pensando di vedere il suo regalo schiacciato e bagnato e avvolto nella carta da regalo con gli angeli della signora Hewlett - un'idea suggerita dal defunto signor Hewlett tramite Blanche. Invece vidi l'accappatoio di Dane, e appena Blanche mi ebbe dato il suo addio finale corsi all'ammasso di indumenti bagnati, lo tirai fuori, e me lo tenni addosso tremando per tutto il viaggio nel pickup di zio Toole fino in Alabama.
L'ultima volta che ero stata a casa di zia Casey e di zio Toole era stato circa due mesi prima che Dane si sciogliesse.
Era il compleanno di zio Toole e mangiavamo maiale allo spiedo nel cortile dietro la casa insieme a tutti gli amici di zio Toole che lavoravano con lui nei traslochi. Dane era rimasto in casa con Blanche e con le donne che cucinavano i fagioli e i cavoli verdi e le altre verdure. Aveva dichiarato che non mangiava pi carne di maiale e si era seduto in un angolo scribacchiando qualcosa sull'agenda che si portava sempre dietro. Blanche gli disse che non era per il maiale che stava in casa, ma per la compagnia. Disse che per natura aveva sempre preferito la compagnia delle donne. Dane chiuse di scatto l'agenda e disse che se voleva proprio sapere la verit, lui preferiva non aver nessuna compagnia, e specialmente la sua. Poi se ne usc infuriato e and a sedersi nel furgone con cento gradi di caldo e si rifiut di rientrare.
Nella casa di zio Toole e di zia Casey non era cambiato niente da quell'ultima visita. L'odore stantio di sigarette invadeva ancora la casa - le tende, i tappeti, i mobili, i vestiti, perfino i piatti. Il primo bicchier d'acqua mi riport tutto in mente. Ogni cosa sapeva di cenere.
Il soggiorno e la stanza da pranzo erano ancora zeppi del ciarpame di zio Toole, roba che la gente che cambiava casa non voleva pi. Gli davano stufe e ventilatori rotti, tostapane e televisori guasti. Sedie con lo schienale staccato e divani con l'imbottitura che scoppiava dagli squarci come capsule di cotone appena germogliate erano
accatastati uno sull'altro in attesa di essere riparati. Vidi il
familiare cumulo di scarpe - le stesse scarpe coi tacchi alti di zia Casey, d'oro e d'argento o bianche e nere, e gli stessi vecchi stivali da lavoro di zio Toole, tutti ammucchiati insieme davanti all'armadio dell'ingresso. L'unica cosa diversa era il tavolo di cucina.
Una volta era ingombro di vecchi giornali e delle tazze e piatti e cannoni in miniatura dei Confederati che zio Toole
collezionava. Tutto questo era stato spostato sui ripiani delle credenze per lasciar posto al corso di psicologia di zia Casey. Ora il tavolo era coperto di libri e di fogli, e c'era una macchina per scrivere e un gigantesco portacenere dei Confederati colmo di cicche.
Mi misero a dormire nella stanza delle parrucche di zia Casey. Teneva tutto l'armamentario per tagliare e cucire su un lungo tavolo uguale a quello della mia vecchia scuola di danza, con sopra la caffettiera da trentadue tazze. Lei teneva le parrucche su delle teste di plastica allineate sui ripiani di fronte al divano con lo schienale rotto che divenne il mio letto. Le teste non avevano faccia, solo delle cavit dove avrebbero dovuto esserci gli occhi e un monticello al posto del naso e niente bocca. Di notte quelle teste mi fissavano, mi guardavano dormire, mi bisbigliavano incubi nelle orecchie.
Non dormivo pi molto. Mi immaginavo che fosse solo per qualche settimana. Potevo fare a meno di dormire per qualche settimana. Ma poi le settimane diventarono mesi e facevo ancora fatica a dormire, ero ancora in Alabama, vivevo ancora con zia Casey e zio Toole.
A scuola, ebbi dei guai per aver cancellato il mio nome dalla lavagna. L'insegnante di inglese aveva scritto sulla lavagna i nostri nomi a gruppi. Io ero nel gruppo del mercoled.
Il mercoled quelli del mio gruppo dovevano leggere i loro racconti alla classe. Non mi piaceva vedere il mio nome laggi, separato da me. Non mi piaceva andare a casa sapendo che il mio nome era rimasto sulla lavagna, e temevo di tornare a scuola la mattina e di trovare che il mio nome non c'era pi. Cancellai il mio nome. Me lo ripresi.
L'insegnante di inglese lo riscrisse. Lo cancellai di nuovo, e lui mand una nota a zia Casey.
Zia Casey era troppo occupata. Lavorava tutto il giorno al suo salone di bellezza e andava all'universit tre sere alla settimana. Quando era in casa litigava con zio Toole o cuciva le parrucche nella mia stanza. Non potevo disturbarla.
Diedi la nota a zio Toole. Dal ciclone in poi, passava le sere libere steso sul letto a guardare la TV e pareva una specie di distributore di vizi. Aveva sempre una birra appoggiata sul petto e una sigaretta di riserva per quando spegneva quella che gli pendeva dalla bocca nella lattina di birra vuota sotto l'ascella. Passava ore fumando e bevendo e premendo i tasti del telecomando.
Zio Toole lesse la nota.
Dice qua che cancelli il tuo nome dalla lavagna.
 vero.
E con questo?
Mi strinsi nelle spalle, e lui scosse la testa.
Trovami una penna che ti firmo 'sta roba.
Gli portai la mia penna e lui scrisse "E con questo???"
sotto alla nota e la firm.
Consegnai la nota all'insegnante di inglese prima di andare a casa quel pomeriggio e cancellai il mio nome. Sentii l'insegnante sospirare dietro a me. Il giorno dopo era mercoled e c'era di nuovo il mio nome sulla lavagna. L'insegnante mi fece leggere il mio racconto per prima. Avevo scritto la storia di una ballerina che amava fare piroette. Le faceva in continuazione - mattina, pomeriggio e sera - e divent cos brava e cos veloce che cominci a roteare come un ciclone. Roteava cos veloce che non riusciva a fermarsi.
Divenne sempre pi sottile finch divent fine come un ago.
Roteava ancora perch non riusciva a fermarsi. Rote finch scomparve.
L'insegnante mi ricord che la storia doveva essere su una vacanza immaginaria e non l'immaginazione in vacanza, e io gli dissi che era veramente una vacanza immaginaria.
I compagni risero.
Alla fine della lezione, l'insegnante cancell il mio nome dalla lavagna. Lo sfreg via, lo elimin. Gli chiesi di riscriverlo in modo che potessi cancellarlo io. Si rifiut e mi disse che ne aveva abbastanza delle mie cretinate. Da allora non scrissi pi il mio nome sui miei compiti e gli insegnanti mi diedero zero. Mi dissero che mi avrebbero dato un vero voto se avessi scritto il mio nome sui fogli e li avessi riconsegnati.
Zero  un vero voto. Non scrissi il nome. Alla fine dell'anno ricevetti tutti "non classificata" sulla pagella. Non la mostrai a zio Toole n a zia Casey e loro non mi chiesero mai di vederla.
Zio Toole voleva un bambino.  per questo che litigavano ultimamente.  di questo che parlavano e discutevano. Zio Toole diceva che il ciclone gli aveva chiarito tutto. Diceva che avremmo potuto morire tutti. Voleva un bambino per perpetuare il nome dei Dawsey.
Di sera, seguiva zia Casey da una stanza all'altra, entrando anche nella mia stanza se era l che si era sistemata zia Casey, e riprendeva a bisticciare sulla faccenda dei bambini.
E ogni volta che bisticciavano io chiudevo gli occhi e mi ritiravo nel mio posto sicuro, nel posto con i prati verdi e la coperta di farfalle. Il posto dove un tempo parlavo con Dane.
Lui non era pi l. La sua voce era sparita. Sapevo che era troppo deluso di me per parlare, e che il mio tentativo di far tornare lui e la mamma, forzandoli a comparire per il mio tredicesimo compleanno - e proprio tredici, un numero che porta sfortuna - aveva solo allontanato Blanche e nonno Opal, senza che Dane e la mamma mi fossero pi vicini. Li avevo persi tutti. Mi erano rimasti solo zia Casey e zio Toole,
e loro litigavano per avere o non avere bambini.
Bambini! mi ricordo che urlava zia Casey, irrompendo nel mio mondo fatato. Che bisogno ho di bambini? Ne ho gi uno di bambino, e non sto parlando di Milagros. E poi lo sai che ci eravamo messi d'accordo tanto tempo fa di non avere bambini, che ne avevo abbastanza di tirar su dei beb.
Ma su, bambola, ogni donna vuole un fagottino da coccolare.
Non  naturale non volerlo aveva piagnucolato zio Toole.
Mi stai dicendo che non sono normale? Non cercare di usare la psicologia contro di me. In tutti i modi, appena avessi un beb che mi tiene legata in casa, scapperesti via subito come al solito. Ti conosco, Toole Dawsey, ti sentiresti subito annoiato e irrequieto. Annoiato e irrequieto, annoiato e irrequieto, sono i tuoi secondi nomi.
Zia Casey non aveva torto. Zio Toole non poteva mai star fermo. Perfino quando era steso sul letto a guardare la TV, non si fermava sullo stesso canale per pi di un paio di minuti, e trafficava sempre con le lattine di birra e cincischiava il pacchetto di sigarette. Zia Casey gli disse che aveva disturbi di concentrazione, e che un figlio li avrebbe avuti tali e quali. Gli lesse tutto al riguardo da un suo libro di psicologia, facendogli notare che nel caso descritto la persona passava sempre col rosso (come faceva lui), ma zio Toole non l'ascoltava.
Zia Casey disse che aveva bisogno di una cura. Si era persuasa che pi o meno tutti avessero bisogno di una cura.
Disse che io avevo bisogno del Prozac. Devi avere una depressione cronica mi disse un giorno davanti alla signora Beane, che era venuta per l'ultima prova della sua parrucca.
Non parli pi. Vagoli per la casa come un fantasma. Sul serio, non so mai cosa pensi. Una volta parlavi. Mi mostravi la lingua, ti ricordi? Quando eri pi piccola? Scosse la testa e lisci i nuovi capelli della signora Beane.
Zia Casey fece girare la signora Beane. Prima non era cos. Aveva un po' di vita. Saltava sempre sui mobili e chiedeva a Dane - suo padre - di guardarla. "Dane, Dane, guardami, Dane" disse, imitando me. "Guarda. Dane, guarda.
Dane, Dane, guarda questo". Si gir per vedere se stavo ascoltando.
Stavo ascoltando.
Penso che il viola ti deprima disse prendendo le forbici e tagliando dei capelli invisibili alla base della parrucca.
Blanche non c', perch non provare col verde o col rosso
- o col rosa. Il rosa  carino. E potresti lasciarti ricrescere i capelli e ti comprerei i nastri - rosa e rossi e verdi, anche scozzesi. Non crede che il rosa le starebbe bene, signora Beane?
Mi tenni il viola. Il viola era spirituale, il viola era potere.
Il viola mi proteggeva dalle teste senza faccia, e dal cancro, e dal buio. Mi era venuta la paura del buio, di cosa poteva starci in agguato. Mi mettevo l'accappatoio di Dane, sopra il viola - uno scudo doppio.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Quell'estate, Blanche and in Grecia con il signor Wadell e lo spos, in mezzo alle rovine di un'antica cattedrale vicino al tempio di Esculapio. Seppi che se n'era andata solo quando zia Casey mi porse una sua lettera, dicendo che secondo lei Blanche doveva aver scoperto la sola buona qualit del signor Wadell: aveva molti soldi.
Milagros,  ridicolo che Casey non ti abbia raccontato che andavo in Grecia e che mi sposavo. Quando riceverai questa lettera saremo qui da un pezzo e io sar una vecchia signora sposata, ma Casey, la psicologa, ha insistito che te lo dicessi io, e cos adesso lo sai. Ci siamo sposati tra queste rovine sotto a dei bellissimi pini, almeno penso che siano pini. Il posto  un santuario dedicato al dio medico greco Esculapio, e in quei vecchi tempi i pazienti dormivano nell'edificio chiamato abaton dove il dio li visitava in sogno e miracolosamente li guariva! 
molto eccitante. Le storie di alcuni miracoli e guarigioni magiche le hanno scolpite nella pietra qui. Be', Eugene e io abbiamo tenuto una seduta e abbiamo contattato l'antico dio e lui ci ha dato i poteri di guarigione. Mi ha visitata diverse volte nei miei sogni. Quando torneremo negli States ( cos che si dice qui quando si parla di tornare a casa) ci faremo il nostro santuario dalle foto di questo qui. Non il Ginnasio o altri edifici, ma avremo i bagni per le guarigioni e l'abaton dove si dorme e si ricevono le visite risanatrici. E allora, che ne dici?
Che ne dici della tua vecchia Blanche sposata?
Ti mando una cosa veramente speciale per posta. Potrebbe
arrivarti dopo mesi, sai, deve fare tutta la strada dalla Grecia fino in Alabama! Adesso sai cosa sta succedendo.
Blanche.
Quando ebbi letto la lettera, zia Casey entr nella mia stanza. Si sedette al tavolo delle parrucche e prese in mano la parrucca bionda con l'ago e il filo che penzolavano all'interno e disse: Perci, te l'ha detto?
Che si  sposata? S.
Non  una bomba? Blanche sposata. E chi avrebbe pensato che quel piccolo cialtrone era ricco.
Cos' che fa?
Fare? Penso che non faccia niente. Forse ha vinto al lotto, o forse li ha rubati, non so.
Quando torna Blanche? Quando andr a stare di nuovo con lei e nonno Opal?
Milagros disse zia Casey, fermandosi con l'ago in una mano e la parrucca in bilico sull'altra. Dobbiamo parlarci a cuore aperto. Infilz l'ago nella cupola della parrucca e tir il filo. Ripiegai la lettera di Blanche nella sua busta e attesi.
E che adesso che Blanche  sposata andr a vivere con quell'Eugene Wadell. Ha una casa nel Tennessee.
Nel Tennessee?
Zia Casey sollev la parrucca e la scrut all'interno come se stesse per calzarsela sulla faccia. Gi, nel Tennessee.
Sbuc da dietro la parrucca. Andiamo, hai tredici anni, lo sai come vanno le cose.  una sposina. Ha bisogno di star sola con il suo maritino.
Scrollai le spalle. Lo so. Va bene. Nonno Opal e io possiamo sbrigarcela benissimo da soli. Lo facevamo gi prima, in ogni caso. La sua casa sar presto pronta, scommetto, e noi...
Zia Casey scosse la testa. Ci sono un sacco di complicazioni con l'assicurazione e tutto. La sua casa, chiss quando ce la faranno a finirla, e comunque,  deciso, resti qui con noi.
La faccia di zia Casey torn nella parrucca, e io rimasi seduta sul mio letto, il letto che veramente era un divano, solo che zio Toole o qualcun altro ci aveva segato via lo schienale.
Cacciai la lettera in tasca e mi alzai.
Bene dissi. Vado a fare una corsa su Etain.
Brava. Buona idea. Zia Casey salt fuori da dietro la parrucca e sorrise, e per una volta non aveva rossetto appiccicato sui denti.
Persi la lettera di Blanche durante quella biciclettata.
Non so come. Dev'essermi caduta dalla tasca dell'accappatoio di Dane. Il vento deve averla portata via.
Non parlammo di Blanche n del suo matrimonio n del Tennessee per tutta l'estate. Non parlai neanche d'altro quell'estate perch non c'era nessuno con cui parlare. L'impresa di traslochi di zio Toole aveva tanto lavoro che lui rientrava sempre tardi la sera, certe volte addirittura dopo mezzanotte, e poi doveva alzarsi alle sei il giorno dopo e andare a caricare un altro camion. Tornava a casa stanco, sporco e lamentoso.
Zia Casey aveva deciso di prendere la laurea in psicologia invece di seguire dei corsi a casaccio, e ogni minuto libero che aveva lo passava all'universit. Aveva anche cominciato a vestirsi diversamente. Invece della lycra e delle camicette attillate e luccicanti, portava jeans informi e T shirts extralarge e calzini e larghi sandali piatti senza la cinghietta dietro che le volavano sempre via dai piedi. Dovette imparare una nuova maniera di camminare. Aveva i capelli pi lisci e meno ispidi, e se li tingeva sempre di rosso e non si truccava quasi niente. Mi ricordava Susan, la mia vecchia maestra di danza.
Chiesi a zia Casey se potevo riprendere le lezioni di danza visto che sarei rimasta da loro, e lei divent pallida e mi disse che era meglio di no.
Io comunque danzavo. In casa non c'era nessuno. Imparavo da sola. Danzavo ogni giorno, danze lente e silenziose, movimenti senza musica. Non potevo suonare nessuna musica perch dovevo stare in ascolto nel caso Dane mi avesse
perdonato e volesse parlarmi di nuovo. Decisi che doveva essere tornato indietro nel tempo, aver incontrato la mamma, e insieme a lei aver attraversato uno di quei tunnel di cui mi parlava nonno Opal. Un tunnel per passare in un universo parallelo. Ecco dov'erano, in un universo parallelo, e aspettavano che io trovassi la strada per raggiungerli. Certo, non ero sicura. L'ultima volta ero stata tanto sicura. Dovevo essere cauta, convinta, e perci aspettavo, danzavo e ascoltavo.
Smettevo di ballare di sera, quando faceva buio. Se a casa non c'era nessuno, accendevo tutte le luci e mi sedevo sul banco della cucina bevendo t dolce e contando fino a diecimila.
Se qualcuno veniva a casa prima di arrivare a diecimila sapevo che ero salva. Non sapevo perch avevo tanta paura, paura del buio, come se l'oscurit rispecchiasse qualcosa di nascosto, minaccioso, ma ballare e contare mi tenesse al sicuro.
Stavamo sempre per andare a trovare nonno Opal uno di questi giorni ma questo giorno non venne mai. Gli parlai al telefono alcune volte, ma sembrava confuso, era come se dovesse sforzarsi di sembrare felice di parlare con me. Lui non chiamava mai, e dopo un po' smisi anch'io di chiamarlo perch capii. Capii che mi incolpava di aver cercato di far tornare Dane e la mamma troppo presto. Mi incolpava del suo attacco di cuore. Uscivo molto su Etain quell'estate, pedalando ogni volta pi lontano da casa. Leggevo ogni giorno il giornale e ritagliavo tutte le storie di miracoli che trovavo e le incollavo sul mio quaderno. Mi facevo da mangiare con quello che c'era in casa: spaghetti con ketchup, fiocchi di cereali e birra, sandwich di maionese e a volte pomodorini selvatici raccolti nell'orto abbandonato dietro casa che per mi davano la diarrea. Poi ricominci la scuola e arriv il pacco di Blanche.
Lo vidi appoggiato al portone tornando a casa con Etain dopo il primo giorno di scuola. Lo portai nella mia stanza e lo posai sul tavolo delle parrucche di zia Casey per aprirlo.
Sotto la carta da pacchi marrone c'era una scatola con sopra una lettera scritta a macchina. La strappai via e la lessi.
Milagros, I greci sono grandi conoscitori della magia e del soprannaturale.
Ho trovato questo vecchio libro sui filtri amorosi e sulle cerimonie magiche in un'ammuffita, polverosa libreria sotto, pensa un po', una pila di Life. Il libro  in greco, ma le figure sono fantastiche. Ho pensato che potevano interessarti.
Lo scialle, naturalmente,  da indossare. E questo  tutto da una signora felicemente sposata.
Blanche.
Il libro era scritto in greco come aveva detto Blanche, e le strane lettere rendevano l'idea dei filtri amorosi pi magica e eccitante. Le figure erano disegni a penna di piante e insetti usati, immaginai, per i filtri. Lo scialle era di seta, tinto di viola acceso con intessuti dei luccicanti fili d'oro che delineavano la forma di un gigantesco uccello rosso. Le nappine che bordavano lo scialle erano di perline d'oro e d'argento infilate su filo d'oro. Piegai lo scialle a triangolo e me lo drappeggiai intorno alle spalle. Era pesante, e la punta del triangolo mi scendeva a sfiorarmi le ginocchia. Decisi di mettermelo per andare a scuola.
Sapevo gi che a scuola mi avrebbero guardato tutti, ma una ragazza, Mary Louise Pickard, che viaggiava sempre in branco con altre ragazze, mi ferm e mi disse: Forte, dove l'hai preso?
Mi girava intorno come nonno Opal anni prima quando ero caduta dalle scale e sentii un formicolio di eccitazione che mi correva per il corpo e si scaricava nel petto. Facevo fatica a respirare, il piacere era cos grande.
Anche un paio di amiche di Mary Louise si fermarono a guardarmi.
 oro vero? mi chiese una.
S.
Non hai paura che te lo rubino? Non credo che lo metterei a scuola disse Mary Louise.
No, ha un'antica maledizione dissi, sentendo il fremito che mi sfrecciava alla testa e mi lampeggiava dietro agli occhi.
Pu essere solo regalato, mai rubato, o chi lo ruba morir di una morte orrenda.
Davvero? disse il gruppo, scambiandosi occhiate.
Oh s. Viene dalla Grecia, che  piena di maledizioni.
Cosa fa?
Eh? Mi girai verso un'altra ragazza, un'altra estranea.
Cio, si pensa che sia magico, o cosa?
Oh, me l'ha dato mia nonna... me l'ha tramandato. Vengo da una lunga stirpe di medium, guaritori e veggenti. Lo scialle ...  usato per le cerimonie amorose.
Cerimonie amorose! esclamarono insieme diverse ragazze, con voci pi acute di prima. Si strinsero di pi intorno a me e Mary Louise mi chiese che tipo di cerimonie amorose, ma suon il campanello e non potei rispondere; eravamo tutte in ritardo per le lezioni.
Dopo la scuola, mentre stavo staccando Etain dalla rastrelliera per le bici, qualche ragazza mi si avvicin di nuovo e mi chiese delle cerimonie. Intanto avevo avuto il tempo di pensare. Dissi che ogni generazione di donne della mia famiglia aveva uno dei poteri soprannaturali. Mia nonna sapeva mettersi in contatto con i morti, mia madre leggeva il futuro, e io sapevo fare incantesimi, incantesimi che facevano innamorare le persone di te.
Le ragazze ridevano, di nuovo acute e stridule. Parlavano tra loro ignorandomi, e nominavano Cash Franklin, il fusto pi gettonato della scuola. Una ragazza fece il nome di un altro ragazzo e tutte risero, immaginandolo colpito dall'incantesimo.
Arrivarono altre ragazze e cominciarono a dirsi chi volevano come innamorato e risero ancora e fecero la scena di essere anche loro vittime dell'incantesimo, e alcune persero l'autobus ma non gli importava.
Etain e io stavamo al centro del gruppo quasi dimenticate e poi una chiese: Ma se a pi di una piace lo stesso tipo?
Cosa succede?
Tutte tacquero e si volsero verso di me, aspettando la mia risposta.
Mi strinsi nello scialle legandolo a nodo doppio per tenere occupate le dita e pensando a tutta velocit. Mi tremavano le ginocchia. Oh be' dissi, occupandomi ancora del nodo.
Faccio un incantesimo che dura solo un paio di settimane, e chi viene da me per prima ha l'incantesimo. Perch, be', per renderlo permanente il ragazzo che  sotto l'incantesimo deve venire da me e richiedere la ragazza che lo tiene legato. Se lo fa, diventa permanente, ma permanente vuol dire per sempre, e sono molto prudente con gli incantesimi permanenti. Permanente pu essere un disastro.
Tentai di scoccar loro uno sguardo d'intesa per far capire che avevo avuto un sacco di esperienza con i disastri.
Mi fecero altre domande, tipo quanto ci vuole perch l'incantesimo funzioni, e quando potevo farli, e potevo farli l a scuola? Le domande si susseguivano cos rapidamente che non riuscivo a pensare e cominciai a aver paura. Spinsi Etain attraverso il gruppo delle ragazze e dissi che dovevo andare a casa e che avremmo parlato un'altra volta, e mi lasciarono andare.
Poi, quando ero gi montata su Etain e stavo per pedalar via, vidi una ragazza ferma sotto un albero poco lontano dalle altre. Mi stava osservando, e sentii come un granchio che mi stringeva lo stomaco.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Non trovavo un posto dove nascondermi, in nessun posto mi sentivo al sicuro. Era questo il problema in casa di zia Casey e di zio Toole. Non avevano una cantina, una caverna dove potermi accucciare circondata dai libri di Dane. Non potevo nascondermi nella mia stanza con tutte quelle teste che mi guardavano senza interruzione e mi tenevano sveglia la notte. Non potevo nemmeno nascondermi nella vasca da bagno perch non c'era, c'era solo la doccia con una vecchia tenda di plastica macchiata di muffa.
Dovevo nascondermi. Sapevo che quelle ragazze si aspettavano che io lanciassi incantesimi e dessi filtri d'amore.
Sapevo che le avrei trovate l il giorno dopo arrivando a scuola. Volevo nascondermi sotto le coperte e non uscire mai pi. Mi tolsi lo scialle e mi misi l'accappatoio di Dane e entrai nel mio letto. Chiusi gli occhi e ce la misi tutta per raggiungere il mio mondo fatato, ma anche quello era scomparso - sciolto. Detti la colpa alle teste delle parrucche.
Mi aspettavano, una accanto all'altra sullo scaffale, ridendo:
Cosa ne sai tu dell'amore?
Mi nascosi sotto le coperte, ma sentivo le teste di plastica dietro a me, che volevano una risposta, che aspettavano la mia risposta. Mi raggomitolai tutta, respirando a fatica, sudando sotto tante coperte. Cosa ne sapevo dell'amore? Perch avevo detto a tutte quelle ragazze che sapevo fare incantesimi d'amore? E non contattare i morti o leggere l'aura o magari la mano? Non riuscivo a respirare. Gettai via le coperte, ansimando. Mi sedetti e affrontai le teste delle parrucche.
Non credo nell'amore gridai. L'amore  una finzione.
 tutto una finzione, e quindi anch'io posso far finta
di essere la pi grande incantatrice del mondo. Eh, cosa ne pensate?
Le teste non risposero.
Restai alzata tutta la notte a leggere il libro di incantesimi che Blanche mi aveva mandato, e non mi importava se non sapevo leggere il greco. Studiavo le parole, la forma delle lettere, e studiavo le figure di fronte alle parole e mi sorgeva dentro una sensazione. Ogni pagina mi lasciava una sensazione diversa, un'idea diversa per fare incantesimi e preparare filtri. E mentre leggevo e mi trasformavo nella pi grande incantatrice del mondo, zio Toole e zia Casey erano nella loro stanza al di l dell'ingresso, e litigavano.
Zio Toole sosteneva che zia Casey non era pi la donna che lui aveva sposato. Diceva che era cambiata, e che il cambiamento non gli andava neanche un po'. Diceva che non aveva pi niente di sexy adesso che era tutta presa dall'universit, e che la sua testa era cos imbottita di spazzatura che non c'era pi posto per lui.
Zia Casey diceva che zio Toole non era cambiato abbastanza.
Diceva che si era bloccato nell'adolescenza, rifiutandosi di crescere, e che sapeva benissimo che non era solo il lavoro che lo teneva occupato ultimamente. Diceva che era tornato alle sue vecchie trame, e fu l che zio Toole disse:
Questo dimostra cos' che sai. Anch'io sono cambiato, solo che tu non sei qui abbastanza per notarlo.
Sbatterono un sacco di porte avanti e indietro e zio Toole dovette dormire nel soggiorno su uno dei suoi divani sconquassati.
L'amore non era vero. Se solo avessero capito questo, se avessero capito questa cosa semplicissima, non avrebbero pi litigato.
Mary Louise e le sue amiche aspettarono fino all'ora di pranzo per venire da me. Avevo addosso il mio scialle e portavo una vecchia borsa da cucito di zia Casey piena di piante e con qualche insetto morto che avevo raccolto per strada.
Mi trovarono che facevo la coda al self-service e mi trascinarono fuori.
Dimenticati il pranzo disse Mary Louise. Vieni, andiamo nel mio ufficio.
Il suo ufficio era sotto le gradinate che fiancheggiavano la pista del quarto di miglio ricoperta di erbacce, in fondo dietro la scuola. Disse che nessuno ci veniva mai all'ora di pranzo se non per vedere lei o qualche altra ragazza del gruppo.
Io provo per prima disse. Se funziona poi verranno anche le altre. Se non funziona...
No! Ti dico io come funziona dissi io. Non dovevo lasciare che mi prendesse la mano, che mi dicesse cosa fare.
Questo era mio.
Scelgo io a chi fare l'incantesimo. Ci sono maledizioni di tutti i colori se non si fanno le cose in regola. Dev'esser fatto in regola. Devo ricevere un messaggio da... da Esculapio.
Esculapio sceglie la persona. E si paga.
Lo sapevo disse una delle ragazze. Ve lo dicevo che costava. Che bidone.
S annuii. Dovete portarmi una bottiglia di vino vuota e una candela bianca non usata lunga esattamente sette pollici.
 questo che costa? Niente soldi? chiese Mary Louise.
Niente soldi. Ora, per il primo incantesimo ho portato
io una bottiglia con la candela, ma poi dovete portare voi la candela e la bottiglia, o l'incantesimo che far oggi si spezzer e non conoscerete mai pi l'amore.
E allora chi  che sceglier quell'Escu... Escu... non so come? Mary Louise saltellava su e gi, ansiosa di proseguire.
Esculapio dissi io. Mi sedetti sull'erba e incrociai le gambe. Devo mettermi in contatto col grande dio di ogni saggezza amorosa. Sedetevi tutte intorno a me e datevi la mano.
Le ragazze si sedettero in cerchio tenendosi per mano. Io chiusi gli occhi e canticchiai a bocca chiusa dondolandomi come faceva sempre Blanche. Canticchiai pi forte. Sentivo
il calore dei corpi delle ragazze intorno a me. Intorno a me!
Mi concentrai. Pensai a Mary Louise, la pi carina, la capa, e a quell'altra ragazzina, pi taciturna, non altrettanto bella ma simpatica. Ai ragazzi sarebbe piaciuta. Avrei scelto lei.
Aprii gli occhi e indicai la ragazza. Dissero che si chiamava Cara. Le dissi di sedersi di fronte a me, e tirai fuori dalla borsa la bottiglia con la candela e uno specchietto che avevo trovato in cucina l'estate scorsa mentre mi preparavo un pranzo di Wrstel e sottilette. Avevo ancora paura degli specchi. Blanche diceva che gli specchi possono rubarti l'anima.
Diceva che prima contattava i morti fissando lo specchio, ma poi con l'esperienza non aveva pi avuto bisogno di specchi. Mi faceva paura l'idea che mi si rubasse l'anima, o peggio, scoprire che non l'avevo nemmeno, un'anima.
Non ci guardavo ancora, negli specchi, ma dissi a Cara di guardar fisso nello specchietto e di pensare al suo vero amore.
Tutte le ragazze ridacchiarono quando dissi "vero amore".
Lanciai loro uno sguardo serio e tacquero.
Accesi la candela e dissi a Cara di continuare a guardare nello specchio e di immaginare che il suo vero amore la guardava a sua volta. Tenni la candela sopra la sua testa e le chiesi il nome del suo vero amore.
Divenne rossa in faccia e guard le ragazze intorno. Le ricordai di fissare lo specchio. Ripetei la domanda, e lei disse che si chiamava Justice Lee Halley.
Feci girare la bottiglia sopra la sua testa e salmodiai le parole magiche: Kambok Lovage Zweibach Zim Cara, Koombek Levege Zweindol Zim Justice. Poi deposi la bottiglia con la candela davanti ai suoi piedi e danzai intorno a lei come avrei voluto fare per Blanche. Recitai una seconda volta le parole, ma pi forte, e poi una terza, ma pi piano, e poi ancora pi piano. Feci la mia vecchia danza dello scioglimento davanti alla candela e a Cara, e sentii una delle ragazze che bisbigliava:  una vera professionista.
Sorrisi dentro di me e continuai a sciogliermi. Tutte mi guardavano, proprio come avevo immaginato che succedesse.
Mi sciolsi fin dentro alla terra e restai cos a lungo immobile che qualcuno domand se stavo bene. Mi sedetti, battei
le mani cinque volte - cinque che  il numero dell'amore e del matrimonio e del fuoco - e soffiai sulla candela. Dissi a Cara di stendere la mano sopra il fumo che saliva e di recitare il nome di Justice cinque volte. Poi pescai di nuovo nella mia borsa e tirai fuori un astuccio di plastica con cinque fili d'erba, cinque foglie di sanguinella, uno scarafaggio morto e un rametto di azalea.
Che schifo, a cosa serve? chiese Cara.
Perch l'incantesimo funzioni dissi, Justice deve portarsi a casa senza saperlo le cose che sono qui dentro, ma solo dopo che tu avrai toccato ogni oggetto e detto cinque volte le parole "Zim Cara, Zim Justice".
Devo toccare lo scarafaggio? Non se ne parla.
Mi aggiustai lo scialle. Fai come vuoi, allora. Mi misi a raccogliere le mie cose.
Va bene, va bene. Ormai che ho fatto tanto.
Cara prese l'astuccio, e le ragazze le si affollarono di nuovo intorno a esaminare i tesori che avevo raccolto.
A quel punto suon il campanello e corremmo via in gruppo verso la scuola. Era la prima volta che correvo senza che il gruppo inseguisse me, e sorrisi.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Il mio incantesimo funzion! Justice Lee Halley invit Cara al primo ballo della scuola.
Dopo di ci, le ragazze di tutta la scuola media vollero che facessi incantesimi, e disfacessi incantesimi, e li rifacessi di nuovo, e non importava se gli incantesimi che fallivano erano quanti quelli che funzionavano. Collezionai tante bottiglie e candele che non potevo nasconderle tutte nella mia stanza. Saltavo sempre il pranzo, e arrivavo tardi a casa per via della mia nuova attivit. A met anno, la voce della mia bravura di maga dell'amore raggiunse le superiori e cominciai a occuparmi anche di loro. Tutti mi conoscevano, conoscevano il mio nome. Ero Milagros, la maga dell'amore.
Era meraviglioso sentire la gente chiamarmi per nome senza che nascondessero un uovo o un sasso dietro la schiena.
Era grande dire cose che nessuno capiva, ma siccome ero la maga dell'amore, tutti ridevano come se avessi detto una battuta. Era grande quando le ragazze facevano tutto quello che io dicevo. Se dicevo che dovevano dormire su un albero davanti alla casa del loro amato, lo facevano. Se dicevo che dovevano cantare una canzone d'amore nel bagno dei ragazzi, lo facevano, e a quanto pare si divertivano tanto aspettando di sentire cosa avrei chiesto e guardando le altre fare delle scemate, che se ne infischiavano se gli incantesimi funzionavano o no.
Poi tutto cambi. Tutto inacid, poco per volta. Avevo deciso che volevo che le ragazze mi invitassero, mi accettassero alle loro feste. Volevo che mi chiamassero al telefono.
Ogni giorno prima di andare a casa dicevo a una: Allora mi
chiami, d'accordo? Hai il mio numero? Non perderlo, non c' nella guida. Chiamami, eh?
Dicevano sempre di s, ma nessuna chiamava. Poi lo feci entrare nelle istruzioni per uno dei miei incantesimi. Tilly Ann doveva chiamarmi e parlare con me per quindici minuti se voleva che Timmy Riggs fosse suo. Tilly Ann mi chiam, e capii che era nervosa. Mi chiese cosa poteva dirmi per quindici minuti. Le dissi di dirmi quello che diceva alle altre sue amiche, qualsiasi cosa. Tilly Ann ridacchi e riagganci. Era rimasta al telefono con me per ventinove secondi.
Fu allora che mi resi conto della verit. Non piacevo a nessuna delle ragazze. Avevano paura di me. Mi parlavano solo se erano in gruppo e solo durante l'ora del pranzo o dopo la scuola, e solo di filtri amorosi. Nessun'altra mi chiam mai al telefono, o torn a casa insieme a me, o pass una domenica pomeriggio con me. Non conoscevo i programmi TV che loro guardavano e non avevo ancora le mestruazioni e non avevo un ragazzo. Pi stavo con loro, circondata da loro, e pi mi sentivo separata, non solo da loro ma da me stessa. E la ragazza che avevo scorto sotto l'albero il primo giorno, intenta a osservarmi, mi osservava ancora.
Scoprii che si chiamava Juleen Presque. La chiamavano la cervellona e dicevano che era pi strana dei piedi di una biscia. Certe volte mi guardava mentre ero in mezzo a un gruppo di ragazze a fare incantesimi, e mi pareva che stesse aspettando, come se volesse qualcosa. Mi chiedevo se voleva che facessi un incantesimo anche a lei, ma se ne stava sempre in disparte, e quando tentai di andarle vicino e di parlarle, se ne and.
Non mi piaceva che mi fissasse come le teste di plastica.
Ogni volta che la vedevo mi veniva la paura, e sentivo quel punto freddo indurirsi nel centro del mio petto. Quel po' di gioia che provavo ancora a giocare alla maga dell'amore moriva se c'era lei. Poi, pi in l, verso la fine dell'inverno, la gioia mor del tutto. L'aveva rimpiazzata la paura. Quella buia ombra di paura che mi stava accanto da tanto tempo non mi aleggiava pi intorno ma si era trasferita dentro di
me, si era impossessata completamente del mio interno sicch avevo paura di tutto - delle crepe scure nel marciapiede e dei rami spezzati e secchi sparsi per terra. Avevo paura dei tuoni e dei lampi e delle ripide trombe delle scale. Avevo paura di soffocarmi col cibo. Ma pi di tutto, avevo paura che ci fosse qualcuno che mi spingeva, che mi trascinava verso un posto dove non volevo andare, un posto pericoloso, e ogni volta che giocavo alla maga dell'amore, ogni volta che qualcuno si beveva i miei trucchi, mi avvicinavo un po'
di pi al bordo di quel posto pericoloso. Juleen Presque lo sapeva. Aspettava che io cadessi oltre quel bordo.
Poi in primavera zio Toole ci lasci, esattamente una settimana prima che io compissi quattordici anni. Gli ultimi giorni che era rimasto con noi la casa era tranquilla. Avevano smesso di litigare. Lui e zia Casey avevano ammesso di essere diventati due estranei. Meglio che ciascuno andasse per la sua strada, inseguisse la propria forma di felicit.
Questo fu ci che mi disse zia Casey. Zio Toole disse:  che non c' pi gusto con Casey. La mia filosofia  che si vive una volta sola e allora, bevi la tua birra!
Zia Casey gli disse che doveva togliere di mezzo tutta la sua robaccia - i mobili e gli elettrodomestici rotti. Io avevo nascosto la marea di bottiglie con le candele sotto a quei cumuli di mobili, e dovetti attendere che andassero a letto per ripescarle fuori. Passai quasi tutta la notte a scovarle, a metterle nei sacchetti e a portarle in garage, e ancora non ero sicura di averle trovate tutte.
Il pomeriggio dopo tornando da scuola trovai la casa cos vuota, cos silenziosa. Le vecchie cianfrusaglie erano rassicuranti, come la voce di una radio in una casa vuota. Ma ora la casa era spoglia, esposta, denudata. Tremavo. Ero nel soggiorno, e fissavo le uniche cose rimaste: tre bottiglie con le candele. Tre. Le cose brutte vengono sempre tre a tre.
Zio Toole se n'era andato. Una era passata, due da venire.
Afferrai le tre bottiglie e le portai nella mia stanza. Tirai fuori quelle che avevo stivato sotto il divanoletto, le misi in piedi intorno a me sul pavimento e le accesi. Avevo ancora i
brividi. Indossai l'accappatoio di Dane, ma non serv. Avvicinai le bottiglie, ma avevo ancora freddo. Entrai nel letto e mi raggomitolai sotto le coperte, ma non riuscivo a fermare quel tremito. Battevo i denti. Sentivo freddo dall'interno in fuori invece che dall'esterno in dentro. Rimasi rannicchiata sotto le coperte guardando squagliarsi le candele. Mi venne ancora pi freddo.
La sera zia Casey torn a casa e mi chiam. La sua voce pareva lontanissima. Venne alla mia stanza e buss alla porta.
Posso entrare? Apr la porta senza aspettare risposta.
Vide le bottiglie con le candele. Ehi, cosa succede? Cosa fai con tutte quelle candele?
Poi vide che tremavo nel letto.
Ma - stai male? Non ti ho mai visto star male una volta.
Pos a terra il suo zaino, si avvicin al letto e mi tocc la fronte. Non mi sembra che tu abbia la febbre. Forse dovresti metterti il termometro.
No. Sto bene.
Non vorresti un bel t caldo?
Va bene.
Zia Casey si gir per uscire. Andandosene disse: Credevo che tutte quelle bottiglie si fossero perse nel ciclone.
Ritorn col t e del pane tostato e io mi sedetti. Mi appoggi il vassoio sulle ginocchia, ma io tremavo cos forte che il t traboccava dalla tazza.
Ti metto il vassoio qui sul letto, va bene? Ti ho portato qualche toast.
Feci cenno di s e presi la tazza. Dovetti concentrarmi molto per evitare che le mie mani versassero di nuovo il t.
Ne bevvi un sorso e sentii il calore che scendeva in un filo sottile nel centro del mio corpo. Bevvi ancora, ma il calore non si propag alle braccia, alle gambe o ai piedi. Presi un boccone di pane tostato.
Mi piaceva il t col toast quando ero malata disse zia Casey, in piedi accanto a me e guardandomi bere e mangiare.
Il pane sapeva di muffa. Ingurgitai il resto del t, e quando ebbi finito il t dentro di me era gi diventato freddo e avevo ancora i brividi.
Non riesco a mangiare il toast dissi. Mi dispiace.
Vuoi altro t?
No. Voglio solo stendermi.
Vabb, ma ti spengo queste candele. Non vogliamo un incendio. Hai visto il soggiorno?
S. Mi raggomitolai di nuovo sotto le coperte.
La mia voce fa l'eco. La casa non  mai stata cos pulita da quand'ero bambina.
Sollevai la testa. Vivevi qui da bambina?
Zia Casey annu e prese il suo zaino. Eh gi. Sono sempre vissuta qui. Non lo sapevi?
La mamma... Sissy viveva qui?
Questa era la nostra stanza, sicuro. Non lo sapevi?
No. Rotolai con la faccia contro il muro. Non volevo sapere nient'altro. Sentivo che mi stavo di nuovo avvicinando a quel posto pericoloso. Riuscivo quasi a vedere oltre il bordo. Non volevo vedere cosa c'era. Non volevo scoprire nient'altro. Avevo paura perfino a pensare a Dane e a mamma perch sapevo che, se ci pensavo, se ne sarebbe andata anche zia Casey. Era cos che funzionava. Era quella la connessione.
Bene, ti dar un'occhiata domani mattina. Pensi di aver bisogno del dottore o cosa?
No borbottai da sotto le coperte. Avevo tanto freddo.
So che dormii un poco. Mi ricordo di aver sognato una calda luce gialla. La vedevo attraverso un'enorme tela di ragno.
La tela di ragno mi bloccava la strada.
Quando mi svegliai avevo ancora i brividi. Zia Casey mi port altro t e altro toast ammuffito e si sedette sul bordo del letto. Mi guard bere il t. Mi fissava in faccia, mi studiava come studiava per i suoi esami di psicologia, con la stessa espressione intensa. Pareva che cercasse di leggermi, di capirmi.
Ma la solita paura mi paralizz le mani facendo spruzzare il t sulle mie ginocchia. Mollai la tazza sul vassoio, e zia Casey
salt su e si asciug i jeans come se avessi spruzzato anche lei. Poi mi tolse il vassoio e mi pass il tovagliolo sul grembo. Disse che sarebbe tornata a casa presto e che se non stavo meglio mi avrebbe portata dal suo dottore.
Certo potrebbe essere solo psicosomatico. Sai cos'?
Quando  tutto nella testa. La maggior parte delle malattie sono tutte nella testa, lo sapevi?
Ebbi i brividi per tutta la giornata. Non riuscivo a scaldarmi.
Rimasi con la faccia contro il muro. Le teste delle parrucche erano dietro di me.
Mi sforzai di non pensare a loro, n a nessun altro. Contai e ricontai fino a diecimila, ma ogni tanto mi si infilava dentro un pensiero, se mi rilassavo troppo. Blanche nella sua casa nel Tennessee. Di ritorno gi a Natale, ma non la vedevo dal ciclone. Neanche nonno Opal l'avevo pi visto.
Non volevo pensarci - seimilaottantadue - ora rispondeva sempre Emmaline al telefono - seimilaquattrocentotrentu-
no - Juleen Presque, la cervellona - ottomilaventisei - Dane sciolto - ottomilaquarantadue - Blanche - non pensare -
ho tanto freddo - novemilatredici.
Suon il campanello. Sollevai la testa. Era zia Casey?
Suon di nuovo. Zio Toole? Saltai gi dal letto e corsi alla porta, trascinandomi dietro la coperta.
Aprii la porta e mi trovai davanti Juleen Presque.
Succhiai dentro il fiato e mi sentii soffocare per la rapida entrata dell'aria. Sto male, vattene dissi, tossendo e spingendo la porta.
Juleen riusc ad aprirla ed entr. Ti ho portato i compiti.
Mi porse un fascio di libri. Tremi. Perch non torni a letto.
Possiamo parlarci lo stesso.
No. No, sto bene. Non volevo che vedesse le teste con le parrucche o il divano segato su cui dormivo. Grazie per i libri. Mi schiarii la gola e mi strinsi nella coperta. Come hai avuto i miei compiti? Non vieni a nessuna delle mie lezioni.
Ma ero nella tua classe di inglese l'anno scorso disse, sbirciando nel soggiorno vuoto.
C'eri? Non mi ricordo.
Hai avuto coraggio a entrare l'ultimo mese di scuola e a scherzare con Pertnoy.
Scossi la testa. Non mi ricordo.
Cancellare il tuo nome, leggere quella storia folle con le piroette.
Ah! Ah s. Mi ha dato "non classificata". Mi strinsi di pi nella coperta. Volevo che lasciasse i libri e se ne andasse.
Allora grazie per i libri. Probabilmente torner a scuola domani.
Ti stavo osservando disse, camminando verso la cucina.
La seguii. Lo so.
Si gir per guardarmi in faccia. Sei molto interessante.
Grazie. Evitai i suoi occhi e passai lo sguardo sulle credenze vuote - niente pi cannoni o tazze dei Confederati, niente pi portaceneri o vecchi giornali. Avevo tanto freddo.
Juleen fece un passo verso di me. Sei intelligente.
Non so...
Sei in gamba. Hai abbindolato tutta la scuola, hai fatto in modo che credessero ai tuoi incantesimi e alle tue danze e a quella storia che discendi da una lunga schiatta di medium e di veggenti.
Ma  vero. Mia nonna  una medium.
E adesso ti si ritorce tutto contro. Adesso tutti sanno
disse Juleen, ignorandomi.
Ritorce contro? Cos' che si ritorce contro? Cos' che tutti sanno? Perch non se ne andava? Stavo gelando. Non vedeva che stavo gelando?
Melanie Brubaker questa mattina  venuta con i capelli viola.
Melanie?
Le avevi detto di tingersi i capelli di viola e di fare quella stupida danza davanti a Bob Elliott, ti ricordi?
S. Non ha funzionato? Forse non avr...
Le sono caduti i capelli! Per tutta la giornata, a ciuffi da tutta la testa. Bob Elliott le ha detto che lei era una barzelletta e doveva entrare in un circo. Tutti ridevano di lei per colpa tua.
Deve aver fatto qualcosa...
Juleen avvicin la faccia a due dita dalla mia.
Sei un'imbrogliona. Ormai lo sanno tutti. Sei falsa! Lo sapevo. Avrei potuto dirlo, ma ho lasciato che ti mettessi in mostra. Vengono tutti smascherati prima o poi... tutti i falsi.
Smettila! Arretravo. Non sono falsa. Sono vera! Sono vera!
Sono tutte illusioni, trucchi. La gente vede quello che vuole vedere e non vede quello che non vuole vedere. Ormai lo sa tutta la scuola. Sanno cosa sei in realt.
Piantala di dire questo! Non volevo che lei mi spingesse, mi costringesse a guardare quello che non volevo vedere.
Sto male. Dovresti andar via.
 pericoloso quello che fai. A qualcuno potrebbe capitare qualcosa di pi grave che a Melanie. Non immischiarti nelle magie.
Adesso devi andare. Mollai la coperta e le presi i libri di mano.
Ti ho portato un libro. Quello in cima.  un libro di poesie.
Leggi le poesie?
Come? Quella ragazza era matta. Dovevo liberarmi di lei.
Io leggo poesie. E le scrivo, anche. Aiuta.
Spinsi Juleen verso la porta. Grazie per il libro. Ti giuro, non sto bene. Devi andare.
Juleen apr la porta e si ferm, voltandosi a guardarmi.
Leggiti le poesie. Sono vere. Sono le cose pi vere, pi reali che conosco. Ne hai bisogno, credo. Tu sei come me. Hai bisogno della verit.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Tremavo ancora, ma non mi infilai sotto le coperte. Le mie mani erano rigide, gelate. Mi era difficile voltare le pagine del quaderno dei miracoli dove avevo incollato una storia miracolosa su ogni pagina - una storia presa dai giornali, una storia vera. I giornali devono pubblicare la verit. I miracoli avvengono. Io ero un miracolo. Lo diceva Blanche.
Un miracolo! Blanche sa. Sa tutto su queste cose.  una medium.
 la pi grande medium del mondo! L'ho vista. L'ho vista lavorare. Non aveva bisogno di far finta perch era vera.
Faceva felici i suoi clienti. Riuscivano a parlare con i loro cari. Alcuni dicevano di vederli veramente - La gente vede quello che vuole vedere. No! Era vero. Io ci credo. Io sono vera.
Lei usava l'incenso e portava la tunica e vedeva l'aura.
Andava in trance - La gente vede quello che vuole vedere e non vede quello che non vuole vedere. No! Sapeva contattare i morti. Aveva Rasmus, il suo spirito guida - Come lo sai?
- Sono illusioni, trucchi. No! Chiusi di botto il mio quaderno dei miracoli. Mi ricordai quel giorno nella stanza di nonno Opal. Mi aveva mostrato un libro, un libro scientifico, un libro di fatti. Diceva che esistono i buchi neri e i tunnel e che lo spazio e il tempo si possono ripiegare su se stessi in un buco nero. Diceva cos.  la verit.  tutto vero. Doveva essere vero. Salii sul letto e dissi alle teste di plastica:  vero.
 tutto vero. La mamma ci ha detto che Dane si era sciolto.
No - la mamma ci ha detto che Dane era andato, e... e Blanche ha detto che Dane si era sciolto. Ma io l'ho visto. Se n'era andato. Si era sciolto. Vedete? Vedete,  vero.  tutto reale!
Le teste con le parrucche rimasero allineate sullo scaffale.
Non mi credevano. Sapevo che non mi credevano. Saltai gi dal letto. Ve lo dimostro. Ve lo faccio vedere - stupide teste imparruccate!
Corsi a piedi nudi nel garage. Dovetti fare diversi viaggi per portare tutte le bottiglie con le candele. Le tolsi dai sacchetti e le misi in piedi per tutta la stanza, lasciando uno spazio libero nel centro per me. Accesi le candele e rimasi l in mezzo con l'accappatoio di Dane addosso, aspettando di sciogliermi.
Su, sciogliti!
Aspettai. Non sentivo nemmeno caldo. Come potevo sciogliermi se non sentivo caldo? Spostai le candele pi vicino, pi vicino a me. Le teste stavano aspettando. Tutti stavano aspettando. Le compagne di scuola. Blanche, nonno Opal, zia Casey. Aspettavano che io dessi prova di me, dimostrassi che ero vera.
Mi piegai sulle ginocchia finch il bordo dell'accappatoio di Dane sfior quasi le fiammelle delle candele intorno a me. Aspettai. S, mi stavo scaldando. Chiusi gli occhi e piegai ancora un poco le ginocchia.
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
.
...
Verit deve abbagliare gradualmente o ci accecherebbe.
Emily Dickinson.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Non mi ricordo molto della mia permanenza in ospedale, non di quei primi giorni, almeno. Non mi ricordo di come ci sono arrivata. Mi ricordo solo che stavo seduta in una vasca d'argento piena d'acqua con le gambe che galleggiavano come due pesci morti. Mi sentivo un pesce. Mi ricordo questo, che pensavo di essere una fetta di merluzzo o di palombo.
Blanche cuoceva spesso il pesce, bianche fettone di pesce sul piatto, coi lucenti dorsi rosa e argento. Immergeva ogni pezzo nella sua mistura speciale di uova e farina e li friggeva belli croccanti come piacevano a Dane. Le mie gambe friggevano.
Le sentivo cos. Come se ogni giorno qualcuno le immergesse nell'olio bollente e le friggesse fino a farle diventare croccanti. Il dottore disse che avevo ustioni di secondo e di terzo grado. Mi ricordo che annuivo mentre lo diceva. Mi ricordo che sedevo in quella vasca d'argento, guardando le mie gambe e pensando, s, le mie gambe sono tutte bruciate, ma non mi ricordavo come erano diventate cos, cos'era successo.
Le infermiere non volevano che vedessi le ustioni. Dicevano che ero gi troppo traumatizzata, e che rallentava la guarigione. Volevano che urlassi dal dolore, ma io non urlavo.
Venni a sapere che dei pezzetti di rayon bruciato si erano incastrati nelle ferite pi fonde. I dottori mi portarono in chirurgia per togliere quei pezzetti e applicare innesti di pelle. Poi mi misero una pappa appiccicosa e medicazioni sulle gambe e una montagna di bende a pressione sugli innesti, e mi appesero le gambe in aria perch guarissero.
Blanche venne a trovarmi dopo l'intervento. Feci finta di
dormire. Lei prese il comando. Disse alle infermiere cosa fare, ordinando pi liquidi e analgesici anche mentre dormivo.
Chiese ai dottori quando potevo uscire e disse che potevo uscire prima. Aveva una casa dove portarmi per guarire.
Sarei guarita pi presto con lei, disse.
Zia Casey veniva molto spesso, tre volte al giorno. Non l'avevo mai vista cos spesso. Mi stava a fissare con gli occhi gonfi e arrossati, sondando i miei occhi, la mia faccia, per chiss quale risposta. Mi parlava, con voce tesa, contratta.
Mi chiedeva come andava, se avevo bisogno di qualcosa. Mi diceva che potevo gridare se il dolore era troppo forte. Che non c'era niente di male se gridavo, diceva, come le infermiere, ma io non gridavo. Non parlavo. Non so perch. Ne avevo perso la voglia. Non parlavo con nessuno.
C'era una TV nella mia stanza. L'avevo in comune con la paziente del letto vicino, una ragazza che era volata attraverso il parabrezza della sua auto. Non guardava la TV.
Aveva sempre troppa gente intorno al letto, che le parlava, rideva.
Le infermiere non sapevano che non avevo mai visto per intero un programma televisivo. Mi avvertirono che quasi tutti i programmi erano repliche estive, ma per me era tutto nuovo.
Emmaline venne una volta mentre c'era zia Casey e disse con la voce che si sentiva su tutto il piano che nonno Opal non era potuto venire perch si sentiva anche lui un po' malandato.
Disse di non preoccuparci, che sarebbe stato subito meglio e che non vedeva l'ora di vedere la sua piccina. Poi usc con zia Casey a bisbigliare nel corridoio, ma Emmaline non era capace di bisbigliare.
La sentii dire che nonno Opal era di nuovo in ospedale -
la terza volta in quattro mesi. Disse che l'operazione di bypass era andata bene ma che secondo loro non si riprendeva come avrebbe dovuto. Poi parl zia Casey e io non riuscii a sentirla ma capii lo stesso. Aver troppo bisogno di una persona la fa allontanare. Amare qualcuno gli fa qualcosa al cuore. Il mio bisogno di nonno Opal era troppo
grande e gli avevo procurato l'attacco di cuore. Lo stavo uccidendo. Mi persi nel sonno e Emmaline non c'era pi quando mi svegliai.
Mi ricordavo quello che aveva detto di nonno Opal, e decisi di non aver pi bisogno di lui. Non potevo pi pensare a lui.
Mi ricordo che zio Toole venne a trovarmi e non sapeva cosa fare oltre a star l e cambiare canale alla TV.
Incominciai a sentirmi meglio. Le infermiere mi tolsero le bende a pressione. Le secrezioni si erano fermate e mi cambiavano meno spesso le medicazioni sulle bruciature pi lievi. Mi ridussero gli analgesici a solo due volte al giorno.
Pensavo che sarei uscita presto.
Poi venne a trovarmi un uomo. Era alto. Dovette chinare la testa per entrare dalla porta. Aveva le gambe cos lunghe che era come se non gliele avessero attaccate al corpo in modo giusto; girava leggermente le punte dei piedi in dentro camminando e aveva le articolazioni snodate, come se volendo potesse mettersi un piede dietro al collo. Portava i jeans e la camicia con la cravatta e scarpe da jogging. Si avvicin a lunghi passi al mio letto, mi prese la mano e me la strinse.
Salve, Milagros, sono il dottor De Angelis. Ti spiace se mi siedo?
Si chin su di me, aspettando una risposta. Guardai le sue mani. Erano lunghe, larghe e pelose. Portava la fede.
S, ho sentito che non parli. Non so se ti secca che mi sieda o no, e allora siccome voglio fermarmi un po', mi siedo.
Avvicin una sedia, si sedette, e appoggi i lunghi piedi alla sponda del letto.
Conosco tua zia Casey. Ho tenuto una conferenza l'altro mese all'universit. C'era anche lei. Molto intelligente.
Molto simpatica.
Si ferm e mi studi per alcuni secondi. Mi guardava le mani. Le ficcai sotto le coperte.
Ho visto le foto delle tue gambe. Stanno guarendo bene, ma ci sono un sacco di cicatrici, no? Forse un po' pi in l ci vorr un chirurgo plastico che ci faccia qualcosa. Tolse
i piedi dal letto e si chin in avanti con la testa verso la mia spalla. Anch'io curo cicatrici, Milagros, ma il tipo di cicatrici che non si vedono. Che stanno dentro. Ti aiuter, se me lo permetterai. Vedi, quelle cicatrici che hai dentro non sono guarite bene come le tue gambe. Si appoggi all'indietro, e io tenni gli occhi fissi sul bicchiere d'acqua sul vassoio accanto al mio letto.
Tra un paio di giorni ti trasferiranno in un altro reparto chiamato "I Cedri", chiss perch, non ci sono alberi di cedro.
Ma credo che ti piacer molto di pi. Non dovrai stare tutto il giorno a letto. Avrai da fare. Andrai a lezione e recupererai il tempo che hai perso, e ci saranno sedute di terapia di gruppo dove troverai gente della tua et che ha problemi simili...
Alzai gli occhi.
Ah, tu credi che nessun altro abbia problemi come i tuoi. Be',  questo il bello del gruppo. Scopri che non sei sola.
Ci sono altre persone che provano quello che provi tu.
Metterete in comune le vostre sensazioni. Forse il tuo contributo aiuter un altro. Forse sentirai qualcosa che aiuter te e quelle cicatrici cominceranno a spianarsi.
Si ferm di nuovo, per lasciare che le sue informazioni mi calassero dentro. Aveva la voce morbida per un uomo. Non una voce da donna, solo morbida, come se non volesse disturbare nessuno. E aveva l'accento di New York o del New Jersey. La mia maestra di danza, Susan, era di New York.
Mi tocc la spalla, me la copr con la sua grande mano.
Verrai a trovare anche me diverse volte alla settimana. Mi interessa molto conoscerti meglio, Milagros. Parleremo, forse faremo qualche gioco, disegneremo, cose del genere.
E avr anche qualche incontro con zia Casey e forse con altri membri della tua famiglia.
Mi misi a tremare.
Il dottor De Angelis mi strinse la spalla. Sar tutto ok, Milagros. Nessuna sorpresa. Sono venuto perch tu sappia quello che succeder. Pu far paura, anche male a volte, strappare tutti quei vecchi tessuti cicatriziali, non ti voglio
imbrogliare, ma io e il resto del personale siamo tutti qui per te. Siamo qui per aiutarti.
Si alz e mi dette un buffetto sulla testa. Mi scostai. Ci vedremo tra qualche giorno. Se hai qualche domanda o vuoi parlarmi prima fallo sapere e verr appena posso.
Lo guardai che se ne andava, chinando la testa per uscire dalla porta. I brividi cessarono appena sentii il rumore delle sue scarpe da jogging affievolirsi in fondo al corridoio.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Alla visita successiva, zia Casey si sedette vicino al mio letto e prese a grattarsi la lacca dalle unghie. Aveva gli occhi limpidi, ma continuava a spostarli mentre mi parlava, sulle finestre, sui muri, sulle mie gambe, sul pavimento, mai su di me. Disse che voleva spiegarmi quella faccenda di vedere il dottor De Angelis, di fermarmi ancora in ospedale.
Lo so che... pare assurdo, sai, parlare a un estraneo e tutto. Voglio dire, nessuno in famiglia l'ha mai fatto, parlare dei problemi con gli estranei. Assolutamente. Non ci parliamo neanche tra noi... davvero... perci, parlare con un estraneo... lo so, pare assurdo. Zia Casey smise di grattarsi lo smalto e si massaggi le braccia con le mani come se avesse freddo.
Al lavoro, le clienti mi parlano tutto il tempo, sai. Mi raccontano tutte le loro faccende private mentre gli faccio i capelli, anche se  la prima volta. Ma  strano stare dall'altra parte, essere quella che parla, che chiede consiglio. Ma Milagros - zia Casey lanci un'occhiata alle mie spalle -
questa famiglia ha troppi segreti. Abbiamo bisogno di aiuto per sgrovigliare tutto, i segreti e... e i problemi. Nei miei testi descrivono tutti quei casi, voglio dire casi veramente strani, come l'uomo che non trova la sua testa e quella signora che si crede un cavallo da circo, e pensa, guariscono!
Se ne vanno a casa e fanno una vita normalissima. Tutti quei casi bislacchi, pensa allora come sarebbe facile per noi. Insomma...
non  una brutta cosa. Voglio dire, tu non hai fatto niente di male. Non  una punizione o altro. Io non... io voglio solo aiutarti. Zia Casey corrug la fronte, fermando lo
sguardo sulla mia coperta.  la cosa giusta da fare. Annu.
 la cosa giusta da fare.
Il giorno dopo era il giorno del trasferimento. Andavo in un'altra ala dell'ospedale, un'ala chiusa chiamata l'unit gialla. Zia Casey disse che sarebbe venuta con me e promise di essere l per le due e mezza del pomeriggio. Alle due e un quarto comparve Blanche, con un inserviente dell'ospedale che spingeva una sedia a rotelle vuota.
Blanche entr di volata nella mia stanza. Vieni disse, indicando la sedia. Salta dentro,  ora di andare.
Ma, e zia Casey, non doveva...
Blanche agit la mano.  tutto cambiato. Adesso salta sulla sedia, devi uscire di qui con questa se no puoi cadere e far causa all'ospedale. Muoviti. Muoviti.
Mi trascinai fino alla sedia, con Blanche che continuava a gesticolare, incitandomi a sbrigarmi.
Bene, bene disse quando mi fui finalmente sistemata nella sedia e l'inserviente cominci a spingermi fuori dalla porta. L'ascensore ci port al piano terra e poi scendemmo per il corridoio fino all'uscita. Fu l che ci imbattemmo in zia Casey.
Dove state andando? disse zia Casey bloccando l'uscita, con le mani sui fianchi.
Blanche si par davanti alla mia sedia, sicch potevo vedere solo la sua schiena. Andiamo a casa, che ne dici? Ora levati di l.
Lei non va a casa. E gi tutto concordato.
Be', sconcordalo. Come puoi pensare di chiudere Milagros in gabbia e di farla passare per la sedia elettrica?
Blanche! Zia Casey si sporse di fianco al corpo di Blanche e mi disse: Non  affatto cos. Poi disse a Blanche:
Smetti di spaventarla. Ha bisogno di aiuto. Noi tutti ne abbiamo bisogno.
Giusto, e io posso guarirla in due giorni disse Blanche passando dietro alla sedia e dando una spinta all'inserviente
per toglierlo di mezzo e manovrare lei stessa la sedia. Non ha bisogno che uno spione di un medico metta il naso negli affari nostri. Tutte quelle stupide domande che mi ha fatto.
Non sono affari suoi, e gliel'ho detto.
Ah! Si tratta di questo. Zia Casey annu. Hai paura che lei venga a sapere la verit. Hai paura...
Blanche alz la voce. Non ti  mai piaciuta questa famiglia.
Non ti  mai piaciuta Milagros. Le stai addosso perch ti senti in colpa. Hai ragione.  tutta colpa tua. Secondo me non potrai mai diventare uno strizzacervelli. Vuoi che Milagros sappia la verit? Gliela posso dire io la verit.
Non sapevo di cosa stessero parlando. Si sporgevano sulla mia sedia a rotelle, faccia contro faccia, bisticciandosi come se io non ci fossi. Non si erano nemmeno accorte che l'uomo se n'era andato. Lo vidi nel pertugio tra la manica di Blanche e il braccio di zia Casey. Si appoggiavano tutte e due sulla sedia, reclamandola per s. L'uomo stava telefonando.
Chiusi gli occhi e ascoltai le parole che mi percuotevano le orecchie, facendomi dolere la testa.
Blanche accusava zia Casey di non potersi permettere di tenermi in ospedale un solo giorno di pi. Diceva che lei e Eugene non avevano nessuna intenzione di pagare, che fosse chiaro, e che quindi Casey mollasse la sedia. Zia Casey si raddrizz e gonfi il petto, ricordando a Blanche che lei era la proprietaria di "Hair ecc. ecc.", e che aveva un sacco di assicurazioni sul salone e sulle stiliste che vi lavoravano.
L'anno scorso quando ho rinnovato l'assicurazione sanitaria, ho semplicemente aggiunto Milagros sulla mia polizza
disse. Una cosa posso dire, che ho sempre avuto una buona testa per gli affari. E quindi, sei tu che ti devi togliere dai piedi, ora.
Assicurazione? E a cosa serve?
Al minimo coprir qualche altra settimana in ospedale
disse zia Casey, strattonando la sedia.
E cosa avr da qualche altra settimana? Mezza cura?
No, mezza occasione, che  pi di quanto ha avuto da nessuno di noi. Ora molla!
No! Molla tu.
Le due spingevano e tiravano la sedia avanti e indietro quando comparve il dottor De Angelis.
Pare che qui ci sia un problema disse, avvicinandosi da dietro a me e a Blanche.
Blanche lasci andare la sedia senza pi dire parola. Fu solo un guizzo purpureo che volava verso l'uscita. Zia Casey la guard andare e non si mosse per prendere la mia sedia.
Il dottor De Angelis si schiar la gola. Bene, allora vogliamo andare? Gir la mia sedia e zia Casey, facendo s con la testa, ancora senza parole, si mise di fianco a me e ci avviammo insieme per il corridoio verso la porta chiusa dell'unit gialla.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
L'unit gialla. Gialla. Blanche diceva che l'aura gialla significa avere un alto concetto della propria intelligenza e perseguire obiettivi intellettuali elevati. Le pareti dell'unit gialla erano azzurre. Il pavimento era di linoleum color caffelatte, meno che nell'ufficio del dottor De Angelis. Lui aveva la moquette grigia, muri bianchi e mobili neri, tranne il divano. Non riuscii a capire di che colore fosse il divano.
Mi fecero fare dei test. Sedevo sola in una stanza con dei moduli stampati al computer e una matita. I test erano diversi da quelli che ci davano a scuola. Questi avevano delle frasi come: Penso di essere attraente - A. Sempre. B. Talvolta.
C. Mai. Oppure: Mi piace stare con gli amici A. Sempre.
B. Talvolta. C. Mai.
Lasciai le risposte in bianco.
Mi portarono nella sala di ritrovo e mi dissero che per i primi due giorni dovevo dormire l sul divano davanti al personale di notte e poi, se mi comportavo bene, avrei avuto una vera stanza. Non sapevo cosa volessero dire. Comportarmi bene come?
La sala di ritrovo aveva dei divani e delle sedie che parevano provenire dalla collezione di zio Toole. Nel mezzo c'erano due grandi tavoli rotondi e da una parte c'era un tavolo da ping-pong e dall'altra la gabbia di vetro degli infermieri.
Un nastro rosso attraversava il pavimento tra il secondo tavolo e quello da ping-pong. Mi avevano detto che i primi due giorni non dovevo oltrepassare la riga rossa. Era importantissimo.
Tutti quelli che venivano da me - operatori, infermiere di giorno, il dottor De Angelis - mi dicevano che non dovevo oltrepassare la riga rossa. Se lo avessi fatto,
avrei dovuto passare una notte in pi nella sala di ritrovo.
Se lo avessi fatto, avrei perso dei punti.
Avevano un sistema di punti. Persi venticinque punti per aver cancellato il mio nome dalla lavagna sul muro di fronte alla gabbia delle infermiere. Il primo giorno persi 150 punti per averlo cancellato sei volte. Non lo riscrissero pi. Prima c'era scritto, Milagros McCloy: regime restrittivo.
Ci davano punti se facevamo il letto e altri punti se facevamo la doccia. Ci davano punti se frequentavamo le lezioni e il gruppo e se eravamo attivi nel gruppo. Ci davano punti se ci vestivamo di mattina e se ci comportavamo bene e se davamo retta agli operatori. Con seicento punti entravi al livello quattro. Con cinquecento al livello tre, quattrocento al livello due e sotto al livello uno. I livelli uno non potevano passeggiare nel giardino, ricevere visite, prepararsi la merenda in cucina, guardare la televisione o andare a mangiare alla mensa. I pasti me li portavano, e mangiavo nella sala di ritrovo, da sola, perch ero l'unica di livello uno.
I pazienti dell'unit gialla la chiamavano "il reparto suicidi"
o "il reparto schizzati". Eravamo sette in tutto. Blanche diceva che sette  un numero miracoloso, pieno di significato.
Uno  unit, pi sei uguale a perfezione. Sette rappresenta pure la vita del corpo: spirito, carne, umori e ossa, e la vita dell'anima: passione, desiderio, ragione. Sette era il numero perfetto.
Ebbi la mia prima vera seduta col dottor De Angelis il secondo giorno che ero l. Kyla, del turno di giorno, venne a prendermi. Ero nella sala di ritrovo, e guardavo fuori dalla grande finestra con la griglia dipinta di bianco. Qualcuno mi aveva detto che mettevano le griglie a tutte le finestre per impedire che i pazienti rompessero i vetri a pugni. Stavo guardando zia Casey e zio Toole che si allontanavano dall'unit gialla. Stavano parlando tutti e due. Vedevo le loro bocche che si muovevano contemporaneamente, e mi chiesi, se parlano tutti e due, chi ascolta?
Andiamo, tesoro, il dottor De Angelis ti sta aspettando
disse Kyla, prendendomi per mano e conducendomi via dalla finestra.
Mi toccavano in continuazione all'unit gialla. Quando Kyla il primo giorno mi present al gruppo, mi stette vicino strofinandomi la schiena. Mike, il terapista di gruppo, mi tocc il braccio e mi invit a entrare nella discussione ogni volta che ne avevo voglia. Leah, una delle pazienti, mi diede una sberla sulla nuca perch non rispondevo alle sue domande.
Voleva sapere perch camminavo come Frankenstein, cosa avevo sotto le bende. Perse cento punti e il diritto alla cucina per avermi picchiata.
Non ero abituata a sentirmi toccare, ma mi piaceva. Ogni volta che qualcuno mi toccava mi immaginavo che mi mettessero un nuovo pezzo di pelle, come se mi restituissero un pezzo perduto di me.
Il dottor De Angelis era seduto alla scrivania e prendeva appunti quando Kyla mi fece entrare nello studio. Salt su dalla sua sedia e sorrise e mi strinse tutte e due le mani come se fossimo vecchi amici. Mi disse di sedermi dove mi pareva, e Kyla ci lasci soli.
Mi girai su me stessa tre volte a destra e poi a sinistra.
Scelsi la sedia nera con le gambe di argento lucido nell'angolo pi lontano della stanza, ci girai intorno tre volte e mi sedetti.
Il dottor De Angelis fece uscire la sua sedia da dietro la scrivania e la spinse fino al centro della stanza prima di sedersi.
Non era giusto che la sua sedia avesse le rotelle e le altre no.
Casey mi ha spiegato delle giravolte disse.  stata qui subito prima di te. Tua nonna, Blanche, crede fermamente nel soprannaturale, vero?
Guardai sopra di lui il poster appeso dietro la scrivania.
C'era uno che correva per una strada solitaria verso le montagne e il sole. Sopra c'era scritto la mente in libert.
Il dottor De Angelis ruot sulla sedia per guardare il poster.
Ti piace? A me molto. Si gir di nuovo verso di me.
Tu corri? Io s. Mi piace correre.
No, tu balli, vero? Vediamo... Si spinse di nuovo alla scrivania e prese i suoi appunti. Scivol di nuovo in avanti, pi vicino a me questa volta, e sfogli rapidamente il suo blocco giallo.
S, Emmaline Wilson mi ha detto che eri una ballerina, e brava, pure.
Mi guard. Sembri sorpresa. Vediamo, cosa so ancora di te? Sfogli di nuovo i suoi appunti.
Questo non mi andava. Non mi andava che mi avesse sulle sue carte. Saltai su dalla sedia e corsi verso la porta.
Alz la voce. Niente. Quasi niente. I tuoi parenti sanno sorprendentemente poco di te, Milagros.
Mi fermai con la mano sulla maniglia. Non hanno saputo dirmi quali sono i tuoi interessi, chi sono i tuoi amici, quali cibi preferisci, qual  il tuo colore prediletto - be', ti vesti sempre di viola, vero? Ma perch te lo chiede la nonna,  cos?
Aspett come se io intendessi rispondergli.
Su siediti, Milagros.
Era un ordine, non una richiesta. La sua voce non era poi tanto morbida. Il suo sguardo mi segu fino alla sedia.
Benissimo. Mi chiedo perch nessuno sia in grado di darmi altre notizie su di te. Mi dicono che vivevi con la nonna.
E che poi sei andata a abitare col nonno. Quindi vivevi col nonno e con la nonna. E sono divorziati.
Torn ai suoi appunti. Poi c' stato un ciclone e tuo nonno ha avuto un attacco di cuore. Un avvertimento, mi pare che l'abbia chiamato la signorina Wilson. Due giorni dopo ha avuto un attacco pi grave, l'ha scampata per poco. Mi grattai il braccio. Non volevo pensare a nonno Opal, a come l'avevo quasi ucciso.
Alz gli occhi su di me. La signorina Wilson dice che tu e lui andavate molto d'accordo. Lui parla sempre di te. Sarai rimasta sconvolta dagli attacchi. Attese. Milagros, ti sanguina il braccio. Prese un fazzolettino dalla scatola sulla scrivania e me lo porse. Me lo avvolsi intorno al braccio
senza guardarlo, senza pensare al nonno. Mi strofinai il naso e guardai da un'altra parte.
Torn ai suoi appunti. Poi sei andata a abitare da tua zia e tuo zio. Di nuovo in Alabama. Un sacco di movimenti. 
dura, no? Lasciare quello a cui si  abituati - gli amici, la casa e, nel tuo caso, la famiglia.
Spinse la sua sedia verso di me. Io spinsi indietro la mia, ma non c'era che il muro e cos le gambe davanti si sollevarono un poco da terra. Il dottor De Angelis rotol fino a me e mi prese le mani tra le sue.
Mi dispiace per la tua perdita, Milagros. Mi guard dritto negli occhi, e io mi girai dall'altra parte e fissai la parete vuota. Allung la mano e mi prese il mento raddrizzandomi la faccia.
Quando comunichiamo in questa stanza ci guardiamo negli occhi, Milagros.  una delle mie regole.
Mi teneva ferma la faccia, ma io guardavo in basso. Non riuscivo a guardarlo.
Milagros, penso che tu abbia avuto una brutta iella.
Penso che le cose ti siano andate male pi volte. Questo mi fa arrabbiare. Milagros, sono molto arrabbiato.
Lo guardai, dritto negli occhi, e vidi una faccia che guardava me - una piccola faccia arrabbiata che mi fissava dal centro dei suoi occhi.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Tutti pensavano che mi fossi data fuoco. Io non ne ero sicura, non riuscivo a ricordare. Leah si era tagliata un polso.
Era avvolto in una larga fascia, ma a lei piaceva tirarsela via e guardarsi i tagli. Me li mostr e mi chiese di vedere le mie gambe. Non gliele mostrai. Dovevano ancora spalmarmi la pappa due volte al giorno e cambiarmi le medicazioni. Mi mettevo i calzoni viola per tenerle coperte. Mi facevano ancora male. Qualche volta di notte mi svegliavo che erano tutte infuocate, cos le sentivo. Pensavo che forse non avendo sentito il dolore la prima volta, quando era successo, lo avrei sentito ogni giorno per il resto della mia vita.
L tutti amavano molto parlare di quello che si erano fatti.
Continuavano a ripeterselo gli uni agli altri, si mostravano le cicatrici, si raccontavano la loro storia. Storie dell'orrore.
Sapevo di non essere nel posto giusto.
Nel gruppo, Mike, lo psicologo, ci chiese suggerimenti su come affrontare la rabbia e la depressione, su come affrontare le delusioni. Leah disse che il modo migliore era di tagliarsi.
Jon disse che era di strafarsi di droga. Poi ci si misero gli altri, e Kyla dovette battere le mani e dire a tutti che la smettessero di far la commedia.
Ci godevano a fare i matti in gruppo, e a dire cose sceme tipo Sono un gatto e a strisciare in giro leccando le gambe alla gente.
Lo facevano apposta, per mettersi in mostra davanti ai terapisti.
Mike piaceva a tutte le ragazze. Sembrava un giocatore di tennis. Portava camicie rosa e calzoncini bianchi e aveva l'abbronzatura da tennis.
Mike mi chiese cosa ne pensavo, e quando io non risposi, Leah grid: Parla! Allora si misero tutti a cantilenare:
Parla, parla, parla, parla! Kyla dovette battere le mani diverse volte e minacciare di togliere dei punti per farli tacere.
Dopo due giorni che ero nell'unit gialla, mi diedero una stanza. La dividevo con Deborah. Aveva diciott'anni, carina, con grandi occhi azzurri e ciglia scure, ed era molto grassa.
Le piaceva fare le coccole, specialmente con Kyla. Aveva preso le pillole per dormire perch il suo ragazzo l'aveva piantata. Si era incisa il suo nome sul braccio. Me lo mostr.
Era marrone. Roy, inciso in marrone. Pareva scritto da un bambino. Diceva di averlo fatto col fermaglio di metallo che aveva staccato dalla penna Parker di suo padre. Mio padre mi ha fatto fare l'antitetanica disse mettendomi il braccio sotto il naso per farmelo vedere e poi ritirandolo e fissandolo a lungo, come se non l'avesse mai visto prima.
Mi disse che Roy l'aveva piantata per una che queste cose non le faceva. Disse che lui aveva paura dell'impegno che una cicatrice richiedeva.
Non potei ricevere visite per due settimane. Non m'importava.
Neanche sapevo chi sarebbe venuto a trovarmi -
forse zio Toole. C'era un televisore nella saletta della tv e stava sempre acceso. Avrebbe potuto sedersi l insieme a me e cambiare canale.
Ogni volta che non avevo lezione, o il gruppo, o la seduta con il dottor De Angelis, o stavo mangiando, guardavo la televisione. Tutti bisticciavano per i programmi da vedere, ma per me era lo stesso: tutto mi affascinava - come i bambini parlavano ai genitori e come i genitori parlavano tra loro.
La gente alla tele aveva sempre qualcosa di divertente da dire, o qualcosa di intelligente, oppure erano tonti e strambi ma gli altri parlavano ugualmente con loro.
Kyla sapeva sempre dove trovarmi quando era il momento di andare dal dottor De Angelis. Mi chiamava "patata da divano". Non avevo mai sentito parlare delle patate da divano, ma mi fecero pensare alle patatine fritte che avevo trovato sotto il cuscino del mio divano nella stanza delle
parrucche di zia Casey. Dormii a lungo con loro, e poi, all'epoca in cui cominciavo ad aver paura del buio, le mangiai.
Kyla mi teneva sempre per mano mentre attraversavamo la hall per andare allo studio del dottor De Angelis. Forse temeva che cadessi se camminavo da sola.
Un giorno quando entrai da lui, sulla scrivania c'era la pila di libri di scuola che Juleen Presque mi aveva portato a casa.
Me li ha dati oggi tua zia Casey, mi disse quando vide che li avevo notati. Puoi prenderli quando esci.
Mi sedetti al solito posto e il dottor De Angelis si alz e disse: No, Milagros, vorrei che tu sedessi al mio posto, oggi, e io mi sieder al tuo. Ci scambiammo la sedia. Mi sedetti dietro la scrivania. I suoi appunti erano stati tolti. Vidi una foto con una donna e tre bambini - due maschi e una femmina. Il pi grande assomigliava al dottor De Angelis, gli altri due alla donna. Si stringevano insieme come se avessero freddo. Il vento soffiava via i capelli dai loro visi.
Misi la foto a faccia in gi sulla scrivania.
C' l qualcosa che ti interessa, Milagros? mi chiese il dottor De Angelis.
Mi colse di sorpresa. Mi ero dimenticata della sua presenza.
Mi spinsi via dalla scrivania e tentai di far rotolare la sedia fino alla porta, ma le gambe mi facevano troppo male.
Mi alzai dalla sedia e l'addossai alla porta. Stavo per tornare a sedermi quando il dottor De Angelis parl.
Quel foglio sulla scrivania  per te. Oggi vorrei che mi facessi un disegno. Vuoi spingere di nuovo la sedia dietro la scrivania, per favore?
Non volevo disegnare. A lezione di disegno ridevano dei miei disegni. Dicevano che disegnavo come un poppante.
Un'insegnante di disegno voleva avere un colloquio con Blanche e con lo psicologo della scuola. Mandarono una nota a Blanche. Blanche rispose che ci avrebbe pensato lei, e tutto fin qui.
Milagros, riporta la sedia alla mia scrivania e siediti, per favore.
Feci come mi diceva e trovai il grande foglio di carta bianca l sulla scrivania. C'erano delle matite colorate, vicino ai miei libri.
Questo non  un esame, Milagros. Non mi interessa se sei brava o no. Il dottor De Angelis si spost sulla sedia, sedendosi pi diritto.
 un'occasione per esprimerti. Non c' sempre bisogno di parlare per esprimersi, vero? Possiamo usare i gesti, le espressioni del viso. Possiamo scrivere o disegnare o costruire qualcosa. Oggi vorrei che disegnassi me seduto sulla sedia, come sono adesso.
Esitai.
Andr tutto bene.
Presi la matita viola. Doveva essere viola. La sua aura era nera. Lo guardai seduto sulla sedia, incastrato nell'angolo.
Ha paura, ecco perch. Ecco perch sta cos lontano. C' un grande pericolo. Deve vestirsi di viola per protezione. E
mettersi l'accappatoio. Il suo accappatoio mi protegger. E
disegner la mia aura, la mia aura nera, e ho le gambe in fiamme, devo mostrare che ho le gambe in fiamme.
Alzai gli occhi dal disegno.
Hai finito? Il dottor De Angelis si alz e si stiracchi. I
suoi pugni toccarono il soffitto. Venne alla scrivania e prese il mio disegno per esaminarlo.
Cosa avevo disegnato? Non mi ricordavo. Non gli piacer.
Rider. Lo fissavo, aspettando che gli si corrugasse la pelle intorno agli occhi, che ridacchiasse.
Grazie, Milagros disse, e la sua faccia era seria. E proprio come lo volevo. Posso tenerlo?
Allontanai gli occhi e li posai sui miei libri con quello di Juleen sopra gli altri.
Contatto visivo, per favore.
Sollevai la testa.
Molto bene. Vorrei tenere il tuo disegno. Hai niente in contrario?
Non sapevo. Non ricordavo cosa avevo disegnato. Mi
aveva detto di disegnare lui seduto sulla sedia, ma l'avevo fatto? Pareva soddisfatto. Dovevo averlo fatto giusto.
Milagros. Il dottor De Angelis si chin in avanti, appoggiando i palmi sulla scrivania. Sentii l'odore del suo dopobarba.
Zio Toole usava il dopobarba Brut. Questo aveva un odore diverso, forse era sapone. Milagros, se non mi comunichi i tuoi desideri, dovr scegliere quello che desidero io. Mi stai dando il potere di scegliere. Mi stai cedendo il tuo potere, un potere che hai il diritto di conservare. Capisci?
Aspirai profondamente il suo odore pulito, e lui si raddrizz e disse che la seduta era finita. Mi ricord di prendere i miei libri uscendo.
Portai i libri nella mia stanza e li posai sul letto. Stavo per tornare nella sala della TV quando mi ricordai del libro di poesie che mi aveva lasciato Juleen. Lo presi e l'aprii, e vidi dalle date nell'introduzione che l'autrice, Emily Dickinson, era morta. Una striscia di carta sporgeva dal libro, a segnare una pagina. L'aprii al segnalibro. Sulla pagina c'era una brevissima poesia. La lessi. La rilessi, e mi parve di sentire la voce di Juleen che diceva: Leggi le poesie. Sono vere. Sono la cosa pi vera, pi reale che conosca.
Tornai a leggere i primi versi: "Io non sono Nessuno! E tu chi sei? Nessuno pure tu? Allora siamo in due? Non dirlo!
Lo proclamerebbero, sai (e tu lo sai)!"
Lanciai il libro a terra e urlai. Non sapevo se era per lo choc, o il dolore, o la gioia o la paura. Urlai e basta. Per la prima volta in vita mia avevo riconosciuto il mio riflesso.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Sta scoppiando! Un sedativo! Portate un sedativo! Leah era corsa nella stanza e stava tentando di farmi alzare da terra. Deborah e Kyla entrarono dietro a lei, e Kyla le disse di star buona, che tutto sarebbe andato a posto.
Kyla si inginocchi sul pavimento e mi attir a s. Non volevo essere tenuta. Non volevo essere toccata. Mi dibattei.
Gridai e strillai e la spinsi via.
Joe, un altro infermiere, si fece largo nel gruppo che curiosava sulla soglia e mi sollev da terra, stringendomi da dietro col braccio che mi attraversava il petto. Lui e Kyla continuavano a dire: Tutto bene. Tutto a posto. Io continuavo a dibattermi e a gridare.
Leah disse: Datele un sedativo. Perch non le date un sedativo?  scoppiata, guardatela,  scoppiata. Mettetela in isolamento. Com' che non la mettete in isolamento?
Kyla mi lasci con Joe e batt le mani. Disse a tutti di andare nella sala di ritrovo. Chi non si fosse trovato l entro cinque secondi avrebbe perso venti punti.
Poi sentii dietro a me la voce del dottor De Angelis che ripeteva quello che aveva detto Kyla, e poi: Va bene cos, Joe. La porto con me.
Joe mi lasci andare e usc. La stanza era silenziosa tranne per il chiasso che facevo io. Stavo ancora gridando e strillando e agitando le braccia. Non mi ricordo di quello che dicevo, nemmeno se usavo delle vere parole - non mi ricordo.
Voltavo la schiena al dottor De Angelis. Dibattendomi, mi trovai in un angolo della stanza e mi fermai. Pressai la testa contro il muro. Smisi di urlare e piansi. Piansi a lungo, e c'era tanto silenzio dietro a me che non sapevo se il dottor
De Angelis se n'era andato o era ancora con me. Sentivo il gruppo nella sala di ritrovo. Sentivo Leah che raccontava di quando era scoppiata lei. Le lacrime smisero di scorrermi gi per le guance. Rimanevo nell'angolo, tirando su col naso, e tendevo l'orecchio. Non sentivo il dottor De Angelis.
Mi girai per cercarlo, e lui era l.
Ciao, Milagros. S, sono qui.
Vada via! Mi girai nuovamente verso il muro.
 questo che vuoi veramente?
S!
Va bene. Devo portarti alla sala infermiere. Devi essere controllata. Milagros? Devi andare nella sala infermiere, per ora.
Mi voltai. Va bene, allora vengo con lei.
Bene. Mi fa piacere.
Scendemmo per il corridoio verso il suo studio. Udii Mike che chiedeva al gruppo: Come ci sentiamo quando piangiamo?
Il dottor De Angelis mi disse di sedermi sulla sedia vicino alla scrivania. Spinse la sua sedia di fronte alla mia e si sedette.
Mi porse un fazzoletto di carta e io mi soffiai il naso.
Poi restammo seduti in silenzio per alcuni minuti. Io giocherellavo col bordo del fazzoletto. Lui intrecci le mani in grembo.
Eri molto sconvolta prima, vero? Me ne puoi parlare?
Eri arrabbiata, vero? Che altro?
Niente.
Contatto visivo, per favore.
Io sollevai la testa e dissi a voce pi alta, in faccia a lui:
Niente! Nessuno! Io non sono nessuno, e tu chi sei?
Il dottor De Angelis sorrise e gli occhi gli si raggrinzirono in rughe sorridenti. La poesia di Emily Dickinson, giusto?
No.  mia.
Ti ci ritrovi.
S.
Contatto visivo, per favore.
S! S, sono io.  nessuno.  me.
E questo ti fa sentire - come?
Niente.
Vuota?
S, niente. Non sento niente. Non ho nemmeno sentito le mie gambe.
Quando? Milagros, guardami. Quando?
Il fuoco. Non l'ho sentito. Strappai il mio fazzoletto.
Dovevo buttarlo via, era bagnato.
Il dottor De Angelis me ne porse altri due. Non hai sentito che ti bruciava le gambe?
No! Io non sono nessuno. Non sento niente. Avvoltolai il mio fazzoletto zuppo dentro un altro e li lasciai cadere a terra. Appallottolai il terzo in mano.
Il dottor De Angelis si chin in avanti, con i gomiti appoggiati alle ginocchia. Aveva le punte dei piedi rivolte l'una verso l'altra.
Milagros, devi aver provato qualcosa. Qualcosa deve averti spinto ad appiccarti il fuoco - rabbia o dolore o paura o tristezza - qualcosa.
No. Non mi ricordo. Non so.
Non sempre sappiamo quello che proviamo prima di rappresentarlo piangendo o gridando, o facendoci male.
Vorrei aiutarti a riconoscere i tuoi sentimenti.
Io non sono nessuno, e tu chi sei?
Che sentimenti provavi nella tua stanza pochi minuti fa? Che cosa ti ha fatto urlare? Ti ho sentito fin quaggi.
Dev'esser stata un'emozione molto forte per farti gridare cos.
Niente.
Contatto visivo, Milagros.
Alzai la testa ma non mi ripetei.
Il dottor De Angelis si appoggi allo schienale e si allent la cravatta. La sua cravatta era blu mare con delle piccole parole scritte di sbieco una in fila all'altra. Prima mi parevano delle righine rosse ma da vicino vidi che c'era scritto
"CorriCorriCorriCorri".
Come si sente una persona quando sta piangendo, Milagros?
La stessa domanda che avevo sentito fare da Mike al gruppo. Avrei voluto sentire le loro risposte. Mi strinsi nelle spalle.
 felice, secondo te?
Mi strinsi di nuovo nelle spalle. Qualche volta, forse.
D'accordo. E poi?
Triste?
Annu. S, bene. Dinne altre tre.
Le cose brutte vengono sempre tre a tre. Non ne so tre
dissi.
Dimmi quel che sai. Cosa credi di aver provato l nella tua stanza?
Non lo so. Stracciai il mio nuovo fazzoletto. Scavai un buco nel centro, poi lo riappallottolai. Forse triste e - e spaventata.
Ah, spaventata. Il dottor De Angelis annu. Che cosa ti ha spaventato?
Tutto... a me... tutto mi spaventa.
Mi puoi dare qualche esempio? Che cose ti spaventano?
Mi girai all'indietro, afferrandomi allo schienale della sedia.
Contatto visivo, per favore.
Scossi la testa. No, non posso.
Hai paura di guardarmi? Cosa credi di poter vedere?
Milagros?
Ho paura del buio. Ho paura di vedere.
Hai paura di qualcosa nel buio? Di vedere qualcosa nel buio?
Mi rigirai. Tenevo gli occhi chiusi. Niente. Non voglio vedere. Scossi la testa. Continuai a scuoterla. Non voglio vedere. Non voglio vedere. Non voglio vedere.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
L'infermiere mi diede una pillola in pi quando tornai dal colloquio con il dottor De Angelis. Tutti le chiamavano "le pille". Ti hanno dato le tue pille? A quanto pare tutti i pazienti prendevano le pille. Quando non confrontavano le loro storie dell'orrore, confrontavano le pille. Che cosa ti danno? Stelazina? Mellaril? Io non parlavo con nessun paziente tranne Deborah. Non parlavo nel gruppo.
La pillola mi diede sonnolenza. Mi lasciarono andare a letto presto e saltare la cena. Fu la prima volta che dormii tutta la notte da quando ero andata a stare da zia Casey. Da quando ero nell'unit gialla non avevo mai dormito di notte.
Facevo qualche breve sonnellino di giorno davanti alla TV. Di notte stavo sveglia. Ascoltavo il leggero russare di Deborah, quasi un sibilo. Fissavo le ombre. Le guardavo per assicurarmi che non si muovessero, quelle nell'angolo e sulla parete di fronte a me, e quelle che si allungavano dalla lampada sul soffitto. Non volevo che si avvicinassero di pi.
Le sorvegliavo tutta la notte meno quando le infermiere facevano il loro giro di controllo. Sentivo l'infermiera di notte aprire la nostra porta e chiudevo gli occhi finch era finito il controllo.
Non volevo che mi dessero pi quella pillola per dormire.
Era proprio quello che le ombre stavano aspettando -
che io dormissi. Ero stata fortunata una volta, ma non mi fidavo della mia fortuna. Non mi fidavo delle ombre.
Zia Casey venne a trovarmi - la mia prima visita. Mi ero guadagnata abbastanza punti da passeggiare con lei nel parco.
Teneva lo zainetto sulla spalla, e io notai che ora camminava
meglio con i sandali. Si era anche tagliata i capelli. Erano corti e lisciati indietro con una specie di colla. Mi ricord la pappa che le infermiere mi spalmavano sulle gambe.
Il parco era bello, tanti prati appena falciati che profumavano di anguria, e gruppi di pini dappertutto, e azalee gi sfiorite e magnolie non ancora fiorite.
Sai disse, non so nemmeno che tipo di sandwich ti piace di pi. Hai abitato con noi per un anno, quasi esattamente un anno, e non mi ricordo di averti mai preparato qualcosa. Non ti ho mai preparato niente, vero? Milagros?
Stavo fissando il sole. Guardai zia Casey e mi apparve sfocata; una scura aura sfrangiata la circondava. Sbattei gli occhi per cacciare il sole e vederla meglio.
In ogni caso, ti ho portato tre tipi - uovo e insalata, tonno, e burro di arachidi e gelatina - quale vuoi?
Presi quello con uovo e insalata.
Tir fuori dallo zaino due lattine di birra di radici e ne pos una davanti a me. Notai che aveva le unghie corte, niente smalto. Le unghie erano gialle. Giallo, il colore dell'impegno intellettuale.
Il dottore dice che adesso parli. Immagino che sarai troppo arrabbiata per parlare con me. Zia Casey mi guard per qualche secondo, poi prese il sandwich di tonno e lo scart. Non ti d torto. Ero l a fare tutti quei corsi di psicologia e tu proprio sotto il mio naso e non vedevo, o forse non volevo vedere. Zia Casey stacc un morso dal suo sandwich e io dal mio. Era buono. La cosa migliore che vendevano alla tavola calda era la Jelly-O, finch invecchiava di qualche giorno e non scendeva pi in gola. L'avevano ogni giorno, la Jelly-O, quella rossa, il colore del fuoco e dell'ira.
Anch'io, sai, mi portavo dietro un sacco di rabbia disse zia Casey. La cacciavo via la rabbia, la seppellivo. Facevo proprio quello che tutti i miei testi dicono che  la peggior cosa da fare, e leggevo, approvavo e prendevo appunti, senza accorgermi che stavo sbagliando. Stacc un altro morso e guard il cielo. Era dell'azzurro pi azzurro, un azzurro
spirituale, avrebbe detto Blanche. Zio Toole l'avrebbe invece chiamato l'azzurro della dolce Alabama.
Quel Toole e tutti i suoi traffici disse zia Casey, inghiottendo il suo boccone. Avrei potuto sparargli. Avrei potuto davvero. L'ho preso in considerazione, ma invece mi sono iscritta ai corsi. Lo chiamano sublimare - quando fai qualcosa di buono invece di quello che vorresti fare veramente.
In ogni caso sapevo che andando ai corsi dell'universit l'avrei fatto impazzire. Lui pensa sempre che  tanto intelligente, non ha mai preso neanche un diploma ma oh, lui  tanto intelligente. Adesso si  trasferito in Kentucky, chiss perch, con quella Delfinnia. Pensa di mettersi in proprio.
Zia Casey scosse la testa. Do due mesi a tutta la faccenda.
 troppo irrequieto per fermarsi pi a lungo in un posto.
Stacc un pezzo dal suo sandwich e del tonno cadde sul tavolo.
Ci sono altre cose che mi hanno fatto arrabbiare, ma... be', comunque ne parleremo in terapia, immagino.
Alzai gli occhi dal mio sandwich.
Gi, oggi avremo una seduta insieme, io e te... voglio dire, tu e io. Zia Casey ficc l'avanzo del sandwich nella plastica e tir fuori il pacchetto delle sigarette. Batt sul fondo del pacchetto, ne tir fuori una e l'accese. Tir alcune boccate, aspirando forte e risucchiando in dentro le guance, poi soffi fuori il fumo con un profondo sospiro.
Non  poi tanto male qui, eh? Voglio dire, stai facendo progressi, giusto?
Attese un momento la risposta.
Bevvi un sorso della mia birra di radici e sbocconcellai la crosta del sandwich.
Tu pensi che non m'importi. Scosse la cenere a terra e aspir un'altra boccata. Non ti do torto, ma invece s, m'importa. Vado a questo corso per genitori, qui, sai dove insegnano a far le cose giuste, o meno peggio, o qualcosa.
Zia Casey tacque e continu a ciucciare la sua sigaretta, studiando i pini sopra di noi. Poi scroll la testa e disse: Mi piace il corso per genitori, mi piace davvero, ma  come se avessero gi tutto il copione. Si aspettano che tu dica questo
e poi quando lo dici, io dico quello, il che ti fa dire quest'altro.
L'intento  di farci inviare dei messaggi dell'io. Zia Casey inclin la testa da una parte. Non credo che le persone siano cos prevedibili. Voglio dire, guarda noi due, tu e io. Sono seduta qui a raccontarti tutte queste cose e scommetto che loro sanno tutto quello che tu dovresti dirmi in risposta e tu invece non dici niente. Piant la sigaretta in mezzo all'erba. Glielo chieder alla mia prossima lezione.
Cosa fate quando uno non vi vuole parlare? Si gir a guardare l'edificio dell'ospedale. Cosa fate quando uno non segue il copione?
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Il dottor De Angelis aveva dei calzoncini da jogging e una maglia Vulcan Marathon quando lo vedemmo quel pomeriggio.
Aveva l'odore del suo sapone, o dopobarba, cos immaginai che non fosse andato ancora a correre. Chiese scusa per il suo aspetto informale ma aggiunse che pensava facesse bene ai pazienti vedere che la vita continuava fuori dalle porte sprangate dei Cedri.
Ci disse di sederci dove ci pareva e disse Casey, invece di signora Dawsey. Zia Casey scelse il divano e io la mia solita sedia.
Zia Casey disse: Non mi spiacerebbe, Milagros, se venissi a sederti vicino a me.
Avevo cos paura di sedermi su un divano che non riuscivo nemmeno a capire di che colore fosse. Troppo pericoloso.
Rimasi sulla mia sedia e il viso di zia Casey divenne rosa.
Io mi fissavo le gambe.
Milagros - il dottor De Angelis si sedette e fece rotolare la sua sedia fino al centro della stanza - Tua zia ti ha parlato.
Si merita una risposta. Qui dentro ci rispettiamo a vicenda, capisci?
Contatto visivo. S.
Bene.
Lanciai un'occhiata a zia Casey. Non  per te dissi, e poi tornai a fissarmi le gambe.
Eh? Cio, scusa, Milagros, non ti ho sentito bene - hem, correttamente - credo.
Non  per te ripetei.  che non voglio sedermi sul divano
dissi alle finestre dietro alla sua testa. Il dottor De Angelis non riusc a capire dove guardassero i miei occhi.
Non ti piace il divano disse.
No.
E perch?
Di che colore ?
Il dottor De Angelis studi il divano.  verde molto scuro, quasi nero.
Zia Casey esamin il bracciolo. No, non mi pare, direi che  blu scuro.
Il dottor De Angelis torn a me. Di che colore lo vorresti?
Di un colore che conosco.
Cosa vuoi dire? Che non vuoi il color fucsia o malva, e vuoi azzurro o marrone?
Voglio uno di cui so il significato, per sapere dove sto seduta.
Non capisco disse il dottor De Angelis.
Zia Casey si chin verso di me.
Io recitai: Rosso per fuoco o rabbia, viola per le pi elevate contemplazioni spirituali, verde per inganno e invidia, giallo per l'intelletto.
Sei seduta su una sedia nera. Cos' il nero?
Male, tenebra, morte.
Il dottor De Angelis si raddrizz sulla sedia e si mise a ruotare le spalle come se si stesse riscaldando per la sua corsa.
Dove hai imparato queste cose - sui colori?
Blanche dicemmo insieme zia Casey e io.
S, giusto. Annu, ricordandosi. Il viola. Ti vesti di viola perch...?
 il colore spirituale.
E tu vuoi spiritualit? Cosa vuol dire? Vuoi metterti in contatto con Dio o...
Zia Casey rise. Blanche non le insegna questo.
Perch ti vesti di viola? Per Blanche?
Spostai gli occhi sul suo poster - la mente in libert.
Mi sforzai di pensare. C'era una ragione - oltre a Blanche.
C'era una cosa che volevo, una cosa importante. Non riuscivo
a ricordare. Avevo le mani fredde. Me le strofinai. Avevo i piedi freddi - anche il petto. Mi misi a tremare. Stavo afferrata alla sedia, irrigidendo le braccia per controllare il tremito.
Milagros? Stai bene? Lo sai perch ti vesti di viola?
Scossi la testa.
Ho cercato di farla cambiare, di farla vestire di rosa o di scozzese. Ti ricordi, Milagros? Ti ricordi quel primo mese che stavi da noi, ti ho detto che non occorreva pi che ti vestissi sempre di viola?
S, mi ricordo. Il freddo cominci a scivolar via, come il mercurio da un termometro - via dalle mani, dalle braccia, gi dal petto, fuori dai piedi. Mollai la sedia.
Parliamo di questo disse il dottor De Angelis, facendo pressione coi talloni sul tappeto per avvicinare a me la sua sedia.
Parliamo del tuo soggiorno in casa di tua zia. Com'era la tua vita quando stavi con gli zii? Cos' che ti viene in mente?
Zia Casey ricadde contro la spalliera del divano e incroci le braccia, in ascolto.
Mi ricordo le teste delle parrucche.
Le teste delle parrucche? Zia Casey si raddrizz, sciogliendo le braccia. Guard il dottor De Angelis. Adatto parrucche per i malati di cancro. Le conservo su delle teste di plastica. Stanno sugli scaffali in camera sua.
Il dottor De Angelis parl a me. Cosa ti ricordi delle teste con le parrucche?
Mi guardavano. Non mi lasciavano in pace.
Zia Casey e il dottor De Angelis si scambiarono un'occhiata.
Ti davano fastidio? chiese lui.
S.
Ti parlavano?
Scrollai le spalle. Forse, non ricordo. Non avevano faccia.
E tu avresti voluto che avessero la faccia?
Ognuno dovrebbe avere una faccia, no?
Tu hai la faccia, Milagros?
Non lo so.
Ti pare che forse non ce l'hai?
Forse. Guardai i suoi piedi - cos enormi.
Il dottor De Angelis si schiar la gola, e io alzai di nuovo la testa.
Se non hai una faccia, allora sei come quelle teste con le parrucche, no?
S. S!
 di questo che hai paura, di essere proprio come quelle teste con la parrucca?
S. Sono proprio come quelle teste con la parrucca.
E questo ti spaventa?
Zia Casey si chin in avanti sul divano.
S. Stavano acquattate sullo scaffale e aspettavano.
Il dottor De Angelis si spinse un poco pi avanti, e io appoggiai la schiena alla mia sedia.
E tu aspettavi, proprio come loro. Che cosa aspettavi?
Lo sai, Milagros?
Mi sforzai di ricordare. Aspettavo qualcosa. Mi vestivo di viola. Avevo un piano. Qual era il mio piano? Non riuscivo a ricordare.
Non lo so dissi, e la mia voce mi parve lontanissima.
Ma aspettavi?
S. S, so che aspettavo - forse. Entrambe le nostre voci parevano lontanissime. Guardai la faccia del dottor De Angelis.
Lui l'aveva notato?
In che altro assomigliavi a quelle teste? C'era qualcos'altro?
Erano morte.
Ti senti morta?
Capelli morti, teste morte.
Milagros, guardami. Ti senti morta?
Perch insisteva per farmi ricordare? Io non sapevo.
Qualcosa era morto. Qualcosa di me era morto, ma non mi
ricordavo. Chiusi gli occhi. Di nuovo avevo le mani fredde, i piedi, il petto - nuclei freddi.
Mi venne una frase, mi scoppi nella testa. Se la tua mamma era morta quando sei nata, allora non sei mai nata.
Zia Casey salt su. Milagros! Che diavolo? Mi stava di fronte, e mi impediva di vedere il dottor De Angelis. Non mi ero accorta di aver parlato forte, ma lo capii dalla reazione di zia Casey. Sbattei gli occhi, chiedendomi cosa avessi detto.
Mi sforzai di pensare. Che cos'era? Poi mi ricordai e lo dissi di nuovo. Se la tua mamma era morta quando sei nata, allora non sei mai nata.
Casey, devo chiederti di sederti disse il dottor De Angelis.
Gir la sua sedia in modo che fosse un po' pi di fronte a lei. Mi sfregai le braccia. Erano cos gelide.
Capisci cosa sta dicendo?
Zia Casey fece cenno di s e aveva gli occhi pieni di lacrime che stavano per sgorgar fuori. Mi chiesi cosa avevo detto.
Che cosa voleva dire?
Sua madre... sua madre  stata uccisa. L'ha investita un'ambulanza mentre attraversava la strada.
Il dottor De Angelis annu. S, me ne hai accennato, ma...
Non ti ho detto che a quel tempo era incinta di Milagros.
Mi sporsi in avanti, per sentire meglio. Sentivo la voce di zia Casey come se l'ascoltassi dal fondo di un lungo tunnel.
Chiusi di nuovo gli occhi e vidi dentro di me una donna dall'aspetto delicato, con le lentiggini, appesa a un cancello di ferro.
Milagros? Lo sapevi questo? Milagros?
Volevo rispondere, ma c'era quella donna, non volevo perderla. Dovevo tenere gli occhi chiusi per vederla.
Sicuro che lo sapeva. Blanche gliel'avr ripetuto cento volte al giorno. Il fatto , non credo che a Milagros piacesse tanto sentirselo dire, dopo un po'. La faceva sentire strana,
credo, diversa dagli altri bambini. Una volta mi ha detto che i bambini la tormentavano a scuola. Mi ha detto che era contenta di andare da Opal in Alabama perch i bambini la tormentavano.
La voce di zia Casey si intrometteva, era di nuovo forte, disturbava il mio quadro.
Travolta da un'ambulanza? La sirena era in funzione?
chiese il dottor De Angelis.
Io aprii gli occhi, lasciando sfumare la donna sul cancello.
Oh, certo. Zia Casey accavall le gambe e fece dondolare quella di sopra. Poi vide quello che stava facendo e si ferm. Non era colpa dell'ambulanza o altro. No, non l'abbiamo mai pensato. Voglio dire, hanno fatto le cose in regola, sirena e tutto, e la strada era libera, non c'era traffico o altro. Solo Sissy che ha attraversato la strada.
Il dottor De Angelis annu. Un incidente.
Certo che  stato un incidente, che cosa pensi? Zia Casey agit le braccia. Un incidente, certo. Senza dubbio.
Allora pensi che non abbia sentito la sirena, o che non l'abbia vista arrivare.
Certo che non l'ha vista, se no sarebbe qui, no?
Sarebbe qui davvero? Il dottor De Angelis guard fuori dalla finestra dietro a zia Casey, come se tentasse di vedere l'incidente, di vedere com'era accaduto. Guardai anch'io fuori dalla finestra. Volevo vedere quello che vedeva lui.
Che cosa stai tentando di dire? Che l'ha fatto di proposito?
Il dottor De Angelis focalizz di nuovo il suo sguardo su mia zia, e lo feci anch'io.
Non conoscevo la madre di Milagros. Non conosco le circostanze.
Sei abituato a vedere tutto come suicidio.  questo che fate qui. Lavorate sui suicidi. Ovvio che tu pensi che si  trattato di questo.
Il dottor De Angelis annu. S, io lavoro su pazienti suicidi e uno dei miei pazienti  tua nipote. Sono sicuro che ne sai abbastanza di psicologia da sapere che il suicidio spesso
ricorre nelle famiglie.  la risposta che la famiglia ha appreso a dare alle difficolt.
Zia Casey agit la mano. Oh, non gliel'abbiamo mai detto a Milagros. Non le abbiamo detto niente. Vero, Milagros?
Diglielo. Non hai mai saputo niente. E in ogni caso era solo un sospetto. Non l'abbiamo mai saputo con certezza.
Abbiamo fatto un patto, di non dirglielo mai. Blanche diceva che della sua morte dovevamo fare una cosa buona, e cos , abbiamo Milagros. Zia Casey mi lanci un'occhiata.
Blanche le ha scelto il nome - Milagros. Per questo parlava tanto della nascita di Milagros. Voleva farne qualcosa di grandioso, di trionfale, un miracolo. E lo  stato, no? Non era una bugia. Questo non era una bugia.
Il dottor De Angelis scosse la testa.  strano coi bambini.
Proprio la cosa che gli adulti si sforzano tanto di tenere segreta  quella che loro finiscono coll'imitare.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Milagros, a cosa pensi? Cosa provi sentendo queste cose?
Il dottor De Angelis mi osservava, aspettando una reazione.
Non avrei reagito a delle storie inventate. Stavano recitando, facendo una commedia, come alla TV. Non conoscevo la donna di cui stavano parlando.
Milagros, contatto visivo, per favore.
Non avrei guardato le menzogne. Tenni la testa bassa, strappandomi un pezzo di unghia.
Mi dispiace, Milagros disse zia Casey, seduta in pizzo al divano e allungandosi in avanti per incontrare il mio sguardo. Non volevamo che ti facessi un'idea sbagliata.
Volevamo...
Smettila di parlarne! Mi torsi sulla sedia e mi tappai le orecchie.
Non ti piace quello che senti disse il dottor De Angelis.
No! Sono bugie! Te lo pu dire Blanche. State inventando tutto!
Va bene, Milagros. Puoi aver ragione, ma se questa fosse una storia che hai letto in un libro, e ci fosse una ragazza di quattordici anni come te e...
Io ho tredici anni. Mi girai per guardarlo in faccia e abbassai le mani dalle orecchie.
Zia Casey disse: Ne hai fatti quattordici mentre eri in ospedale, Milagros. Siamo quasi a maggio.
Voleva confondermi. Tutti e due. Mi dicevano bugie e inventavano compleanni.
Torniamo alla storia, Milagros. Un'adolescente scopre che sua madre si  lanciata sotto un'ambulanza mentre era
incinta di lei. Cosa pensi che questa scoperta possa significare per la ragazza? Cosa le direbbe? E lei come si sentirebbe?
Niente! Non  niente. Non ho madre. Non sono nessuno, e tu chi sei? Mi alzai e il dottor De Angelis alz le mani.
Va bene, Milagros. Va bene. Fermiamoci qui per adesso.
Mi diedero altre pillole da prendere, nella saletta infermiere, per farmi calmare. Aspettarono, mi guardarono mentre le prendevo. Mi fecero aprire la bocca per vedere che le avessi inghiottite. Non volevo dormire. Non volevo andare nella mia stanza con tutte le ombre. Volevo sedermi al sole, sotto la sua luce brillante. L'illuminazione era scarsa nell'unit gialla. Era un'illuminazione opaca, opaca e smorta.
Credo che la usassero per tenerci tutti in uno stato di torpore.
Stavo seduta nel gruppo, quella sera, con gli occhi fissi nella cupa foschia, guardavo Leah che spostava la benda su e gi sul suo polso e un ragazzo di nome Rodger che piegava la testa da un lato e dall'altro, da un lato e dall'altro, e tutte le voci erano cos lontane. La voce di Mike non arrivava a fendere la foschia. Vidi che mi guardava. Doveva avermi chiesto qualcosa. Tutti mi guardavano. Non li sentivo, quasi non li vedevo. Dovevo avvicinarmi di pi alla luce.
C'erano troppe ombre - troppo pericolo. Montai in piedi sul divano e cercai di arrampicarmi sullo schienale, ma Kyla mi tir gi. Poi Joe usc dalla sala infermieri e mi portarono nella mia stanza. Si muovevano stranamente, al rallentatore, e aprivano e chiudevano la bocca senza che uscisse nessun suono. Era come guardare dalla finestra zia Casey e zio Toole con le bocche che andavano contemporaneamente e io che non sentivo quello che dicevano.
Kyla rimase di guardia alla porta. Io mi sedetti sul letto, raggomitolata vicino alla finestra, col viso premuto contro la rete metallica che la chiudeva. Cercavo il sole. Avevo le ombre alle spalle. Restai con la faccia premuta contro la finestra durante tutto il gruppo e durante la cena e l'ora di gioco. Restai l finch ci fu luce. La luce mi calmava. Sentivo
i rumori dietro a me. Sentii Kyla che se ne andava. Sentii Leah che discuteva con Joe su quanti punti aveva. Sentii Rodger che insegnava a Deborah a giocare a ping-pong, e capii dal tono strascicato della voce di Deborah che a lei interessava pi Rodger del ping-pong.
Deborah entr all'ora di andare a letto, cinque minuti prima che spegnessero le luci. Raccolse da terra i miei libri di scuola e li scaric sul mio letto. Uno dei libri mi urt e mi voltai.
Ci fai perdere punti qua dentro. Tieni in ordine.
Deborah era arrabbiata. I suoi begli occhi azzurri erano scuri; parevano quasi neri, cattivi.
Afferrai i libri e uscii stringendomeli al petto. Maria, l'infermiera di notte, era di turno. Salt fuori dalla sua gabbia di vetro puntandomi il dito contro.
No, non puoi.  l'ora del buio.
Non riesco a dormire questa sera.
L'infermiera si gir verso l'ufficio. Vediamo che pille prendi.
No. No. Non voglio dormire. Ho bisogno di stare alla luce. La prego mi lasci stare qua fuori. Sar brava - mi comporter bene. Oltrepassai la striscia rossa e mi misi al centro della sala di ritrovo. Non passer il nastro rosso. Io... io legger. Mostrai i miei libri. Vede, ho questo libro qua, queste poesie.
Maria entr nel suo ufficio e alz il telefono. La guardavo attraverso il vetro, la sua bocca si muoveva, nessun suono.
La vidi fare s con la testa. Poi mise gi il ricevitore e
torn da me.
Ok, d'accordo. Ma a qualsiasi problema...
Mi sedetti sulla grande sedia di plastica con i cuscini, che cigolava e mugolava a ogni mio movimento. Il cuscino mi faceva sudare le gambe. C'era una lampada avvitata al tavolo vicino, con una gabbietta metallica intorno alla lampadina.
Nell'unit gialla mettevano gabbie davanti o intorno a tutte le cose di vetro. Accesi la lampada e mi chinai in avanti per entrare nel cono di luce. Maria mi osservava. Aspett
fino a quando aprii il libro e mi misi a leggere. Poi alz il campanello e lo scosse, gridando Spegnere le luci! Fece il giro di tutte le stanze per il primo controllo della notte, ragazzi a sinistra della sala di ritrovo e ragazze a destra, e poi torn nel suo ufficio, posando il campanello con un ultimo clink.
Leggevo le poesie. Una pagina dopo l'altra di bellissime parole, verit, pensieri. Le cose pi vere, pi reali che conosca.
Lessi: Morire - senza Morte Vivere - senza Vita E il pi arduo Miracolo Ci sia proposto credere.
Emily Dickinson stava parlando a me, usava il mio nome, diceva la mia vita. Nelle sue parole mi sentivo sicura, lontana dalle ombre e da quello che nascondevano. Le sue parole mi portarono un ricordo, la cantina di nonno Opal. Ballavo con una musica bellissima. Era la signorina Emmaline che cantava. La sua voce stupenda cantava parole che volevo per me, e cos danzai. Tutto questo era reale. Lo sentivo, dentro di me, e capii quella notte, mentre leggevo poesie sotto una lampadina ingabbiata, che la realt  quando senti tutto il corpo illuminarsi dal di dentro. Quando non importa se  notte o giorno, buio o luce, perch la luce la porti in te, nella danza, nella musica, nella poesia.
Chiusi gli occhi e la luce c'era ancora, la luce delle parole di Emily Dickinson.
Ero nel mio letto quando li riaprii. Era mattina e Kyla passava davanti alle porte ciabattando coi sandali, e agitando il campanello della sveglia. Sollevai la testa e strizzai gli occhi alla luce che entrava dalla finestra. Allungai le mani e mi tastai le gambe come facevo ogni mattina, infilandole sotto alle bende per sentire le cicatrici. Cicatrici vere - cicatrici, calde, gonfie. Un altro ricordo mi balen nella mente.
Stavo di nuovo danzando. Era un ballo scatenato. Ero dappertutto,
mi tuffavo verso il pavimento, balzavo verso le pareti, roteavo, volavo, mi schiantavo a terra. E ogni tuffo, ogni schianto, lasciavano il segno. Li sentivo e, il giorno dopo, li vedevo. Li chiamavano i blu, ma erano di tutte le sfumature, violacei, rossi, blu verdastro e poi gialli e marrone -
di tutti i colori. Rotolai sul letto e lasciai pendere la testa oltre il bordo. I miei libri erano ammucchiati per terra con le poesie in cima. Appoggiai la mano sul libro e pensai che forse un giorno non avrei pi avuto bisogno dei lividi o delle cicatrici.
Forse un giorno avrei preferito che le cicatrici scomparissero.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Quel giorno non vidi il dottor De Angelis. Tornai al reparto di chirurgia dell'ospedale per farmi visitare le gambe dall'altro dottore. Mi disse che avevo finito con le medicazioni, ma che continuassi a spalmarle di sulfadiazina d'argento -
la pappa. Mi misi gli shorts per la prima volta da quando ero all'ospedale. Tutti mi si raggruppavano intorno, volevano vedere, mi chiedevano se le gambe mi facevano male. Leah mi chiam gamba-bugnone, e io le dissi di chiudere il becco.
Tutti tranne gli operatori applaudirono. Leah si arrabbi perch non mi avevano tolto punti per aver parlato fuori dal mio turno. Disse che facevano le preferenze, e alla fine della seduta mi bisbigli: Poi vedi. Guardati le spalle.
Zia Casey era gi l il giorno dopo quando Kyla mi accompagn allo studio del dottor De Angelis. Aveva un pacchetto di fazzoletti di carta in mano e sedeva sulla sedia pi vicina alla scrivania del dottor De Angelis.
Il dottor De Angelis si alz in piedi quando entrai e mi invit a sedermi. Era vestito uguale al primo giorno che l'avevo visto - camicia, cravatta, jeans, scarpe da jogging.
Questa volta per si era arrotolato le maniche e si era gi allentato un poco la cravatta. Immaginai che fosse per via del suo colloquio con zia Casey.
Scelsi una sedia diversa. Scelsi quella di plastica con i cuscini, come quella della sala di ritrovo solo che questa era nera e pareva nuova, senza screpolature nella plastica che ti si conficcano nelle gambe sudate.
Be', Milagros, ho sentito che vai meglio nel gruppo. Il dottor De Angelis si appoggi all'indietro e pilot la sedia
tra zia Casey e me, stando attento a non impedire che ci vedessimo.
Il dottor De Angelis prese dietro a s il blocco degli appunti e una penna e mi sorrise. Aveva dei dentoni. Pensavo, Milagros, che oggi potevamo giocare a "Mi ricordo". 
facilissimo. Quello che devi fare  pensare a un ricordo che hai, un ricordo qualsiasi, e raccontarcene una parte, e poi tua zia tirer fuori un suo ricordo, sollecitato dal tuo. Capisci?
Poi sar di nuovo il tuo turno, e la tua risposta si baser su qualcosa che ha detto tua zia.
Ci guard tutte e due, prima me, poi zia Casey, poi di nuovo me. Nessuna domanda?
Posso dire "passo"? chiesi.
Il dottor De Angelis rise. No, temo di no. Trov una pagina vuota sul suo blocco e disse: Perch non cominciamo?
Mi sforzai di pensare a qualcosa che mettesse in imbarazzo zia Casey, che la bloccasse e non le desse la possibilit di tirar fuori cose che non volevo sentire.
Allora - mi ricordo che facevo la maga dell'amore a scuola. Facevo filtri amorosi e lanciavo incantesimi ai ragazzi.
Tutte le ragazze volevano che facessi un incantesimo per loro.
Zia Casey rizz la testa. Milagros! Quando?
Il dottor De Angelis alz la mano. No. Niente domande.
Non ora.
Giusto. Zia Casey chiuse gli occhi per un secondo, poi li riapr e disse: Mi ricordo di essermi innamorata di Toole Dawsey. Sognavamo che io avrei fatto la stilista e sarei diventata cos famosa e ricca che saremmo andati a vivere a Hollywood e io avrei fatto la parrucchiera delle dive. Lui voleva fare l'attore, come Sylvester Stallone. Guard il dottor De Angelis. Eravamo molto giovani, allora.
Lui annu e si rivolse a me.
Uuh - mi ricordo che zio Toole mi teneva appesa per le caviglie ogni volta che veniva a trovarci. Non mi piaceva. Mi
spaventava.  cos... ingombrante, e ha quella cicatrice. Mi chinai per toccare le mie cicatrici.
Zia Casey sorrise. S, me ne ricordo anch'io. Colse l'occhiata del dottor De Angelis. Ah, tocca a me. Mi ricordo...
mi ricordo che Toole faceva scoppiare petardi dietro la casa. Non era nemmeno il 4 luglio, ma lui andava matto per i botti. Per tutto quello che faceva rumore. Mi ricordo che uno  esploso e gli ha quasi portato via la testa. Ha trentadue punti sulla fronte.
Si erano accordati prima. Cercavano di condurmi alle mie gambe. Il dottor De Angelis voleva che io dicessi cosa era successo, solo che io non sapevo cosa era successo. Tentai di svicolare lontano dalle cicatrici.
Mi ricordo che mi facevo male ballando. Amo ballare.
Ballare  reale. Quando ballo, salta fuori tutto quello che sento. Ballavo tutto il giorno a... a casa di nonno Opal. Ballavo sui mobili e sui suoi National Geographics. Sognavo...
sognavo che un giorno sarei stata capace di togliermi tutte le mie cose viola e di ballare e che tutti mi avrebbero visto, avrebbero capito. Pensavo se solo mi avessero visto ballare avrebbero capito i miei sentimenti. Non avrei dovuto dire niente. Se solo mi avessero guardato. Nessuno mi guardava mai.
Zia Casey e il dottor De Angelis si scambiarono uno sguardo. Non sapevo cosa significava. Zia Casey si raddrizz sulla sedia e fece un profondo respiro.
Mi afferrai al bordo della sedia chiedendomi come avrebbe fatto a collegare quello che avevo detto alle cicatrici.
Se lo faceva, avrei proclamato che baravano.
Io... io mi ricordo della prima volta che Sissy, la tua mamma, ha visto qualcuno ballare. Una compagnia di balletto era venuta alla sua scuola. Quando torn a casa - poteva avere sette anni - non la smetteva pi di parlarne. Diceva che da grande avrebbe fatto la ballerina. I nostri genitori pensavano che avrebbe dimenticato tutto in pochi giorni, ma invece no. Si  messa a ballare per tutta la casa... balli semplici, sai, cose da bambini. Alla fine i nostri
genitori l'hanno iscritta a un corso, e lei ce l'ha fatta,  diventata ballerina.
In un primo momento non dissi nulla. Le mie mani stringevano cos forte i lati della sedia che mi venivano i crampi.
Poi parlai, cautamente, come se stessi saggiando la temperatura dell'acqua del bagno con l'alluce. Mi ricordo... avevamo il saggio ogni anno quando andavo a danza, ma... io non partecipavo mai perch erano la sera tardi e nessuno doveva sapere delle lezioni. Comunque... comunque, nessuno sarebbe venuto e perci...
Sissy amava i saggi. Amava esibirsi. Ballava tutto l'anno, anche d'estate. Un anno c'era quel programma estivo al mare, dell'Accademia delle Arti del posto. Sissy aveva una voglia matta di andarci, ma la mamma e il pap erano morti in un incidente aereo. Pap aveva la passione del volo. Aveva il suo aereo personale al campo di Eldrich. Stava facendo fare alla mamma un giro di compleanno, e le mostrava le cose nuove che aveva imparato, e quel temporale  saltato fuori dal nulla all'improvviso. Dopo, eravamo noi due sole.
Sissy era incerta se poteva lasciarmi, ma io sapevo che lei aveva bisogno di andare. Abbiamo usato un po' dei soldi dell'assicurazione di pap per pagarle il viaggio.
Sedevo a bocca spalancata. Questo non lo sapevo. Non ne sapevo nulla. Perch non sapevo niente della mamma?
Perch nessuno mi aveva mai raccontato niente della sua vita?
Guardai il dottor De Angelis. Stava picchiettando il suo blocco con la penna. Guardai zia Casey. Non era pericoloso continuare? Avrebbero ricominciato a mentire come l'ultima volta?
Milagros, tocca a te disse il dottor De Angelis.
Quando... quando ballavo... certe volte era come volare.
Io pensavo che forse sarei diventata ballerina e Blanche mi avrebbe portato in una casa sul mare e mi avrebbe fatto i sandwich di tonno e pomodoro mentre io danzavo... danzavo...
danzavo.
Sissy ha conosciuto tuo padre alla spiaggia quell'estate.
Lui l'aveva vista nello spettacolo. Per incontrarsi dovevano
uscire di nascosto di notte perch all'accademia erano severi sull'orario e Blanche, be', Blanche avrebbe preteso che Dane stesse inchiodato al tavolo notte e giorno, a scrivere.
No! Spinsi indietro la sedia. Il gioco  finito.
Ti ricordi qualcosa, Milagros? chiese il dottor De Angelis
con la sua voce morbida. Qualcosa di Dane, di tuo padre.
Ti ricordi di Dane?
No! Dane no! State barando. Non so niente. Non voglio sapere niente di lui.
Va tutto bene. Qui sei al sicuro. Non  pericoloso ricordarlo qui.
S,  pericoloso.  buio. Mi state spingendo gi. Mi state spingendo. Non dite pi il suo nome.
Piano, Milagros. Con calma.
Cercai una poesia - un verso, un verso qualsiasi. Avevo bisogno di sentirmi quella luce dentro. Ci fanno camminare all'indietro, perch possiamo vedere da dove veniamo.
Milagros?
Amazing grace how sweet the sound. Mi alzai e corsi alla finestra.
Milagros. Sei al sicuro. Non sta succedendo niente.
Guarda il pavimento. C' ancora. Le sedie sono al loro solito posto. Guarda fuori. Un'altra giornata di sole. C' quel pino, sempre lo stesso vecchio albero. C' l'unit azzurra l di fronte. C' tutto. Sei al sicuro, e sai cosa so io sul buio?
Milagros. C' sempre la luce dopo il buio. Devi attraversare quel luogo buio per arrivarci, ma la luce  l che ti aspetta.
 come attraversare in treno una galleria buia. Se ti spaventi tanto da saltar gi a met strada, allora rimani nella galleria, bloccata al buio. Devi restare sul treno fino alla fine della corsa. L c' la luce. Ti sta aspettando, Milagros. Non saltare gi a met strada.
No, io ho gi la luce. Pressai la faccia contro il vetro.
La sua finestra non aveva la gabbia.
Sentii che il dottor De Angelis si alzava. Fece alcuni passi verso di me. Sei molto sconvolta. Puoi parlarne, Milagros?
Ti ha sorpreso sapere che tua madre faceva la ballerina?
Mi girai verso di lui.
Non lo sapevi, vero?
Non me l'ha detto nessuno. Perch non lo sapevo? Come mai nessuno mi ha detto niente della mamma?
Vieni a sederti e lascia che te lo dica tua zia.
Dovevo tenere segrete le mie lezioni di danza. Ogni volta che tornavo a casa dalle lezioni dovevo volare sul marciapiede perch la grande gomma mi veniva dietro, cancellando la lezione. Ce la facevo appena, saltando oltre le fessure del marciapiede con quella gomma che cancellava il quadrato da cui ero appena saltata via.
Dovevi essere molto spaventata. Il dottor De Angelis arretr e si sedette sulla sua sedia. Mi indic a gesti di tornare alla mia. Mi sedetti su quella nell'angolo con le gambe d'argento.
Quando Blanche ha scoperto delle mie lezioni, si  arrabbiata tanto. Alzai la testa e chiesi a zia Casey: Perch era cos furibonda? Perch non voleva che prendessi lezioni?
Milagros - zia Casey si gratt il naso - tua mamma aveva la passione della danza, come te. Aveva dei sogni grandiosi. Voleva andare a New York alla fine di quell'estate.
Aveva sedici anni, era il momento giusto, ma ha incontrato...
 rimasta incinta. All'inizio non se n'era nemmeno accorta. Era cos magra che fino all'ottavo mese era sempre uguale, solo quel palloncino al posto della pancia. Era al quarto mese quando ha cominciato a capire che c'era qualcosa di diverso. L'ho notato io.
Chiusi gli occhi e appoggiai la testa contro il muro. Era solo una storia. Zia Casey mi stava solo raccontando una favola.
Era tornata a casa. Ero io a prendermi cura di lei. Vedi era questo il punto. Sedici anni, era una bambina anche lei.
Viveva alla scuola di danza. Non sapeva niente della vita, come ci si cura di un bambino. Dormiva ancora con tutti i suoi peluche - Winnie Puh e Ernie e Fluff Fluff - ne aveva
una ventina. Quando andavo a svegliarla la mattina non riuscivo a trovarla tanto era sepolta sotto tutte quelle bestie.
Zia Casey smise di parlare. Aprii gli occhi. Aveva terminato?
Era questa la fine della storia?
Zia Casey prese un'altra velina dalla scatola sulla scrivania.
Le tremava la mano. Si asciug la fronte e la velina tremol come una farfalla nervosa nella sua mano. Parl ancora.
Diventava difficile svegliarla di mattina.  stata la prima cosa che ho notato. Aveva sempre avuto il risveglio allegro, mai avuto bisogno del caff per mettersi in moto. Poi naturalmente aveva la pancia gonfia. Diceva che aveva tanta aria, che non riusciva a liberarsene. Il carbone non serviva e allora l'ho portata dal dottore. Ci ha detto che Sissy era incinta.
Zia Casey mi guard con quell'aria supplichevole, chiedendomi di capire, ma io non capivo. Era solo una storia inventata.
Io non c'entravo.
Vedi, Milagros, non riusciva a rinunciare al suo sogno.
Tentai di farle capire che adesso aveva un bambino a cui pensare. Scoprii chi era il padre, trovai il suo numero, lo chiamai. Trovai Blanche. Allora Blanche prese tutto lei in mano. Combin che andassero a vivere con lei. Presero in affitto una casa con parte dei soldi dei libri di Da... del padre, e Sissy and a stare con loro.
Per Sissy era una vera tortura. Lei e... e il padre, be', non andavano niente d'accordo. Erano due perfetti egoisti che vivevano nella stessa casa. Due bambini viziati. Avevano tutti e due bisogno di qualcuno che si curasse di loro. E
questo lo faceva Blanche. Li soffocava con le sue cure, faceva fare i sonnellini a Sissy, non la lasciava ballare, le faceva mangiare speciali cibi macrobiotici. La stava uccidendo. Sissy si sentiva in trappola. Mi chiamava ogni giorno al telefono e piangeva perch voleva disperatamente ballare. Solo questo, ballare. Sarebbe morta se non poteva ballare. Poi un giorno mi chiam ed era tutta agitata, nervosa. Mi disse che aveva preso una decisione. Avrebbe avuto il bambino,
l'avrebbe lasciato con Blanche e con... hem, il padre, e poi sarebbe partita per New York. Avrebbe fatto la ballerina.
Lei non sapeva accudire un bambino. Non lo voleva - non lo conosceva ancora il bambino, vedi. Era solo una cosa che le pesava addosso. Non pensava a lui come a un essere umano o cosa. Pensava solo a se stessa. Non aveva dovuto pensare ad altro fino allora... a se stessa, alla sua danza.
Zia Casey gett il suo fazzoletto appallottolato nel cestino della carta straccia dall'altra parte della scrivania del dottor De Angelis. Lo manc. Io fissavo la pallottola e lasciavo fluttuare sopra di me le parole di zia Casey.
Cercai di farla ragionare. Le dissi quanto mamma e pap si erano sacrificati per lei, per la sua danza, costava tanto, lezioni di ogni tipo, costumi, nuove scarpette da ballo e ciabattine ogni settimana. Era ora che imparasse a fare qualche sacrificio anche lei. E mi ricordo che mi disse: "Ma non capisci, tutti i sacrifici di mamma e pap non servirebbero a nulla se io non danzassi. Non  come le altre carriere.
 il mio momento d'oro. Se non ballo ora, non avr un'altra occasione tra un paio d'anni".
Zia Casey chin la testa e si curv su se stessa. Aspettavo che continuasse. Non disse nulla per un tempo lunghissimo.
Forse il dottor De Angelis avrebbe fatto qualcosa, detto qualcosa, ma lui se ne stava appoggiato alla sedia con l'aria di chi aspetta l'autobus e ha tutto il tempo del mondo a disposizione.
Quando zia Casey sollev la testa le lacrime le rigavano la faccia. Afferr altri foglietti dalla scatola del dottor De Angelis.
L'ho fatta sentire cos colpevole. Le ho detto che era colpa sua se era incinta. Le ho detto che doveva cominciare ad assumersi le responsabilit delle sue azioni, tanto per cambiare.
Ho sbagliato tutto, immagino. Lanci un'occhiata al dottor De Angelis.  che non volevo che il bambino crescesse senza la mamma, senza l'amore che noi avevamo avuto.
E poi cos' successo? Zia Casey mi guard da sopra il fazzoletto di carta che teneva incollato sotto il naso. Questa bambina  cresciuta senza sua madre, senza amore.
Li guardai tutti e due. Mi stavano fissando come se fosse il mio turno di dire qualcosa. Cosa volevano che dicessi? Perch mi guardavano? Cosa c'entrava quel bambino con me?
Cosa? dissi. Cosa volete?
Parl il dottor De Angelis. Tu conosci il resto della storia, Milagros. Perch non ci racconti cos' successo dopo?
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Milagros? La corsa non  finita. Non saltar gi adesso, siamo ancora dentro alla galleria. Il dottor De Angelis fece rotolare la sua sedia verso di me. Odiavo sentirmi chiusa nell'angolo. Mi alzai e tornai alla sedia di plastica.
Smettete di guardarmi dissi, spostando le gambe in modo che la pappa non si appiccicasse al sedile.
Lo sai cosa  successo a Sissy dopo.
No, ti ho detto che non lo so. Non lo so.
Il dottor De Angelis pilot la sua sedia davanti al mio nuovo posto e si sedette davanti a me, aspettando. Non diceva niente. Guardai zia Casey. Era ripiegata sui suoi scottex e li fissava, tirando su col naso.
Non c'era nessun rumore nella stanza. Odiavo il silenzio.
Pensieri di ogni genere potevano saltar fuori da quel silenzio.
Il silenzio era come il buio, poteva starci nascosta qualsiasi cosa.
Non so cominciai. Forse Sissy non  scappata a New York. Alzai gli occhi. Ancora quel silenzio. Forse... Mi interruppi. Abbassai la testa e chiusi gli occhi. Vedevo un quadro - una scena nell'occhio della mia mente, una scena familiare. Era la stessa che mi balenava nella mente ogni volta che Blanche mi raccontava la storia della mia nascita.
S, odiavo che mi raccontasse quella storia. C'era qualcosa che non andava. Me la raccontava sempre alla stessa maniera.
Mamma che si affannava ad attraversare la strada. Mamma che era troppo grossa per muoversi svelta, per togliersi di mezzo. Mamma che veniva investita dall'ambulanza. I
dottori che mi tiravano fuori dal corpo morto della mamma, un miracolo, pieno di portenti e di presagi. Lo diceva ogni
volta alla stessa maniera, e ogni volta mi lampeggiava nella mente la scena com'era stata veramente, e il quadro, quella scena, non era mai uguale alle sue parole. Non combinavano mai. Fino a quel momento non l'avevo mai notato. Vedevo la mamma triste, com'era nella foto sul cancello di ferro.
La vedevo al bordo della strada, che si girava per vedere se arrivavano macchine. La vidi che guardava l'ambulanza, aspettando che passasse, la sirena che ululava, paralizzando i suoi pensieri, la sua capacit di ragionare, non c'era tempo.
C'era solo la sirena urlante, il furgone in corsa, non c'era tempo per pensare, lo fece e basta, si mise davanti all'ambulanza.
Si lasci travolgere. Lo vedevo. Sapevo com'era stato.
L'avevo sempre saputo. L'avevo sempre saputo!
Aprii gli occhi e guardai zia Casey.
Lo sapevo dissi tastandomi le gambe, per sentire le cicatrici.
Cosa?
Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Sbattei le palpebre, e mi corsero gi per le guance. Sapevo della mamma! L'ho sempre saputo. Non so come, ma...
Te l'ha detto la tua famiglia, Milagros disse il dottor De Angelis, chinandosi in avanti.
Zia Casey si alz e si avvicin a noi. No, mai. Non volevamo che avesse mai la sensazione di non essere desiderata.
Il dottor De Angelis annu. S, il segreto di famiglia, quello che dovevate custodire con tanto rigore da impedirvi di stare vicino a Milagros. Non potevate avvicinarvi troppo o l'avrebbe scoperto, e non doveva scoprirlo mai.
Zia Casey si accucci vicino a me. S. S, capisco. Mi pos una mano sul braccio. Milagros.
Lasciai che la tenesse l.
Ma allora come l'ha saputo? Zia Casey gir la faccia verso il dottor De Angelis. Se noi non gliel'abbiamo detto, come ha saputo?
Ma gliel'avete detto, tutti voi gliel'avete detto. Il dottor De Angelis fece scorrere le pagine del blocco come se le
parole che stava dicendo fossero l da qualche parte. Lei leggeva la verit nelle vostre azioni, nei vostri gesti, nelle vostre parole, perfino nelle parole tralasciate. La sua mente riempiva semplicemente i vuoti.
Il dottor De Angelis mi lasci andare. Voleva darmi il tempo di pensare, di ricordare. Disse che avremmo lavorato ancora insieme per un po', sbrogliato i ricordi, riempito i vuoti rimasti. Mi diede un buffetto sulla spalla, dicendomi che avevo fatto un ottimo lavoro. Era orgoglioso di me.
Avevo attraversato la prima galleria. Quando stavo per uscire mi porse un quaderno. Aveva le pagine bianche. Mi disse che ci avrei scritto la storia della mia vita. Disse che ne aveva degli altri se ne avessi avuto bisogno. Voleva che io scrivessi tutto quello che riuscivo a ricordare, tutte le cose importanti per me.
Zia Casey usc con me dallo studio del dottor De Angelis.
Percorremmo insieme il corridoio e poi, prima di arrivare in fondo, dove si apriva la sala di ritrovo, mi afferr il braccio. Aspetta, Milagros disse. Devo dirti... voglio dirti come  stato per me. Lanci un'occhiata verso la sala di ritrovo, poi di nuovo a me. Vedi, Blanche aveva ragione.
Quel giorno che litigavamo con te in carrozzella, lei ha detto che non m'importava di te. Ha detto che sentivo rimorso, che era tutta colpa mia. Sentivo... sento rimorso. Avevo la responsabilit di Sissy. Non le ho lasciato altra scelta che di fare quello che ha fatto. Quando  morta non riuscivo semplicemente a crederci. Non riuscivo ad accettare quello che era successo, e che c'entravo anch'io. Venivo a casa vostra per le sedute spiritiche, ti ricordi?
Tremavo in tutto il corpo. Mi scostai da zia Casey ma lei mi incalz, mi blocc con la schiena contro il muro.
Dovevo parlare con Sissy. Dovevo sapere che tutto era a posto, che stava bene, capisci? Voglio dire, non ho mai creduto in queste storie paranormali, ma pensavo che chiss, se mi avesse detto...
Zia Casey sospir e mi prese la mano. La studi, e io studiai la sua faccia. Si mordeva il labbro di sotto e sbatt gli
occhi diverse volte, velocemente come un battito d'ali. Pensavo che stesse per piangere.
Scosse la testa e mi strizz la mano. Hai le mani proprio come le sue, e il corpo... proprio come il suo, un'altra danzatrice.
Lo sapevo. Da quando avevi tre anni, avevo visto che avevi il suo corpo. Sapevo che avresti fatto la ballerina. Mi guard negli occhi. Non lo sopportavo, tutto quel rimorso.
Ogni volta che ti vedevo provavo quel rimorso.
Non volevo sentire pi niente. Era troppo... troppo. Cercai di difendermi da zia Casey coprendomi la faccia con il quaderno che mi aveva dato il dottor De Angelis.
Zia Casey mi afferr le braccia e me le tir gi. No, Milagros, adesso non  pi cos. Capisci? Non  cos. Tutti quei rimorsi... adesso lo vedo. Tu non sei il mio castigo, sei la mia occasione. Capisci?
Lasciami andare dissi io.
Sei la figlia di Sissy... la sua bellissima figlia. Ho l'occasione di rimediare. Lo voglio, Milagros. Voglio rimediare con te. Ti voglio nella mia vita.
Be', ma io non voglio te! gridai, spingendola via. Scappai nella mia stanza. Chiusi la porta e mi ci appoggiai contro, ansimando e con gli occhi fissi sul quaderno che tenevo in mano. Lo aprii. Tante pagine bianche, come il silenzio, come il buio, tante pagine da riempire per tener lontano il male. Chiusi il quaderno, lo chiusi sui miei pensieri e sui miei ricordi e lo nascosi sotto il cuscino. Uscii dalla stanza e andai a guardare la televisione.
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Non pensai a niente per tutta la giornata. Guardai la televisione, mangiai i miei pasti, partecipai al gruppo, bisticciai con Leah che mi diede un altro avvertimento, giocai a ping-
pong con Deborah perch Rodger era in regime restrittivo e non poteva oltrepassare la striscia rossa, e lessi le mie poesie.
Di notte, per, dopo spente le luci, non riuscii pi a tenere a freno i ricordi. Guardavo le ombre da sotto le coperte e sentivo zia Casey che mi diceva: Non  stato un incidente -
non voleva il bambino - era pazza per la danza - Sissy era una ballerina - tu hai le sue mani, il suo corpo.
Sissy, mia madre, era una danzatrice. Un vecchio ricordo mi attravers la mente. Vidi la faccia stravolta di Blanche il giorno del ciclone quando avevo ballato per lei. Capii che non voleva che ballassi per paura che io finissi come Sissy, ma non riusc a fermarmi: ero finita come lei. Il dottor De Angelis l'aveva detto, proprio la cosa che si erano tanto sforzati di tenere segreta era quella che avevo imitato. Ma io ero ancora viva; io non ero la mamma. Bisognava che zia Casey lo sapesse. Dovevo dirglielo, non ero la mamma. Poi mi venne un'idea nuova. Sgusci fuori da dove stava nascosta, un'idea mia, un'idea eccitante. Volevo inventare le danze, diventare una vera coreografa. Io non ero Sissy. Sotto le coperte allungai una mano a toccarmi le gambe. Le cicatrici non scottavano pi tanto al tatto. Sorrisi tra me, contenta del mio sogno. Io, Milagros McCloy, coreografa. No, non avevo bisogno di Sissy o di nessun altro. Non avevo bisogno di zia Casey. Avevo la mia danza, era tutto quello che mi occorreva.
I giorni passavano e con il dottor De Angelis ripetemmo
infinite volte la storia della morte della mamma come faceva Blanche, solo che noi dicevamo la verit, e il dottor De Angelis
mi faceva pensare al bambino... a me, a cos'ero per lei.
Cosa si provava a essere lei? Cosa si provava? Cosa si provava?
Ogni volta il dottor De Angelis mi chiedeva cosa si provava a essere lei, e a essere me, e cosa provavo io adesso?
Non sapevo di avere tante sensazioni. Non sapevo che ci fossero tante parole per descriverle tutte.
Quando il dottor De Angelis mi chiese di riferire a zia Casey le mie emozioni, com'era stato vivere insieme a lei e a zio Toole, io glielo dissi. Le descrissi esattamente com'era stato, ma lei non se ne and. Non se ne and quando piansi. Mi strinse di pi la mano e pianse anche lei.
A ogni seduta, il dottor De Angelis mi chiedeva se avevo gi cominciato a scrivere sul mio quaderno, e ogni volta gli dicevo di no.
Che cosa mi tratteneva, voleva sapere. Cosa rimaneva ancora da affrontare? Perch mi dava pi sicurezza sotterrare quello che sapevo, dire a me stessa che non sapevo?
Ero in grado di affrontarlo, ora. Ero pi forte, mi diceva.
Ero in grado di affrontare la verit, fino in fondo.
E Dane? Mi ricordavo di Dane? Cos'era successo a Dane?
Voleva sapere il dottor De Angelis. Me lo chiedeva a ogni seduta. Io gli dicevo quello che mi ricordavo. Gli dissi che Dane si era sciolto.
 impossibile, Milagros. So che tu lo sai.
No. Si  sciolto, non so altro dissi, rannicchiandomi nel mio vestito viola e pensando improvvisamente a Blanche.
Dov'era? Dovevo vederla. Dovevo scappar via dal dottor De Angelis e da zia Casey e da tutte le loro domande, da tutte le loro parole.
Poi ho fatto un sogno su Blanche. Mi diceva di seguirla, facendomi segno con le sue dita purpuree. Mi port in una stanza vuota senza finestre. Entrammo e la porta si chiuse dietro a noi e svan. Eravamo nel buio totale. Non vedevo Blanche n le sue dita purpuree; tutto era nero. Aspettai a lungo che Blanche mi dicesse cosa fare, ma lei taceva. Volevo
tastare intorno per assicurarmi che ci fosse ancora. Volevo dirle qualcosa in modo che lei mi dovesse rispondere, per temevo che tastando intorno, e parlando, avrei scoperto che lei non c'era pi, e allora rimasi l al buio, aspettando.
Il sogno non mi lasci per tutta la giornata. Il dottor De Angelis riport il discorso su Dane durante il colloquio, e io chiesi di Blanche. Dov'era? Avevo bisogno di vederla.
Il dottor De Angelis ignor le mie domande e mi chiese nuovamente: Dov' Dane?
Gliel'ho detto risposi. Si  sciolto.
Il dottor De Angelis picchi il pugno sulla scrivania, facendomi sobbalzare. Gli piaceva. Mi faceva sobbalzare, arrabbiare, mi confondeva, per farmi dire cose che non avrei voluto dire.
Milagros, hai quattordici anni. Conosci la differenza tra fatti e fantasia. Sai cosa  reale e cosa non lo .
Non lo so dissi alzando la voce, con le mani a pugno.
Milagros, lo sai! Picchi di nuovo sul tavolo.
No, non lo so! La smetta di dirmi che so!
Ma tu lo sai davvero!
Come posso sapere cos' reale? Le tabelle Ouija? Le sedute spiritiche? Me lo dica, voglio saperlo! Cos' reale? I
filtri amorosi, le teste con le parrucche, le lezioni di danza segrete? I buchi neri? Sciogliersi? Cos' reale? I miracoli? I
miracoli sono reali? Mi dica, dottor De Angelis, lei  reale?
Come lo sa? Come lo sa? Si  mai dato fuoco per sapere se  reale?
Mi fermai. Il dottor De Angelis faceva di s con la testa.
Mi gettai indietro nella sedia e mi voltai a guardare il muro.
 questo che  successo, Milagros? Raccontami di quel giorno. Raccontami del giorno che ti sei bruciata le gambe.
Mi rigirai e gli sbarrai gli occhi in faccia. Non mi ricordo.
Smetta di chiedermi cose che non ricordo.
Stai andando bene, Milagros. Qui sei al sicuro. La voce del dottor De Angelis era morbida. Puoi ricordare. Ci sono io. Andr tutto bene. Tua zia ha detto che c'erano delle
bottiglie con infilate dentro delle candele. Ha detto che appartenevano a Dane.  vero?
No! Non  vero. Quelle candele erano mie. Me le ero guadagnate.
Tua zia ha detto...
Saltai su dalla sedia. La smetta di dirmi cosa ha detto!
Ascolti quello che dico io. Smetta di spingermi. Non voglio andare in quel posto. Dov' Blanche? Voglio vederla.
D'accordo, Milagros. Sto ascoltando. Stai andando bene.
Oggi hai fatto un ottimo lavoro.
Il dottor De Angelis diceva queste cose ogni volta che esprimevo sentimenti di rabbia. Diceva che questi sfoghi mi facevano bene, ma io sapevo solo che mi lasciavano nervosa e confusa.
Passai il resto della giornata nella saletta della televisione e nessuno mi sgrid per questo. Poi il giorno dopo, venne a trovarmi Blanche. Non entr nell'unit gialla. Mi aspett fuori e mand Kyla a chiamarmi. Disse che non voleva vedere
quel De Angelis. Lo disse con lo stesso tono con cui io dicevo il signor Wadell, come se le parole avessero un cattivo sapore. Mi chiedevo se le parole avessero un sapore come noi abbiamo un'aura, e come i colori e i numeri hanno un significato. Lo chiesi a Blanche e lei disse: Ma certo. Mi aspettava sotto i pini vicino ai tavoli per picnic con la sua tunica verde - verde, per i riti relativi alla conoscenza trascendente.
Si incammin e io camminai con lei, contenta di vederla, di parlarle come facevamo una volta. E Blanche sembrava felice che le avessi dato un argomento di cui parlare.
Le parole vengono su dallo stomaco e escono dalla bocca
disse. Quindi per forza hanno un sapore - dolce, amaro, salato, acido. Combinazioni diverse di parole danno sapori diversi. E la gente si pu ammalare se usa troppo lo stesso sapore. Blanche mi stava conducendo verso il parcheggio.
Vedevo il suo furgone. Aveva qualcosa di diverso ma capii cosa solo quando ci avvicinammo di pi; aveva dipinto d'oro i paraurti.
Blanche stava frugando nella tasca della sua tunica alla
ricerca delle chiavi. Ah, ecco qua disse. Respirava a fatica come dopo una corsa, e armeggi tanto con le chiavi che le sfuggirono di mano. Gliele raccolsi.
Stai gi partendo? le chiesi.
Blanche mi apr la portiera dal lato del passeggero. Partiamo tutte e due. Hanno detto che potevi passare la giornata con me. Non  magnifico? Vedo che ti vesti ancora di porpora.
Funziona, hai l'aura di un bel color lavanda. Blanche disse tutto questo a precipizio, girando in fretta intorno al furgone e perdendo di nuovo le chiavi prima di aprire la sua portiera ed entrare.
Non avevo tenuto il conto dei miei punti. Non mi aspettavo di poter "uscire dal territorio" con qualcuno. Entrai nel furgone sorridendo.
Blanche si sedette sbuffando, sbatt la portiera e disse:
Ce ne andiamo, eh?
Accese il motore e part all'indietro per uscire dal suo spazio, pestando sul freno appena in tempo per non sbattere contro il davanti della Jaguar parcheggiata dietro a noi.
Lasci cadere la testa sul volante, fece un profondo respiro, poi tolse il piede dal freno. Uscimmo dal parcheggio e ci allontanammo sulla strada, via dall'unit gialla, dall'unit azzurra e dall'ospedale.
Blanche si mise sull'autostrada diretta a nord, fece un altro profondo respiro e accese la cassetta che era gi nel registratore.
Era una musica di flauti e arpe con uccelli e campane in sottofondo, uno dei nastri subliminali di Blanche per perdere peso.
Dove stiamo andando? le chiesi, sapendo che la casa di zia Casey era a sud e Atlanta a ovest, e sapendo che a nord c'era il Tennessee.
Blanche non rispose. Faceva finta di meditare sulla musica.
Mi appoggiai al sedile e guardai fuori dalla finestra, osservando le persone nelle macchine che osservavano noi.
Eravamo uno spettacolo da circo, col nostro furgone purpureo con le stelle, la luna e le sfere di cristallo. Pensai al motto sul retro del furgone, aprite la mente e viaggiate oltre
l'universo. Oltre l'universo, era quello il mondo di Blanche, e il mio. Mi ci aveva portato lei, insegnandomi tutte le regole - sui numeri e sui colori e sull'incenso, e su come contattare i morti - allo stesso modo in cui mi avrebbe insegnato tutto sui sapori delle parole e su come guarire.  di questo che mi parlava nel furgone, guidando verso il Tennessee.
Abbass il volume della musica e disse: Adesso ho il potere di guarire, Milagros. Quando eravamo in Grecia ho visto una channeler e lei mi ha riportato in tutte le mie vite passate e, senti questa, sono stata una guaritrice in tutte le mie vite passate! Sono stata persino Esculapio. Ecco perch ho avuto tutti quei sogni di guarigione.
S, era questo che volevo sentire. Raccontami, Blanche
dissi, affondando nel sedile, preparandomi ad ascoltare la sua storia.
Blanche spense la cassetta dimagrante e premette a fondo l'acceleratore.
Posso guarirti disse. Che ne dici? Sarai la mia prima guarigione. La mia guarigione miracolosa! Sarai su tutti i giornali. Verranno tutti a vederti. Quando la gente sentir come ho fatto sciogliere tutte le tue ustioni, e come le tue gambe...
Le mie ustioni sciolte! No! Questo non lo volevo sentire.
Mi raddrizzai sul sedile. Una cosa dura come un dente mi si conficc nello stomaco. Sentivo la voce di Juleen Presque che diceva: La gente vede quello che vuole vedere e non vede quello che non vuole vedere. Sono tutte illusioni e trucchi.
No, ci credo. Ci credo! dissi, interrompendo le parole di Blanche.
Blanche mi lanci un'occhiata, sorpresa. Ma certo che ci credi, bimba. Cosa c' da non credere? Ti metteremo nello speciale letto risanatore. Oh, e ho la formula speciale per te. E ti addormenterai e sognerai il sogno della guarigione.
Blanche alz il braccio davanti a s, con la palma aperta come se reggesse il sogno della guarigione e lo offrisse a me l su due piedi. Non dovevo far altro che allungare la mano e
afferrarlo e tutto sarebbe andato di nuovo bene. Tutto sarebbe andato di nuovo come una volta. Non era questo che volevo? Pensavo di s. Pensavo che avrei potuto tornare da Blanche e continuare come prima, parlando dell'aura e contattando i morti. Pensavo che non mi sarebbe dispiaciuto andare nel Tennessee con lei. Potevo anche dimenticare il dottor De Angelis e tutte le sue domande: Che cosa provi?
Cosa significa non provare niente? Cosa  successo a tua madre? Dov' Dane?
Guardai la mano destra di Blanche ancora tesa per me.
Volevo prenderla, volevo credere in lei, ma come nel sogno che avevo avuto due notti prima, non ci riuscivo, e mi riscossi con un improvviso lampo di comprensione, con la consapevolezza che una parte di me aveva smesso di credere in lei il giorno che Juleen Presque era venuta a trovarmi.
Juleen Presque aveva detto che Blanche era una ciarlatana.
Mi ricordai di questo. S. E mi ricordai che avevo deciso di dimostrare che Juleen si sbagliava. Gliel'avrei fatta vedere, a lei, alle teste con le parrucche e a tutti gli altri. S, mi ricordavo.
Mi ricordavo!
Avevo tirato fuori le bottiglie con le candele e le avevo accese e mi ero messa nel mezzo aspettando di sciogliermi.
Volevo dimostrare a tutti che il mondo di Blanche era vero, che io ero vera. Poi era venuto quel momento, il momento che avevo scelto di dimenticare fino a quando mi trovai nel furgone insieme a Blanche che mi porgeva il suo mondo. Il momento in cui la veste aveva preso fuoco e le fiamme mi avevano lambito la pelle. Per un attimo sentii il dolore pi atroce, e in quell'istante, vidi la verit: Blanche era una ciarlatana, e Dane non s'era sciolto. Dane non s'era sciolto!
Non s'era sciolto!
Mi girai verso Blanche quel giorno nel furgone e le dissi:
Ti ho creduto!
Blanche abbass il braccio, la sua mano si ripieg sul cristallo che dondolava dal cordoncino appeso al collo. Creduto?
Ma certo che mi hai creduto, bimba. Di cosa stiamo parlando?
Ho creduto a quello che mi dicevi sui prodigi e i portenti e i miracoli.
Miracoli? Ma certo. Tu sei un miracolo, nata dal corpo di una donna morta! Ma certo che credi...
Sono nata dal corpo di una donna morta? Una donna morta, Blanche! E chi sarebbe? Non  la mamma! Non mi hai mai detto niente della mamma. Era solo una donna morta che ha dato alla luce me. Non era Sissy. Non era una persona, una ballerina. Era solo una donna morta, un niente!
Io sono nata dal niente! Sei tu che mi hai insegnato questo, Blanche. Perch?
Gli occhi di Blanche sbattevano come se tentassero di segnalare la risposta. Un rossore rabbioso le saliva dallo scollo della tunica diffondendosi sul suo viso. Perch mi urli cos? Ti ho insegnato delle cose buone. Tu eri la mia apprendista, ti ricordi?
S, ero la tua apprendista, e ti credevo. Credevo a tutto quello che mi dicevi. Credevo nell'incenso, nelle danze intorno al tavolo per scacciare gli spiriti maligni, e nelle magie e nei miracoli. Credevo nel giallo per le ricerche intellettuali,nel verde per la conoscenza trascendente, e nel viola!
Agitai un lembo della mia camicia. Credevo soprattutto nel viola. Il viola era spirituale. Il viola mi avrebbe fatto diventare come te. Il viola mi avrebbe riportato Dane e mi avrebbe reso reale. Volevo solo essere reale.
Dane! Blanche accese il lampeggiatore e si port sul bordo della strada. Spense il motore. Vedevo scivolare le lacrime nelle pieghe del suo viso. Apr il portacenere e ne estrasse altri foglietti di scottex per tamponarsi gli occhi.
Hai parlato di Dane con quel dottore? chiese girandosi nel sedile per guardarmi in faccia. Mi fissava, aspettando che le rispondessi, e sentii che mi restringevo, che il mio corpo si dissolveva nel suo familiare stato di nebulosit. Mi misi a tremare. Sentivo il dottor De Angelis che mi parlava, che mi chiedeva perch mi desse sicurezza sotterrare quello che sapevo. Che mi diceva di andare avanti, di rimanere sul treno, di affrontare la verit. Quando ero col dottor De
Angelis, quando mi chiedeva di Dane, il mio pensiero si tendeva verso Blanche. C'era qualcosa che dovevo dirle. Credevo di volere che mi salvasse, che mi portasse con s nel Tennessee, credevo che fosse questo che dovevo dirle, ma in quel momento capii che non era cos. Volevo che lei mi lasciasse libera. Volevo che lei mi dicesse che potevo smettere di crederle.
Volevo rompere il patto non detto che avevamo osservato per tanti anni.
Mi raddrizzai e mi girai verso Blanche. Aveva il viso ancora coperto di chiazze rosse ma le lacrime si erano asciugate.
La guardai negli occhi come avrebbe voluto il dottor De Angelis e le chiesi: Dov' Dane?
Blanche lasci cadere la mascella.
Dov' Dane? Dove?
Sbarr gli occhi. Si appoggi allo schienale, allontanandosi da me. Tu sai dov'.
Scossi la testa. No, la verit. Dov'? Cosa  successo la notte della seduta?
Tu sai cosa  successo. La mano di Blanche stringeva convulsamente la sfera di cristallo. Si  sciolto, non ti ricordi?
L'hai visto coi tuoi occhi. Hai visto le bottiglie con le candele. Hai visto i suoi vestiti.
No! Non voglio sentire le tue bugie. Dov' andato? Cosa gli  accaduto? Perch se n' andato?
Blanche scroll la testa. Te l'ho detto, Milagros, te l'ho detto che si  sciolto. Non so altro. Si  sciolto.
Blanche! Le scivolai pi vicino e arrotolai la gamba dei miei calzoni viola, fino a mettere in mostra le cicatrici. La gente non si scioglie, si brucia. Vedi? Si brucia, tutto qui.
...
.
...
Capitolo 29.
...
.
...
Blanche non guard le ustioni sulle mie gambe, ma io s. Le guardai come se le vedessi per la prima volta, le mie ustioni, le mie cicatrici, i segni del mio ultimo disperato tentativo di sentire qualcosa, di sentirmi reale, di sentire la verit.
Sollevai la testa. Volevo raccontare a Blanche quello che provavo, farle capire perch avevo bisogno della verit.
Blanche aveva gli occhi fissi davanti a s.
Ma Dane si  sciolto disse con voce incerta, la testa storta. Si volt verso di me.
La guardai negli occhi e vidi che mi supplicava, che mi chiedeva di credere in lei. Mi pregava di mantenere il nostro patto silenzioso, di rimanere con lei nel suo mondo immaginario.
Ma io non potevo. Avevo capito che non era pi un posto sicuro, se lo era mai stato. L non c'era niente per me. Non ero niente, non sentivo niente quando vivevo in quel mondo. Scossi la testa e distolsi gli occhi.
Non volevo guardarla. Non volevo che mi risucchiasse, ma era difficile resistere. Tenni gli occhi fissi sulle sue mani, strette insieme. Aveva messo su peso. I braccialetti le affondavano nei polsi. Alzai la testa e Blanche mi guard, implorante.
Mille rughe le correvano sul viso. Lessi il suo dolore, come se l'avessi colpita al petto. Lessi la sua paura e annuii.
Capivo quella paura. Blanche aveva ancora bisogno di credere.
Non mi stava mentendo. Credeva in quello che mi aveva detto. Credeva che Dane si fosse sciolto. Doveva crederci.
Ammettere che Dane l'avesse lasciata perch non la voleva pi sarebbe stato impossibile da sopportare. C'era un'immensa solitudine e disperazione, l'avevo capito. E volevo dirlo al dottor De Angelis. Se mi chiedeva dov'era Dane,
gli avrei detto che ci aveva lasciate. Era scappato via. E
se mi avesse chiesto cosa avevo provato, gli avrei detto... I
miei pensieri si bloccarono. No, non era solo un'immensa solitudine, non era solo un vuoto, era... era stato, un bisogno.
In tutti quegli anni avevo avuto bisogno di Dane, un bisogno disperato di sentirmi sicura e reale, ma in quel preciso momento, guardando le mie cicatrici, mi resi conto di essere reale, proprio l, proprio allora. Potevo fare a meno delle cicatrici, fare a meno di Dane e della mamma per sentirmi reale. Com'era accaduto? Quando? Mi studiai le mani, mi toccai la faccia, ero reale, e non lo ero per via di Dane o della mamma, ma perch conoscevo la verit... tutta intera.
Era la verit che mi aveva dato realt.
Avrei voluto cantare forte, ballare, muovermi, in sintonia con quello che sentivo dentro, l'euforia e l'estasi, ma Blanche mi tratteneva, mi tirava gi con la sua voce.
Milagros? mi supplic la sua voce.
Guardai davanti a me, non volli guardarla. Non potevo aiutarla. Non avrei saputo come. Le mie stesse sensazioni erano troppo nuove, troppo fresche. Pensieri e ricordi mi si affollavano in testa, cozzavano tra loro, sbocciavano esplodendo.
Avevo bisogno di tempo per poterli riordinare. Avevo bisogno di parlare con qualcuno che mi capiva, che mi ascoltava veramente. Avevo bisogno del dottor De Angelis e di zia Casey. Volevo raccontar tutto, dividere con loro quello che stavo scoprendo e far loro sapere che mi erano necessari.
Mi riporteresti indietro ai Cedri, per favore? dissi con gli occhi fissi davanti a me.
Blanche si raddrizz sul sedile e prese un altro foglietto di kleenex. Ma ti sto portando nel Tennessee. Ti guarir.
Ti mander i sogni guaritori. Tir su col naso, poi se lo soffi.
Sarai la mia prima guarigione... la mia guarigione miracolosa.
Scrollai la testa. Non voglio essere un miracolo. Voglio solo essere una ragazza. Voglio solo essere normale. La guardai. Ti prego, portami ai Cedri.
Blanche scosse la testa e la pelle floscia sotto il mento le traball di qua e di l. Non posso. Penseranno che ti ho rapita.
Quel ficcanaso di un De Angelis mi dar la caccia.
Ma io devo tornare. Ho bisogno di loro. Ho bisogno di quel posto.
Blanche accese il motore e mise la freccia. Acceler e si port sull'autostrada. Pensai che avrebbe girato alla prima uscita, ma invece no. Si spost sulla corsia di sorpasso e continu a correre verso nord, verso il Tennessee.
Mi appoggiavo alla portiera e guardavo sfilare i cartelli -
Nashville 57 miglia, Nashville 52 miglia - e mi ricordai di altri viaggi dentro e fuori l'Alabama. Non avrei mai voluto partire. Non volevo lasciare la nostra casa e andare da nonno Opal. Poi non volevo lasciare nonno Opal per trasferirmi da zio Toole e zia Casey, n lasciare loro per entrare ai Cedri nell'unit gialla del dottor De Angelis. Senza chiedermi cosa ne pensavo, mi portavano, e io andavo senza dire niente, perch non ero nessuno. Mi avevano fatto sentire un nessuno.
Guardavo fuori dalla finestra, con la rabbia che mi montava dentro. Dovevo tornare ai Cedri, non potevo permettere a Blanche di portarmi via un'altra volta.
Mi girai verso di lei. Blanche, io devo tornare. E tu gira la macchina, subito!
Blanche accese la cassetta dimagrante e spinse il furgone a 75 miglia all'ora.
Ma mi porti contro la mia volont, Blanche?
Lei fissava la strada, come se non avessi neppure parlato.
Sapevo che se non fosse stata alla guida sarebbe entrata in trance. Era cos che faceva. Se non le piaceva quello che sentiva, se non le piaceva come andavano le cose, fingeva che non esistessero.
Hai fatto lo stesso con Dane? le chiesi, alzando la voce per farmi sentire sopra la musica.  cos che  andata?
Dane si  sciolto disse fissando sempre la strada.
No, prima - quando aveva tredici anni e lo hai tolto a Opal. E cos che  successo, vero? Lui non voleva partire.
Non voleva stare tutto il giorno a scrivere e basta. Voleva vivere con nonno Opal e andare in bicicletta e fabbricare cose, ma tu te lo sei preso. L'hai portato via da nonno Opal, in quella casa sulla spiaggia. Lui non voleva andarci,  cos?
Milagros, taci! Blanche rallent e si port sulla corsia di destra. Canticchiava insieme al flauto, ma dai solchi profondi tra le sopracciglia e da come inclinava la testa di lato capivo che mi ascoltava, ascoltava quello che non avrebbe voluto sentire.
E non voleva sposare Sissy, e forse non voleva me, ma soprattutto non voleva la vita che tu avevi scelto per lui, e cos  scappato. Non  vero?
Blanche scosse la testa e mi punt il dito contro. Smettila con le tue frottole!  quel dottore che ti fa il lavaggio del cervello. Non dire pi niente. Lo sapevo che ti avrebbero rovinato in quel posto. Casey e le sue idee geniali. Mi lanci un'occhiata. Guardati, hai l'aura nera. Del nero pi nero.
E cos che succede quando si entra in quelle case di matti.
L dentro sono tutti avvolti in una nuvola nera.
No! Ci sto bene in quel posto. Imparo tante cose buone, e c' zia Casey. Mi tiene la mano. Attraversa le gallerie con me. E il dottor De Angelis e Kyla e tutti, mi parlano, mi ascoltano e mi toccano. Mi danno qualcosa che non ho mai avuto. Quando sono con loro sono qualcuno. Quando sono con te, non sono nessuno!
Scemenze. Blanche scosse la testa come se avesse una mosca tra i capelli.
Allungai la mano e spensi il registratore. Era uguale con Dane dissi. Ha dovuto partire. Ha dovuto scappar via o sarebbe stato sempre nessuno, per quanti libri scrivesse.
Blanche, non costringere anche me a scappare. Riportami indietro. Ho bisogno di tornare.
Blanche riaccese la cassetta e alz tanto il volume che neppure gridando riuscivo a farmi sentire.
Mi appoggiai allo schienale con il viso verso il finestrino, ma invece di guardare le altre macchine che passavano e la gente che cercava di leggere il nostro furgone, guardai me
riflessa nel vetro. Era da tanto che non osavo guardarmi, per cercare le lentiggini di Sissy. Ma questa volta non cercavo Sissy e nemmeno Dane, guardavo semplicemente me stessa. I miei capelli, ricresciuti dopo il taglio alla Dane. I
miei occhi che mi ammiccavano dal vetro, la mia bocca, il mio mento. Me. Mi fissai a lungo e ogni tanto il sole colpiva il vetro e cancellava il mio viso, ma poi ricompariva di nuovo, uguale a prima, io che guardavo me stessa. Posai un bacio su un dito e lo premetti sul vetro dov'era riflessa la mia bocca. Lo tenni l e mi uscirono le lacrime dagli occhi. Tolsi il dito e mi guardai piangere.
Blanche mise la freccia e sterz sulla rampa d'uscita.
Spense la musica. Il silenzio mi parve meraviglioso.
Mi raddrizzai, asciugandomi la faccia. Siamo nel Tennessee?
C' un pullman che parte da qui disse Blanche. Puoi tornartene in quel posto da sola.
Mi girai per ringraziarla ma lei alz una mano. Quel dottore ti ha rovinato. I miei sogni guaritori non possono funzionare con te. Perderei solo tempo ed energia.
Entrammo nella citt senza parlare. Blanche trov la stazione dei pullman e controll l'orario. Ce n'era uno che partiva per Birmingham dopo meno di un'ora. Non aspett con me, non mi guard salutandomi. Guard sopra la mia testa, le corriere che facevano manovra.
Mi raccomando disse continua a vestirti di viola. Hai bisogno... Si interruppe. I nostri occhi si incontrarono e poi lei spost lo sguardo altrove, sulla propria tunica verde.
Si gir, incamminandosi nella direzione sbagliata. Si ferm, si rigir, e mi pass vicino come se non esistessi nemmeno.
...
.
...
Capitolo 30.
...
.
...
Mi sedetti su una panca ad aspettare il pullman. Guardavo la gente che mi passava davanti, studiavo le loro facce, i vestiti, la maniera di camminare. Prima non avevo mai notato veramente le persone, e ora le vedevo come se fossero appena arrivate sulla terra, e io pure, appena nata, viva, realmente viva. Era una sensazione bella essermi liberata di Blanche, della presa che aveva su di me. Mi sentivo libera e leggera. Se mi fossi alzata e avessi spiccato un salto, sarei volata pi su dei tetti dei pullman e delle cime degli alberi, librandomi a lungo in aria prima di scendere.
Guardai un uomo che faceva la fila per comperare il biglietto.
Pareva stanco, spostava il peso da una gamba all'altra.
Avrei voluto prestargli le mie, le mie nuove gambe agili e scattanti. Sentii che chiedeva il biglietto e balzai in piedi, non per prestargli le mie gambe ma perch mi era appena venuto in mente che non avevo il biglietto e che ero senza soldi.
Blanche! Se n' dimenticata. Come ha potuto!
Girai su me stessa, guardai in giro cercando una soluzione al mio problema come se la risposta fosse sospesa da qualche parte nell'aria e che bastasse cercarla. Parecchie altre persone acquistarono il biglietto. Mi alzai e mi avvicinai alla biglietteria. Quando non ci fu pi nessuno, la donna che vendeva i biglietti mi chiese: Vuoi qualcosa?
Mi avvicinai e mi sporsi verso di lei. Devo andare a Birmingham.
S? La donna tese la mano.
No, non ho i soldi. Io... devo tornare. Come posso fare?
La donna strizz gli occhi. Sei scappata?
Devo tornare. Zia Casey, il dottor De Angelis, mi staranno aspettando.
Vuoi che chiami qualcuno?
Chiamare? Cosa stava dicendo? Oh s, s, posso telefonare?
Non ho soldi. Mia zia, quando viene, glieli restituir.
La donna spinse indietro la sedia e tir fuori di tasca un mazzo di chiavi. Vabb, non dovrei, ma lo faccio. Ho una figlia grande come te e vorrei che qualcuno le desse una mano se mai le venisse in mente di scappare di casa. Su, entra.
Apr la porta e mi indic il telefono.
Feci il numero di zia Casey e trattenni il fiato. Rispose prima che cessasse il primo squillo.
Pronto! disse con voce affannata.
Zia, sono io, Milagros.
Milagros!  Milagros disse, allontanando la bocca dal ricevitore. Torn in linea. Dove sei? Ci siamo preoccupati tanto. Sei da Blanche?
No. Sono alla fermata di un pullman. Non ho soldi. Voglio tornare a casa. Zia Casey, voglio tornare a casa.
Vuoi tornare? Da me? chiese incredula zia Casey. Sei alla fermata di un pullman? Quale? Vengo a prenderti.
Non lo so. Aspetta. Mi rivolsi alla donna dietro a me.
Dove sono? Mia zia viene a prendermi.
Dammi qua. La donna mi tolse il ricevitore dalle mani e spieg a zia Casey come arrivare alla stazione, poi me lo restitu.
Pronto dissi, sicura di sentire di nuovo la voce di zia Casey.
Micio, cos' che fai l a casa del diavolo? Vengo per la mia prima visita e tu tagli la corda. Un altro si offenderebbe di brutto.
Il cuore mi fece un balzo. Non ho tagliato la corda.
Ma s.
Ma no. Mi ha portato via Blanche.
Be', meglio che ti sbrighi a tornare solo questo ti dico, prima che mi salti in mente di andar via.
No, non andar via! Ho bisogno... aspettami, nonno.
Ti aspetto, micetta, stai tranquilla. Allora perch credi che ho chiesto a quei dottori di farmi una bella aggiustatina?
Allora stai bene? Il tuo cuore  a posto?
La donna dietro a me mi diede un colpetto. Ehi,  un'interurbana, taglia corto.
Nonno, devo chiudere, ma ci sarai, vero? Va tutto meglio adesso? Verrai a trovarmi in ospedale?
Sar qui, stai tranquilla. C' tua zia che vuole salutarti.
E tu torna alla svelta.
Milagros?
Zia Casey, devo chiudere.
S lo so. Sto arrivando.
Grazie. Oh, e zia Casey? Grazie per aver voluto che sapessi la verit... che hai voluto me.
Milagros, zia Casey esit, ti voglio bene.
Agganciai e ringraziai la donna dei biglietti. Lei mi strizz l'occhio e mi fece uscire dalla porta. Tornai alla panca e mi sedetti ad aspettare. Guardavo di nuovo la gente che saliva e scendeva dai pullman, mi passava davanti, comprava il biglietto. Erano tutti diversi l'uno dall'altro, portavano vestiti diversi, colori diversi. Guardai i miei abiti color porpora e mi dissi: Non mi vestir mai pi di viola. Poi pensai: No, non dico mai. Non voglio pi regole. Per i numeri e i colori, basta con le regole. Mi vestir di arancione, di rosso e di rosa e mi sieder su quello strano divano blu-verde-nerastro nello studio del dottor De Angelis. Mi sieder l con zia Casey e lei mi prender la mano e mi ripeter che mi vuole bene.
Il dottor De Angelis mi aveva detto una volta che avremmo parlato dell'amore, di cos', di come fa sentire. Gli avevo detto che non credevo nell'amore. Non si pu toccare, non si vede avevo detto, ricordando la mia conversazione con le teste delle parrucche. Non credo in quello che non vedo.
Lui mi disse: Allora credi in quello che provi.
Pensai a questo, seduta sulla panca. Pensai a Dane. Avevo
ancora tante cose da chiarire. Sapevo di non essere pi cos disperatamente ansiosa di trovarlo, e questo mi mise il dubbio se l'amavo davvero. E lui mi amava? Non ne ero pi tanto sicura. Ancora non sapevo cosa fosse l'amore. Ma pensai che forse poteva essere come la danza o la musica o la poesia. Sapevo come mi facevano sentire, e come mi faceva sentire la verit: reale, e illuminata dal di dentro, e come se niente al mondo potesse veramente farmi del male. Decisi che forse anche l'amore era cos, perch se pensavo a zia Casey che partecipava alle sedute con il dottor De Angelis, e veniva a parlare con me, a passare il tempo con me, e se pensavo a nonno Opal che mi insegnava ad andare in bicicletta, che mi insegnava a prendermi cura di qualcosa fuori di me stessa, della mia speciale, personalissima Etain, mi veniva quella stessa sensazione di luce interna.
Una donna si avvicin alla mia panca con un sacchetto di popcorn e si sedette a mangiare. Mi guard e sorrise porgendomi il sacchetto perch ne prendessi un po'. Affondai la mano, ne presi una manciata e me ne ficcai uno in bocca.
Lei annu e io sorrisi, pensando alla sua gentilezza, a zia Casey e a nonno Opal, pensando che l'amore poteva in fin dei conti rivelarsi la cosa pi vera, pi reale che mi sarebbe mai capitato di conoscere.
...
.
...
FINE.